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le "Bragagniadi"

A parlar male di Franco Bragagna, ahinoi commentatore per Rai Due della atletica leggera e non solo, si corre il rischio di doversi mettere in fila, ma tant’è! Non contento di “asfaltare” giornalisti, atleti, ex atleti, dirigenti, con i suoi commenti più o meno pertinenti, è chiaramente un eufemismo il mio, ha dalla sua una consolidata tecnica che consiste nel lanciare un argomento, del quale pare subito evidente è all’oscuro, e poi sommergere il malcapitato intervistato con interventi o spunti di cronaca ininfluenti, se non addirittura inutili. Ne sanno qualcosa la Elisabetta Caporale ed il “povero” Attilio Monetti, uomo di esperienza vera, ridotto ad una scimmietta parlante dal prode Bragagna. Ieri, però, devo ammettere che il sig. Bragagna mi ha stupito, ha aperto il collegamento pomeridiano sull’atletica unendo la notizia sul doping di Schwazer, all’anniversario della sciagura di Hiroshima, parlando di giornata nerissima: solo lui avrebbe potuto. Non era facile, come non deve essere facile allo stuolo di ex atleti aiuto commentatori, che ci potrebbero deliziare con pertinenti commenti sulle gare in corso, annichiliti dal sig. Bragagna, onnipresente. Un ultimo appello a Stefano Tilli, non demorda la prego, ci dia una ultima soddisfazione, dopo le tante gioie che ci ha concesso come atleta, scippi, la prego, il microfono al Bragagna, lo mandi a bordo pista ad intervistare un etiope, un keniota ansimante, del mezzofondo, e non appena il Bragagna apre bocca lo subissi, lo angosci, lo devasti, di commenti inutili e ininfluenti. Chissà che alla fine anche lui, il Bragagna, non si umanizzi.

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