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IL COMUNE DI PALERMO DENTRO UN BARATRO DA 600 MILIONI DI DEBITI

Egr. direttore vorrei segnalarle la gravissima situazione del comune di Palermo che avrebbe da dati assunti da quotidiani locali debiti per 600MILIONI e che sarebbe al dissesto finanziario tanto che oggi il vicesindaco e assessore al Bilancio ex Generale della guardia di finanza Generale e magistrato della Corte dei Conti,Ugo Marchetti ha rassegnato le dimissioni irrevocabili. Alla base della scelta del generale non ci sarebbero motivazioni personali, quindi, ma divergenze di vedute col primo cittadino proprio sul bilancio e sulla gestione delle società partecipate, AMIA E GESIP nonché su alcune nomine effettuate nelle ultime settimane. Nomine che hanno portato ai vertici delle partecipate e nei cda di enti pubblici e privati fedelissimi del primo cittadino, che ha così ricompensato compagni di partito di vecchia data che l'hanno sostenuto nell'ultima campagna elettorale: da Emilio Arcuri a Giovanni Ferro, da Ettore Artioli a Marcello Capetta. Designazioni che risponderebbero più a un criterio di vicinanza politica che di meritocrazia, che sarebbe dovuta invece essere alla base del bando con cui il sindaco ha ricercato professionisti ed esperti per i cda. Al generale, peraltro già rientrato alla magistratura contabile di Roma, non sarebbe infatti andate a genio alcune scelte di Orlando, a partire dalla nomina del direttore generale Luciano Abbonato. Non per la persona in sé, quanto per la scelta di ricorrere a una figura esterna, che percepirà 180mila euro l'anno da un Comune quasi al dissesto, nonostante il divieto assoluto di nuove assunzioni sancito per legge. Il tutto motivato da un parere dell'Avvocatura comunale che, secondo alcuni osservatori, sarebbe stato fin troppo compiacente. Ma soprattutto ad incrinare l'idillio tra il Professore e il generale ci sarebbe stata la gestione delle aziende ex municipalizzate, in primis Gesip e Amia che sono ormai al collasso. La prima è stata finanziata in questi mesi raschiando praticamente il fondo del barile e attingendo da tutti i capitoli di spesa possibili e immaginabili, grazie anche a una deroga sul regolamento di contabilità. Il tutto in attesa che da Roma arrivino stanziamenti straordinari, richiesti più volte e quasi pretesi per mantenere l'ordine pubblico ed evitare una rivolta sociale. La seconda, se possibile, sta anche peggio: oltre all'emergenza Bellolampo, l'Amia è infatti al centro di uno scontro senza precedenti con i commissari nominati dal ministero, e di cui Orlando ha chiesto a più riprese la testa in alcune missive inviate al governo. Azienda che ha deliberato, alla vigilia di Ferragosto, la messa in liquidazione della controllata Essemme.

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