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Stipendi alti anche in provincia

Egregio Direttore, le scrivo per cercare una qualche forma di conforto a qualcosa che mi ha profondamento indignato sugli stipendi pubblici. Ormai la trasparenza, per quanto riguarda indennità e redditi dei politici eletti a livello locale e regionale, ha raggiunto un buon livello, tanto che molti esponenti politici mettono a disposizione su internet la propria busta paga insieme a rimborsi ed erogazioni al partito di riferimento, si riportava nella Gazzetta di Modena del 30 aprile, in un articolo a firma di Stefano Luppi dal titolo: Comune, i redditi dei politici. Ma è veramente così? In parte sì e in parte no, dipende dall’Ente, aggiungerei io. Prima di argomentare la mia affermazione, forse è il caso che mi presenti, però. Mi chiamo Dario Morsiani e sono un ex artigiano, che da qualche mese è stato costretto, come tanti, a chiudere la propria attività di restauratore. La mia era una piccola azienda, senza dipendenti diretti, di alcuna importanza, se non per i miei familiari. Per anni, ho sempre pagato regolarmente la quota di iscrizione all'associazione di categoria a cui aderivo e il diritto annuale alla Camera di Commercio locale. Un tributo, questìultimo, che ho sempre versato con disappunto, per quanto costretto. Una gabella in favore di un Ente da cui non ho mai ricevuto nulla. Forse per questo, forse per altro, l’anno scorso rimasi particolarmente colpito dallo stipendio dichiarato dal suo Segretario Generale: più di 220 mila euro. Una cifra che mi sembrava spropositata. Incuriosito ho provato a verificare a quanto ammonta il suo ultimo stipendio annuale. I 220 mila sono relativi al 2010. Ebbene nulla. Nessun aggiornamento, né sul sito ufficiale dell’Ente, né tantomeno su nessun giornale locale. Ma come, mi chiedo. Non era obbligatorio e perché non viene fatto. I dubbi si dissolvono quando giungo a conoscenza che per il 2011 pare che lo stipendio sia aumentato notevolmente. La cifra esatta non la conosco. Le voci sono più di una e gli importi non sono concordanti, ma variano tra le 280 mila e i 300 mila euro. Mi sembra incredibile. Non riesco a crederci. Forse sono solo chiacchiere, ma il silenzio dell’Ente mi insospettisce. Ma allora perché nessun giornalista ha le mie stesse curiosità. Sul sito si riporta solo che questo fortunato signore è diventato da giugno anche direttore di Promec, l’Azienda speciale della Camera di Commercio per l’internazionalizzazione delle imprese. Forse è per questo che i suoi redditi sono aumentati in modo così eclatante. Dopo però mi ricordo che questa argomentazione dei doppi e tripli incarichi era già stata utilizzata per giustificare il suo reddito del 2010. Allora si riportava l’incarico, appunto, di direttore di Promec e di Conservatore del Registro Imprese. A parte la capacità di essere nominato due volte direttore della stessa azienda, ma quella di Conservatore non è insita in quella di Segretario Generale della Camera di Commercio, visto che l’unica funzione esercitata verso l’esterno è un insieme di attività amministrative. Io forse sono solo un povero ex artigiano, ma penso che c’è qualcosa di indecente nel constatare che qualcuno si possa portare lo stipendio a queste cifre, per di più in un momento in cui a tutti è chiesto di fare uno sforzo per far fronte alle conseguenze della crisi finanziaria ed economica. Crisi a cui non sfugge neanche Modena e la sua popolazione. Tanto più quando si tratta di stipendi pubblici, che, nel caso specifico, è corrisposto ad un manager che gestisce una struttura con appena 70/80 persone, il quale rischia di suo poco o nulla. La macchina amministrativa burocratica di un Ente come la Camera di Commercio cammina quasi da sola, per forza di inerzia. Arriva un’impresa, consegna la documentazione, si provvede alla cancellazione o iscrizione, alle modifiche statutarie, alla consegna dei bilanci e così via. Cosa c’è di così complicato o rischioso. Vi sono progetti di sviluppo? Attività di supporto reale alle imprese? Competenze da promuovere e sviluppare? Personalmente mi indigno, lo ripeto. Come me vi sono centinaia di artigiani che lottano per sopravvivere, sono costretti a pagare il Diritto annuale, la tassa delle Camere di Commercio, e per cosa, se non per arricchire qualche piccolo burocrate di provincia. Il divario tra chi ha tanto e chi ha poco rappresenta, di fatto, una cartina al tornasole della società civile e oggi l’esempio della Camera di Commercio di Modena è uno dei peggiori. Dario Morsiani

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