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L'Organizzazione Mondiale del Commercio ha abrogato l'Unione Europea

L’Italia aderisce all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). L’OMC (155 Stati membri) disciplina il mercato globale. I giudici di Ginevra verificano se i comportamenti delle nazioni sono conformi alle norme OMC. L’OMC stabilisce in quali casi e in quali termini le nazioni possono erogare aiuti pubblici, possono aiutare le regioni in difficoltà, possono vietare gli Ogm, possono introdurre dazi e misure di salvaguardia a tutela dei settori industriali in crisi. Chi conosce l’Organizzazione Mondiale del Commercio è ben consapevole del fatto che l’Unione Europea è incompatibile con essa. Ratificando il Trattato istitutivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio il Parlamento italiano ha abrogato le leggi con esso incompatibili: tra queste leggi deve annoverarsi la legge di ratifica del Trattato istitutivo della Comunità europea. Per provare ad evitare di morire, gli organi comunitari affermano che le norme OMC non hanno valore sul territorio degli Stati che hanno aderito anche all’UE. Tale isolamento appare assurdo. Giuseppe Tesauro, giudice costituzionale, lo ha definito “inaccettabile”. In Italia le norme e le sentenze dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle altre Organizzazioni internazionali non sono oggetto né di studio né di dibattito: ciò perché gli apparati pubblici italiani tendono ad aderire (ma non sempre: è sulla base delle norme OMC che il Governo italiano versa ogni anno diversi milioni di euro al bilancio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio) agli indirizzi comunitari secondo cui le regole internazionali sostanzialmente non esistono. Eppure l’art. 11 della Costituzione italiana parla di Organizzazioni Internazionali e non di Europa. “La questione sollevata dall’onorevole Bastianetto, perché si accenni all’unità europea, non è stata esaminata dalla Commissione. Però, raccogliendo alcune impressioni, ho compreso che non potrebbe avere l’unanimità dei voti. L’aspirazione all’unità europea è un principio italianissimo; pensatori italiani hanno posto in luce che l’Europa è per noi una seconda patria. E’ parso, però, che anche in questo momento storico, un ordinamento internazionale può e deve andare oltre i confini d’Europa. Limitarsi a tali confini non è opportuno di fronte ad altri continenti, come l’America, che desiderano di partecipare all’organizzazione internazionale. Credo che, se noi vogliamo raggiungere la concordia, possiamo fermarci al testo della Commissione, che, mentre non esclude la formazione di più stretti rapporti nell’ambito europeo, non ne fa un limite ed apre le vie ad organizzare la pace e la giustizia fra tutti i popoli”. Intervento dell’on. Meuccio Ruini, seduta plenaria dell’Assemblea Costituente, sessione pomeridiana del 24 marzo 1947. Alcuni giudici hanno avuto il coraggio di notare l’assurdità dell’approccio no global richiesto dagli organi comunitari. Giuseppe Tesauro, oggi giudice costituzionale, affermò che l’atteggiamento degli organi comunitari era “inaccettabile”. Sabino Cassese, giudice costituzionale, ha affermato: “Nell’ultimo quarto di secolo l’ordine giuridico globale ha fatto passi da gigante, per cui il diritto gioca in esso un ruolo determinante … Al centro del sistema vi è l’OMC … Dall’esame qui fatto sono esclusi gli organismi ‘regionali’, come l’Unione Europea, che evolvono in poteri pubblici comparabili agli Stati, anche se da essi diversi” (“Oltre lo Stato”, 2006). Basta spingere fino in fondo questa consapevolezza e ci si accorgerebbe, inevitabilmente ed in ogni sede, che l’Unione Europea non c’è più, dal 1 gennaio 1995. Quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla. “E’ da sottolineare peraltro .. l’orientamento finora espresso dalla Corte cost. che assimila, sotto il profilo in considerazione, i trattati comunitari agli altri trattati internazionali … [I fautori della ‘primauté’ del diritto comunitario] .. peccando ancora una volta di … troppo amore comunitario, essi sono sembrati unicamente ispirati dall’ansia di ‘privilegiare’ a tutti i costi i trattati europei, per farne una sorta di supertrattati, di valore inusitato e di forza irresistibile, in nome non tanto di rigorose valutazioni scientifiche o di indiscutibili dati normativi, quanto di apodittiche proclamazioni di ‘novità’, ‘diversità’, ecc. direttamente connesse alla dichiarata superiorità e assolutezza dei fini politici ultimi perseguiti … Può dunque concludersi che la tendenza della nostra giurisprudenza .. non appare giustificata. Nessun argomento decisivo, invero, risulta provare la pretesa diversità di ‘posizione’ tra le norme immesse nell’ordinamento italiano in osservanza dei trattati internazionali, secondo che ci si riferisca a quelli comunitari o agli altri” ("Pretesa diversità di effetti del G.A.T.T. e dei Trattati comunitari nell'ordinamento italiano", in "Il Foro Italiano", 1973, n. 9, I, p. 2443-2452). “In tali condizioni, auspico pertanto che la Corte riveda almeno parzialmente tale giurisprudenza, in primo luogo, evitando di escludere in modo assoluto e preliminare ogni possibilità di attribuire l’effetto diretto alle norme OMC che lo consentano … In secondo luogo, si dovrebbe, anche indipendentemente dall’effetto diretto, fare in modo da consentire agli Stati membri di contestare la legittimità di atti comunitari rispetto al parametro delle norme OMC. Ritengo invero inaccettabile, questo sì, l’idea che l’idoneità delle norme OMC, e già del GATT, a fungere da parametro della legittimità della norma comunitaria nazionale configgente sia condizionata all’effetto diretto della norma stessa, così come la Corte di giustizia ha fino ad oggi affermato” (Giuseppe Tesauro, “I rapporti tra la Comunità europea e l’OMC”, in “Diritto e Organizzazione del commercio internazionale dopo la creazione della Organizzazione Mondiale del Commercio”, Società Italiana di Diritto Internazionale, II Convegno, Milano, 5-7 giugno 1997, Editoriale Scientifica). “Il GATT non è la caricatura di un accordo internazionale, ma è obbligatorio per la Comunità ed i suoi Stati Membri. Esso va quindi preso sul serio dalle istituzioni e dalla Corte” (Everling U., “Will Europe slip on bananas? The bananas judgment of the Court of Justice and National Courts”, in Comm. Mark. Law Rev., 1996). DARIO CICCARELLI DIRETTORE DELL’ISTITUTO DI STUDI INTERNAZIONALI PER GLI SCAMBI DAL 2003 AL 2007 MEMBRO DELLA RAPPRESENTANZA DIPLOMATICA D’ITALIA PRESSO L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO

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