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Zagrebelski confonde le carte

Zagrebelski confonde le carte Interpretazione della Costituzione in favore dei magistrati Augusto Zagrebelski é stato presidente della Corte Costituzionale, dopo esserne stato nominato componente dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, di cui era amico e, penso, consulente giuridico. E' fratello di un magistrato. Si vede che l'appartenenza alla casta non é acqua, se si é schierato contro l'attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a proposito del ricorso alla Corte Costituzionale proposto da quest'ultimo riguardo alle intercettazioni telefoniche tra l'inquilino del Quirinale e gli uffici della procura di Palermo, in un procedimento penale in cui é imputato, assieme ad altri, l'ex ministro Nicola Mancino per una presunta trattativa tra Stato e mafia nel 1992 - 93. Zagrebelski, su la Repubblica del 17 agosto, premettendo che non é opportuno che un ex membro della Corte Costituzionale si esprima su un procedimento che é in corso di trattazione da parte della stessa Corte, si allontana dalla corretta premessa e fa tutto il contrario: cioé critica la mossa del presidente della Repubblica, che a tutela delle sue prerogative costituzionali ha presentato quel ricorso alla Corte. Zagrebelski pensa che la Corte non può che dare ragione al presidente, almeno per di opportunità. Si creerebbe altrimenti - ragiona il giurista - una discrasia tra i massimi custodi della Costituzione, il presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Il verdetto della Corte sarebbe scontato, non perché sarà applicato il diritto, ma per ragioni di opportunità. Fin qui il ragionamento del giurista, che a me sembra francamente fuori luogo. Che un giurista che sbagli ad applicare le leggi, é cosa comune. Ma un giurista che, interpretando correttamente le norme, ne auspica la disapplicazione, é un altro paio di maniche. Così fa l'ex presidente della Corte. Infatti, il presidente della Repubblica ha facoltà di rivolgersi alla Corte Costituzionale tutte le volte che pensa di entrare in conflitto di attribuzione con un altro potere dello Stato. Anche a me appare che la procura di Palermo, nel caso delle intercettazioni Napolitano - Mancino sia entrata in conflitto di attribuzioni con il Quirinale. Avrebbe potuto essere la magistratura a sollevare il conflitto, e ricorrere alla Corte. E' stato il presidente della Repubblica a farlo, e ha fatto bene. Se lui é, come é per Costituzione, irresponsabile se non per alto tradimento e attentato alla Costituzione, non si vede come possa essere intercettato in un procedimento penale dall'incerto esito, in cui sono coinvolti alti esponenti di governo, sia pure ex. Le intercettazioni occasionali di Giorgio Napolitano avrebbero dovuto essere eliminate subito, per il discredito che potrebbero gettare sull'istituto presidenziale nel caso di condanna degli imputati, ma anche nel caso di archiviazione o di assoluzione per la riservatezza delle conversazioni. Zagrelbeski avrebbe preferito che il presidente non sollevasse il conflitto di attribuzioni. Evidentemente ha poca fiducia nella soluzione legale dei conflitti di attribuzione dinnanzi la Corte. Da parte di un ex presidente della Corte Costituzionale non é un bel dire.

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