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Gianfranco Fini: un uomo non più di Destra

Fini ha perso il controllo. Dopo avere bistrattato e annientato Alleanza Nazionale e i suoi uomini, ora il presidente della Camera viene raffigurato da più parti come l’icona della più squallida casta politica. Gianfranco Fini, l’uomo di destra, l’erede di Giorgio Almirante cui tutti si riconoscevano in una comune ideologia politica fatta di quei valori che la Destra italiana inneggiava e si distingueva rispetto a tutti i partiti, oggi rappresenta colui che sbeffeggia l’Italia fatta da quegli italiani che giornalmente stentano a campare. Un peso forse fin troppo insopportabile per Fini che, perdendo traccia dei suoi avi politici, ha relegato il ruolo delle Istituzioni ad un circo con pagliacci che la fanno da padroni. Insomma, il tradimento politico che si è consumato con An, ora Fini lo sta attuando con tutti gli italiani. Il senso di responsabilità, la coerenza il rispetto del mandato elettorale, sono oramai depennati da quella lista di valori che Gianfranco Fini osannava a gran voce fino a pochi anni addietro e che gli consentirono, in nome di quei sacri ideali, di far credere che lui era l’uomo giusto, il futuro di una Italia incarnata nella promozione dei valori di solidarietà, onestà, lealtà, coerenza, altruismo, patriottismo ed equità sociale. La triste vicenda della scorta del presidente della Camera, è solo la punta di un iceberg che denotano l’uomo-Gianfranco più che l’uomo-politico o l’uomo-Istituzione. Sì, perché se è vero, così come tutti si augurano verrà chiarito al più presto, che Fini ha abusato, seppur nella legittimità, delle prerogative attribuite al presidente della Camera, è pur vero che non si può chiedere agli italiani sacrifici continui quando poi ci si scontra drasticamente con realtà e sperperi da parte di quei politici, lui per primo, che parlano di crisi economica e di sacrifici. Gianfranco, il presidente della Camera doveva farlo a “pane e acqua”, ovvero dimostrando che i veri uomini di “destra” sono coloro che portano alta la bandiera dell’onestà e della coerenza senza alcun privilegio. Ora è arrivato davvero il momento di dimostrare che l’uomo Gianfranco non è colui che querela ma colui che saprà rispondere a tutti i quesiti che il ruolo pubblico gli impone di chiarire senza “se” e senza “ma”. Forse è arrivato davvero il momento di dare fede alla quella promessa fatidica che trova soluzione in quel sillogismo di aristotelica memoria: “Mi dimetto (Fini ndr) quando si dimette Berlusconi”. Caro Gianfranco, il Cavaliere se ancora non lo sai si è dimesso!

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