Cerca

TFA: tormento dell'estate 2012

Vittima del TFA, farsa beffarda organizzata dal MIUR per la tanto agognata ABILITAZIONE, non posso sottacere l’ennesima farsa dei risultati pubblicati dal CINECA il 10 Agosto. Come ben si sa, il “tribolato” TFA per ammissione del nostro stesso PREGIATISSIMO Ministro Profumo, fin dall’inizio ebbe, quello che lui definì, delle “criticità”. Sulla scorta di ciò, mi sono posta alla prova del test preselettivo per la CdC A061, con una certa, definiamola così, “leggerezza mentale”, pensando, che pur avendo studiato tre mesi, annullando impegni lavorativi e personali, avrei avuto ben poche possibilità, se le domande per ambiguità, insidia e nozionismo nella formulazione, fossero state simili, a quelle di altre classi gemelle come Italiano, Storia, Latino o Filosofia. In realtà sorprendentemente, ho rinvenuto quesiti che qualcuno ha definito “a portata d’insegnante”, fattibili e non enigmatici, forse si poteva discutere, per puntiglio, sulle Storie della Passione (o/e Storie di Cristo) della Maestà di Duccio, sull’elemento di novità (non proprio nuovo) nel paesaggio di Giorgine (tuttavia riportato da molti manuali) o sull’obsoleto Leningrado per la Ginevra Benci di Leonardo, ma, DIO MIO, condonare le risposte sull’Arringatore, sulla Porta di San Zeno e quattro sulla comprensione dei testi, i quali, se attentamente letti, si addiveniva tranquillamente alle risposte, me lo si lasci dire, è proprio aberrante. Sebbene un nutrito gruppo sta avviando una class action alla quale forse aderirò, le interrogazioni che mi e ci poniamo contro queste ed altre correzioni scriteriate: 1. Chi sono i “geni” che hanno corretto domande e risposte corrette? Forse codesti “sapienti” avevano interessi di parte? 2. La garanzia imperativa di equità nel test preselettivo era l’anonimato, con la pubblicazione in prima istanza dei nominativi e/o dei codici, ciò si è vanificato, come si può credere all’imparzialità, al merito e alla giustizia? 3. Con il procedimento del test ormai macchiato dal vizio, per quanto la commissione è stata e sarà rigorosa, con che animo dovremo affrontare gli scritti? 4. Non sarebbe stato più onesto e corretto l’annullamento dei test per quelle CdC con tante, forse troppe, domande o risposte errate (invece di rasentare il ridicolo come in taluni casi, dove, con la correzione, si è arrivati a regalare quasi la metà di quesiti) e conservare validi i primi responsi e le relative graduatorie di quelle, che non presentavano equivoci, dubbi, incertezze ed inganni (tra le altre anche la A061) ? Riporto i quesiti “corretti”, si osservi se poteva essere compiuto questo scempio insensato: 4. La statua bronzea dell’Arringatore -100 circa a.C. -si trova: A) nel Museo Archeologico di Firenze B) nel Museo dei Conservatori a Roma C) nel Museo di Villa Giulia a Roma D) nel Museo Nazionale di Napoli 13. Nella porta di San Zeno a Verona (metà XI sec.) sono rappresentate: A) storie del Vecchio, del Nuovo Testamento e della vita di San Zeno B) vicende della vita di San Zeno C) storie di vita locale D) le opere di misericordia Testo 1 Ogni poesia, anche la più legata a temi quotidiani e specifici, contiene una sua visione del mondo. La poesia leopardiana la contiene per gran parte non solo in questo modo implicito, ma in un modo più diretto ed esplicito: in quanto il suo stesso oggetto è dato dall’enunciazione di una visione del mondo. Ho detto: per gran parte; mi riferisco propriamente alle canzoni dette appunto «filosofiche» (dall’Angelo Mai alla Primavera, all’Inno ai Patriarchi ecc.), ai canti napoletani (dalle due«sepolcrali» alla Ginestra), e tra gli stessi canti pisano-recanatesi a una lirica come il Canto notturno, che nei suoi modi programmaticamente ‘elementari’ ed affabili è una meditazione distesa sulla condizione umana, anzi sulla condizione di tutti i viventi. Ma a ben guardare, le stesse poesie che sembrano ispirarsi a soggetti più circoscritti (sin dai loro titoli: La sera del dì di festa, La vita solitaria, Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, II sabato del villaggio ecc.) non possono considerarsi delle descrizioni di occasionali stati d’animo: ciascuna dotata di una sua fragrante carica evocativa, esse rinviano nel loro insieme a una leopardiana «scienza dell’animo umano» (Zib., p. 53) che costituisce la base stessa (o, se si preferisce, il corollario antropologico) di quella generale visione del mondo che è l’oggetto delle altre liriche. Se ogni poesia è a suo modo un atto conoscitivo, quella leopardiana è un atto conoscitivo di primo grado. È perciò che per nessun altro poeta più che per Leopardi è pertinente il richiamo ai suoi scritti riflessivi e speculativi. E non è da dire che queste riflessioni siano sempre a monte delle varie rappresentazioni poetiche: il rapporto tra le une e le altre si configura spesso in Leopardi secondo un ordine cronologicamente inverso. Così l’idea di un infinito che l’uomo si finge nel pensiero partendo da condizioni reali di pura indefinitezza fu prima svolta nel supremo «idillio» del ’19, poi analizzata per pagine e pagine dello Zibaldone. Anche un concetto capitale, come quello di una Natura creatrice-distruttrice degli individui per la pura perpetuazione dell’esistenza, ebbe la sua prima formulazione in sede poetica, pur se fuori dai Canti: ossia nell’operetta Dialogo della Natura e di un Islandese. Tra poesia e meditazione c’è dunque per Leopardi un continuo scambio, una vera e propria simbiosi. Su questa via anzi Leopardi, partito da posizioni di radicale dissociazione tra filosofare e poetare, arrivò a sostenere l’idea di una analogia di fondo tra il grande filosofo e il grande poeta, in quanto entrambi capaci di «scoprire i rapporti delle cose, anche i menomi, e più lontani, anche delle cose cha paiono le meno analoghe» (Zib., 7 settembre 1821: p. 1650). Luigi Blasucci, I titoli dei “Canti” ed altri studi leopardiani, Marsilio, Venezia 2011. 