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Il "fascino" della patrimoniale

Nel decalogo di Bersani, in bella evidenza. la proposta di introduzione della patrimoniale. Premetto che chi scrive non e' un milionario ne' ha in previsione di diventarlo a breve termine. Ormai anche i bambini hanno compreso che nuove tasse deprimono l'economia. Cio' nonostante, il tema della patrimoniale solletica da sempre le fantasie della parte più ideologicizzata del pubblico dibattito. In realta', oltre ad essere controproducente, la tassa proposta non riuscira' nella pretesa di colpire i "ricchi" per due ordini di motivi: 1. Perche' i grandi patrimoni sono tradizionalmente "scudati" sotto il velo di complesse strutture societarie, sovente esterovestite, e quindi, nel concreto, meno esposte ad una tassazione di questo tipo. 2. Perche' le grandi liquidita' sono facilmente movimentabili dal nostro Paese verso sistemi esteri più accoglienti sotto il profilo fiscale. Insomma, un cammello non passera' nella cruna dell'ago ma il ricco puo' certamente passare permanentemente la frontiera con tutti i suoi soldi. Ridotta cosi la platea dei possibili obiettivi di una patrimoniale, se il futuro governo vorra', comunque, far cassa, in misura non solo simbolica, si rivolgera' verosimilmente ai più "stanziali" e facilmente identificabili risparmi dei cittadini (ricordate il prelievo "notturno" sui conti correnti di Amato?) Con buona pace dei nostri padri fondatori e dei loro articoli 47 (la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio) e 53 della Costituzione (tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva), come sempre, a pagare il conto sara' solo la classe media sulla quale gia' si concentra il maggior sforzo contributivo ed onere di sostegno ai conti pubblici del Paese. Con la (tenue) speranza di essere smentito dai fatti, Cordialmente Raffaello Savarese, Roma

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