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LA PRECARIETA' ERETTA A SISTEMA

Egregio direttore, secondo Orazio "dum vitant stulti vitia, in contraria currunt", cioè gli sciocchi per evitare un difetto, cadono nel difetto opposto. Ciò in Italia vale evidentemente per il mercato del lavoro e la sua organizzazione: da una stabilità ritenuta eccessiva si è passati alla attuale precarietà perenne, che si è tradotta, più che in un aumento di opportunità per tutti, in una condanna a una duratura infelicità per molti, con ripercussioni non da poco sulla capacità di formare una famiglia e di avere dei figli. L'impossibilità di raggiungere un'indipendenza economica tarpa le ali ai nostri giovani, impedendo loro di realizzare i propri legittimi progetti e di guardare al futuro attraverso la propria discendenza. La Natura, anziché matrigna come riteneva Leopardi, parrebbe piuttosto misericordiosa verso gli individui, perché quelli infelici li fa durare di meno, e lo stesso vale per i popoli. In realtà non è né madre né matrigna, ma opera secondo leggi semplici e immodificabili, che non prevedono alcuna passione o partecipazione alle vicende umane, come risulterebbe invece nelle rappresentazioni umanizzate che di essa si è soliti dare. Queste leggi semplici e immanenti si traducono a livello di popolazioni nel fenomeno della selezione naturale, ben descritta da Charles Darwin. Passando dall'universale e dai massimi sistemi al particolare che direttamente ci riguarda, non posso fare a meno di considerare che siamo attrezzati piuttosto male: la nostra organizzazione sociale sembra fatta apposta per condurci a una rapida estinzione. In termini darwiniani, la fine (a tempi record) è assicurata. E, ribadisco, se volessimo rappresentare la Natura con tratti umani, credo che essa ci dovrebbe apparire pietosa nei nostri confronti, accoppiando indissolubilmente infelicità e fine prematura (in altri termini, estrema precarietà e conseguente denatalità). La via dell'estinzione rapida è quella che da tempo, credo inconsapevolmente, abbiamo imboccato, incapaci di intuire le conseguenze delle regole e degli assetti che ci siamo dati. E' in atto un'implosione sociale, che ha basi strutturali (non si tratta quindi di una semplice congiuntura, come ci piacerebbe credere) e la perpetua precarietà del lavoro con conseguente incapacità di progettare un futuro e di generare una prole ne sono tra le cause principali. Finalmente qualcuno comincia ad accorgersene (il governatore della Banca d'Italia Draghi, che suggerisce di non esagerare con la precarietà): meglio tardi che mai. Saranno i nostri politici (di destra o di sinistra o di centro) in grado di capire la situazione, o continueranno imperterriti sulla loro strada, come l'orchestra del Titanic impegnata a suonare mentre la nave si inabissa? Con i più cordiali saluti.

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