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GENTILISSIMA ANNA PATRIZIA TODISCO, GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI PRESSO IL TRIBUNALE DI TARAN

Esimia Dottoressa, vorrà perdonarmi, ma mi viene spontaneo introdurre le presenti note con una confessione in certo qual modo strana e bizzarra: al solo pronunciare o scrivere la parola concernente la Sua professione o missione o ruolo, sono intimamente preso da un senso di perplessità e sgomento. Ciò, semplicemente giacché Lei ha in mano un potere immenso, abnorme, senza misura e, estremizzando, infernale, molto importante e delicato. Per di più, l’ho appreso da qualche nota biografica apparsa sulla stampa, Lei è una persona "tosta" e determinata, che non arretra davanti ad alcun ostacolo. Sennonché, veda, non so se, per influsso approssimato, si tratta dell’intramontabile e implacabile legge del contrappasso ma, riguardo al principale fascicolo che in questo periodo ha in mano e sta gestendo, la sua spiccata forza caratteriale, a mio modesto avviso, non la aiuta per niente, anzi si pone come handicap e limite pericoloso. E’ sacrosanto, un giudice è innanzitutto tutore della legislazione vigente, nondimeno una norma non deve mai intendersi e rivelarsi alla stregua d’ indiscriminata mannaia. Non s’illuda delle sparute frange di "legalitari" dell’ultima ora o per convenienza, i quali dichiarano di porsi al suo fianco e, piuttosto, rivolga lo sguardo, il pensiero e le sue riflessioni, con il medesimo rigore con cui è solita specchiarsi nel codice, alle decine di migliaia di dipendenti, con rispettive famiglie, e all’intera città in cui si trova ad espletare il suo mandato. Non v’è dubbio, nell’arco di decenni, accanto all’ILVA (già Italsider e prima ancora IV Centro Siderurgico), si sono inanellate illegalità, omissioni, colpe gravi, a nocumento dell’ambiente e, verosimilmente, della stessa salute dei lavoratori e della popolazione in generale. E’ stato insomma pagato un prezzo altissimo, purtroppo difficilmente evitabile in coesistenza con conti economici aziendali attivi, all’industrializzazione della città e dell’area circostante. Al che, naturale e scontato, sgorga l’interrogativo: nel corso dei passati decenni, non vi erano giudici a Taranto? O, se ne esistevano, perché, contrariamente alla sua linea dura di oggi, hanno usato la mano morbida? Veda, dottoressa Todisco, un’intera comunità, composta di lavoratori, la sta osservando. Resti pure ferma e dura sui suoi personali convincimenti di giudice, e però riconsideri modi e tempi del pur indispensabile e ineludibile obiettivo del risanamento dell’attività dell’ILVA dal lato ambientale, basta soltanto che i cancelli dello stabilimento non siano serrati, con la conseguenza che diecimila e passa suoi concittadini restino senza lavoro e appesi a un introito mensile notevolmente ridimensionato. C’è in gioco la normale e legittima sopravvivenza di una massa comunitaria corrispondente a una piccola città. Non so se Lei sia credente o meno, glielo scrivo comunque: lo stesso S. Cataldo, venerato patrono di Taranto, non potrebbe perdonarle esiti drammatici correlati ai provvedimenti già adottati e/o da prendersi di qui in avanti. Con ossequio, un pugliese dai capelli bianchi, che serba vivo nella memoria il ricordo di un capoluogo ionico dall’aspetto ben diverso, ma che è consapevole della necessità di stare anche al passo con i tempi. 14 agosto 2012 Rocco Boccadamo Lecce

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