52. Con riferimento al Testo 1, rispondi alla seguente domanda. Con “corollario antropologico” l’autore intende: A) proposizioni riguardanti la natura umana dedotte come conseguenza logica della visione del mondo leopardiana B) proposizioni riguardanti la natura delle cose dedotte come conseguenza logica della visione del mondo leopardiana C)affermazioni relative alla natura umana dimostrate come vere contro le diverse obiezioni mosse alla teoria leopardiana D) affermazioni relative ai problemi della società dimostrate come vere contro eventuali obiezioni mosse alla teoria leopardiana 53. Con riferimento al Testo 1, rispondi alla seguente domanda. La poesia leopardiana è un atto conoscitivo di primo grado perché: A) esplicita o evoca una visione del mondo B) propone concetti tipici della filosofia illuministica C) esplicita una visione pessimistica dell’uomo D) rinuncia ad una visione del mondo Testo 2 Fu solo nel corso del Settecento che le cose iniziarono a cambiare. Le molte, orribili miserie causate in Europa dai conflitti di religione portarono alcuni uomini a riflettere: è davvero così determinante a quale articolo del catechismo si creda? Non è più importante che uno sia buono e onesto? Non sarebbe meglio se gli uomini riuscissero ad andare d'accordo, anche quelli che hanno opinioni e fedi diverse? Se si rispettassero a vicenda e tollerassero le convinzioni del prossimo? Fu proprio questo il primo e più importante principio che venne allora formulato: il principio di tolleranza. La differenza di opinioni, così dicevano i sostenitori di questa tesi, può esserci solo nelle questioni di fede. Ma sul fatto che 2 + 2 = 4 sono d'accordo tutti gli esseri umani ragionevoli. E perciò è la ragione (o il buon senso, come anche si diceva) ciò che potrebbe e dovrebbe unire tutti gli uomini. Nel regno della ragione si può litigare a suon di motivazioni cercando di convincere l'avversario, ma la fede dell'altro, che è al di là della razionalità, va solo rispettata e tollerata. Per queste persone dunque la seconda cosa più importante era la ragione: il pensare in modo chiaro e razionale sugli uomini e la natura. Conferme di ciò poterono tornare a trovarne nelle opere degli antichi greci e romani e in quelle dei fiorentini del tempo del Rinascimento. Soprattutto nelle opere di uomini d'intelletto come Galileo Galilei, che erano andati alla ricerca di formule matematiche con cui spiegare la natura. In cose come quelle non c'erano differenze di fede. C'erano solo tentativi e prove. La ragione stabiliva così come era fatta la natura e che cosa succedeva nell'universo. La ragione, che è data allo stesso modo a tutti gli uomini: ricchi e poveri, bianchi, gialli o rossi. Ma visto che la ragione è data in ugual misura a tutti gli uomini, allora tutti gli uomini valgono allo stesso modo, continuava il ragionamento. Tu sai che questo era anche l'insegnamento del cristianesimo: davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali. Ma i predicatori della tolleranza e della ragione andarono oltre: non si limitarono a sostenere che fondamentalmente tutti gli uomini sono uguali, ma chiesero anche che tutti venissero trattati allo stesso modo. Che tutti gli uomini, in quanto esseri creati da Dio e dotati di ragione, avessero dei diritti che niente e nessuno poteva negare: il diritto di scegliere la propria professione e di decidere della propria vita e il diritto di fare o non fare ciò che la ragione e la coscienza dicevano loro.[...] Tutti questi pensieri, che dopo il Settecento si diffusero prima in Inghilterra e poi in Francia, vengono chiamati “Illuminismo”, perché combattevano con i lumi della ragione l'oscurità delle superstizioni. E.H. Gombrich, Breve storia del mondo, Salani, Firenze 1989. 56. Con riferimento al Testo 2, rispondi alla seguente domanda. Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal testo? A) Il principio di tolleranza è incompatibile con il Cristianesimo B) L’Illuminismo si formò in Inghilterra C) Gli Illuministi combattevano le superstizioni D) Galileo Galilei fu uno scienziato 57. Con riferimento al Testo 2, rispondi alla seguente domanda. Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal testo? A) La ragione è nemica della fede B) Si può essere insieme predicatori della tolleranza e della ragione C) Ci sono diritti inalienabili D) La fede è al di là della razionalità Grazie per l’attenzione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog