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CON LO SPREAD IL MERCATO GLOBALE GIUDICA GLI STRANI ESPERIMENTI EUROPEISTI

Credo che il modo più corretto per impostare, in questa fase storica, una riflessione sull'euro consista nel guardare alla questione dal punto di vista del mercato globale. Le nazioni del mondo hanno l'abitudine di interloquire con altre nazioni: con tutti i suoi limiti, l'Istituzione "Stato" ha una sua chiarezza di schema. I "giocatori" istituzionali del gioco costituito dal mercato globale sono le Nazioni. Ciascuna nazione dispone di un governo, di una moneta, di un ordinamento, di una Banca centrale etc. E ciascuna nazione persegue il proprio interesse nazionale utilizzando al meglio le opportunità insite nelle leve a disposizione: se, per effetto delle pressioni del mercato globale, ne avverte la necessità, uno Stato svaluta la propria moneta (se questo può determinare una crescita delle esportazioni) oppure introduce dazi e misure di salvaguardia a difesa delle propria industria (avvalendosi delle norme contenute negli Accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio) oppure, ancora, introduce norme a tutela delle produzioni tipiche nazionali ("Made in": art. VIII dell'Accordo Gatt). Ogni nazione impegnata nel gioco del mercato globale sa che ogni altra nazione che partecipa al gioco detiene un certo pacchetto di strumenti e sa che quegli strumenti saranno utilizzati nel modo più coerente con l'interesse nazionale che ciascuno Stato e ciascun governo rappresenta, tutela e persegue. E' null'altro che lo schema della concorrenza, esteso alle Nazioni: non è perfetto, ma è chiaro e funziona. Soprattutto, i meccanismi della concorrenza tra Stati (potremmo ricordarci de "La Ricchezza delle Nazioni" di Adam Smith) appaiono ad oggi i più efficaci ed accreditati per regolare le relazioni tra gli Stati e tra i popoli del mercato globale. Il sistema delle Nazioni risulta messo in discussione soltanto in una piccola area del mondo: definirla Europa sarebbe sbagliato perchè molti, dall'Albania alla Svizzera, dalla Norvegia alla Serbia, sono i paesi del continente europeo che aderiscono pienamente al sistema inter-nazionale e che non partecipano al tentativo, definiamolo "europeista", di giocare la partita del mercato globale con la presunzione di seguire regole originali e diverse, di definire strumenti originali e diversi. Norme, organi e procedure della cd. Unione Europea (ad esser corretti, in verità nemmeno di "Unione Europea" si dovrebbe parlare visto che all'esperimento "Unione Europea" partecipano ventisette Stati, alcuni dei quali hanno però escluso una parte dei loro territori, come ad esempio la Danimarca con la Groenlandia; ma, come noto, al sub-esperimento "euro" partecipano soltanto diciassette dei ventisette suddetti Stati) costituiscono, agli occhi del mondo, anzitutto un'anomalia. Ebbene, per diversi decenni i fautori dell'europeismo hanno esaltato, quasi come fosse un valore in sè, l'unicità della costruzione comunitaria; ciò che occorre tenere assolutamente presente è un dato esterno, fondamentale: nei decenni in questione (1957-1994), l'originalità comunitaria non era soggetta al giudizio del mercato globale, semplicemente perchè un mercato globale, istituzionalmente compiuto, finanziariamente integrato ed economicamente operante, non esisteva. Il 1 gennaio 1995 è nata l'Organizzazione Mondiale del Commercio ed oggi 155 Stati sono membri di quest'Organizzazione. Il mercato globale ha ritmi frenetici e non "specula" (cosa vuol dire in fondo "speculare"? la competizione economica non prevede forse che, nel rispetto del diritto, ciascuno abbia il diritto, e in fondo anche il dovere nella misura in cui la ricerca del profitto nel rispetto delle regole assicura innovazione e crescita della civilità, di utilizzare tutti i mezzi disponibili per fare reddito?) ma semplicemente "reagisce" a tutte le informazioni disponibili. Il mondo osserva gli esperimenti europeisti e si accorge che essi non funzionano; il mondo si accorge che il sistema tradizionale, basato su "Stato-governo-valuta-Banca centrale", offre certezze e garanzie, alla singola nazionale a al sistema stesso. Il mondo constata che gli esperimenti europeisti privano le nazioni che ne sono coinvolte della capacità di utilizzare gli strumenti che, pure, il mercato globale e il sistema giuridico-economico inter-nazionale metterebbe loro a disposizione. Il mondo osserva l'Italia e vede che, anzichè utilizzare il pacchetto delle leve (svalutazione, dazi, stampa di moneta, tutela del made in) che avrebbe bisogno di utilizzare per tutelare l'interesse nazionale, i sui Vertici sono impegnati a perseguire un disegno diverso, esperimenti diversi, interessi diversi. E d'altronde, a vedere bene, mentre il mondo evolve e corre attraverso il complesso ma efficace sistema della concorrenza basata sulla tutela degli interessi nazionali (La Ricchezza delle Nazioni), gli europeisti affermano valori e princìpi diversi: essi negano in radice il valore della competizione tra Stati, demonizzano la normale categoria "Nazione" e provano a disegnare scenari originali e diversi. La verità, a vedere bene, è che il sistema comunitario ha perso, il 1 gennaio 1995 (con l'isituzione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio), la sua ragion d'essere: per tentare di sopravvivere, le tecnocrazie comunitarie hanno, da allora, intrapreso un esperimento audace, che appare probabilmente folle, quello di contrapporsi al mondo, ai princìpi, alle regole, alle Istituzioni, agli schemi che governano il mercato globale. Non solo ritorno alla lira, dunque, ma ritorno alla normalità e alla Realtà. E fine delle ideologie. Lo spread, osservato in questi termini, non è altro che un'espressione della follia europeista, misurata e comunicata dai mercati inter-nazionali, che sono onesti, trasparenti e saggi. Dario Ciccarelli direttore di Isis (Istituto di studi internazionali per gli scambi), già membro (2003-2007) della Rappresentanza diplomatica d'Italia presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio

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