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Il dito nella piaga

Secondo alcuni, la crisi attuale sarebbe la dimostrazione del fallimento delle politiche liberiste. In realta', il ns. sistema non e' mai stato liberista, confuso com'e' tra dogmi ed ideologie. Fondato sull'equivoco di uno Stato impersonale e dalle risorse illimitate, che deve garantire a tutti lavoro, salute e benessere. Ma a spese di chi, se il sistema non "gira"? In nessuna liberaldemocrazia occidentale lo Stato e' cosi invasivo. Ne' l'imprenditoria privata cosi co-dipendente dallo Stato. L'intervento dello Stato nell'economia dovrebbe essere giustificato solo dal "fallimento del mercato". Le resistenze - a destra e a sinistra - per non ridurre il perimetro dello Stato, con la pretesa di difendere settori strategici o livello occupazionale, nel concreto, hanno fiaccato la capacita' concorrenziale del sistema. In quale altro Paese, per esempio, le utilities elettriche - nominalmente in concorrenza tra di loro - sono controllate a vario titolo dalla stessa Pubblica Amministrazione? E in Italia la bolletta energetica e' la più alta d'Europa...Se una tale concentrazione fosse nelle mani di un privato, questa si chiamerebbe abuso di posizione dominante....E perche' in Germania si e' potuto privatizzare il Banco Posta e da noi no? Forse perche' manca la concorrenza di altri istituti di credito? Analoga considerazione per i servizi di telefonia cellulare delle PT. Etc...etc. Le dismissioni, oltre a valorizzare risorse intrappolate nelle maglie dello Stato dovrebbero servire a restituire efficienza a cespiti in troppi casi, poco e per niente produttivi, per i troppi lacci e lacciuoli con gli enti pubblici di riferimento. E a recuperare mezzi per ridurre il debito ma SOPRATTUTTO per alleviare l' insostenibile pressione fiscale, piaga che strozza la ripresa e la competitivita' delle imprese sui mercati. Siamo ancora in tempo....Cordialmente Raffaello Savarese, Roma

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