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Giornalisti prezzolati?

Il vaso di Pandora è stato aperto e la verità, quel segreto di pulcinella che è da tempo sulla bocca di tutti, si è diffuso a macchia d’olio. I partiti emiliano romagnoli (Movimento 5 stelle compreso!) pagano le emittenti per le loro scorribande televisive, che siano comparsate o meno. È questo lo sconcertante quadro che emerge dal giro di fatture di un gruppo televisivo locale nei confronti di numerosi gruppi politici regionali. Che la credibilità della classe giornalistica non fosse all’apice aveva avuto modo di ricordarcelo anche il nostro presidente regionale, Gerardo Bombonato, “siamo di poco sopra i politici”, ma adesso, con questo nuovo scandalo, il mondo dell’informazione rischia di precipitare nel baratro dell’ignominia e, giustamente, essere additato al servizio della politica. Un disonore troppo grande da sopportare, specie per i numerosi colleghi che cercano (e a volte ci riescono) di costruire con credibilità e autorevolezza una propria nicchia di informazione, puntuale e affidabile, nelle mille difficoltà che ciò implica. Da queste carte non riesco a scorgere la differenza tra un giornalista e un portamicrofono ma soprattutto non vedo a cosa serva l’Ordine dei Giornalisti se non riesce ad essere neppure l’estremo baluardo ad una deontologia tanto chiacchierata ed evidentemente poco applicata. Non si contano le carte deontologiche e i “sermoni” dei decani del giornalismo che però, alla luce delle centinaia di euro a puntata per essere ospiti in tv o delle retribuzione da morti di fame che vengono elargite ai collaboratori dei giornali (2€ al pezzo o anche meno!), vengono puntualmente disattesi! Due sono le questioni da mettere all’ordine del giorno. Primo, il Presidente Bombonato, e tutto l’Ordine, dovrà dirci chiaramente cosa intende fare per restituire credibilità e autorevolezza ad una categoria bistrattata e descritta, a questo punto anche a ragione, serva dei poteri forti. Secondo bisognerà riflettere sulle cause che hanno portato a tutto ciò. Se la difesa dei gruppi televisivi locali è la costante carenza di fondi per consentire la messa in onda dei servizi, intanto avrebbero dovuto mettere a conoscenza i telespettatori che il politico X era lì perché aveva comprato il posto a sedere e in secondo luogo consentire al mondo dell’informazione di essere autorevole bacchettatore e non asservito megafono. Mi rendo conto che quest’ultima questione richiederebbe maggior spazio, e mi auguro che l’Ordine sia sensibile a tutto questo stimolando anche il confronto al suo interno, ma è evidente che la spinosa questione coinvolge anche la società civile, destinataria dell’informazione, che, presto o tardi, dovrà intervenire anche su questo tema, vista l’importanza cruciale che ricopre. Adesso è il momento della chiarezza, e mi auguro che tutte le emittenti locali, anche quelle ferraresi, abbiano l’onestà intellettuale di ammettere se ricevono o no contributi, più o meno occulti, così da cominciare a ristabilire quella trasparenza di cui il mondo dell’informazione, soprattutto italiano, ha vitale bisogno. Lorenzo Barbieri

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