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LETTERA APERTA ALL'ILL.MO SIG. SINDACO ALEMANNO E AI DIRIGENTI DELL'ATAC

Ill.mo Sig. Sindaco Alemanno, Egregi Sigg., Mi permetto di scriverVi per segnalarVi un episodio increscioso di cui sono stata testimone in data 22.08.2012 poco dopo le ore 19 a Termini, presso la fermata della MA5, la navetta sostitutiva della linea A della Metropolitana per il tratto Termini -Ottaviano. Mentre ero in attesa di salire su uno degli autobus preposti a svolgere tale servizio, la mia attenzione è stata catturata da una scena che difficilmente riuscirò a dimenticare. Quello che appariva essere uno dei controllori (per lo meno questa posso solo immaginare fosse la sua funzione, dato che non sembrava indossare alcuna divisa né alcuna targhetta di riconoscimento) urlava con veemenza in direzione di una mamma che aveva preso posto (in piedi) nella parte posteriore del mezzo con il passeggino aperto ed un bimbo di circa 1 anno e mezzo addormentato all’interno. Cercando di ascoltare con maggiore attenzione per comprendere quale fosse il problema, mi accorgevo che l’uomo intimava ripetutamente alla donna, in tono estremamente scortese, di chiudere il passeggino o di scendere dall’autobus. Tutto ciò avveniva sotto gli occhi esterrefatti e, ahimè come spesso accade in situazioni analoghe, al tempo stesso indifferenti, di molti passeggeri. A dir la verità c’è stato un ragazzo che con coraggio si è avvicinato al “controllore” per chiedere spiegazioni dei modi assai poco professionali con cui stava trattando la giovane mamma. L’uomo però, per niente intimorito, ha replicato prima invitandolo con gergo “colorito” a farsi “gli affari suoi” e, dopo un breve scambio di opinioni, dicendo che quella era “casa sua” e che per questo lui si arrogava il diritto di comportarsi come voleva. A dire la verità, l’estremo aplomb dimostrato dalla mamma (che non ho mai visto reagire in alcun modo e soprattutto non in modo altrettanto violento) ed il suo sguardo interdetto mi hanno dato l’impressione che non capisse ciò che le veniva chiesto né chi fosse quel signore che le si rivolgeva in modo così maleducato. Ho pensato quindi che fosse straniera e non capisse bene l’italiano e che questo fosse il reale motivo per cui non aveva risposto alla richiesta. Comunque sia, tutto ciò premesso, desidero condividere con Voi le seguenti considerazioni: 1. Sembra del tutto inappropriato ed imperdonabile che un dipendente pubblico utilizzi un tono ed un gergo altamente lesivi della dignità dell’utente che, avendo pagato un biglietto, ha ogni diritto di essere trattato in modo civile e rispettoso. Nondimeno ritengo detto comportamento altrettanto lesivo dell’immagine di tutto il pubblico impiego dell’ATAC, dell’immagine della Città di Roma, che vista la sua riconosciuta ed indubbia bellezza attrae ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo e, non da ultimo, dell’immagine dell’Italia e degli Italiani, che meritano di essere rappresentati da “biglietti da visita” ben migliori di controllori dai modi villani. 2. Pur comprendendo che il caldo torrido che attanaglia la città da settimane possa causare qualche “scherzo”, mi permetto di suggerirVi una selezione del personale più attenta, che prenda tra le altre cose in considerazione l’innata predisposizione a svolgere mansioni a contatto col pubblico e ad istruirlo in modo adeguato al fine di evitare episodi tristi come quello ivi riportato. 3. Mi chiedo come quel “controllore” si sarebbe comportato se avesse visto sua moglie e suo figlio trattati in quel modo da un suo omologo in una città a loro sconosciuta. 4. Anche mio padre ha lavorato per 35 anni nel pubblico impiego, ma la sua sensibilità e la sua educazione erano tali che usava il rispetto dovuto nei confronti di chiunque varcasse la soglia del suo ufficio, tanto che a ben 25 anni dalla sua morte chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino ferma ancora oggi mia madre per strada per manifestarle la loro immutata stima. 5. E poi, anche nel caso in cui esista all’interno del regolamento dell’ATAC una norma specifica che vieti il diritto di viaggiare con il passeggino aperto anche in presenza di un tenero bimbo addormentato, faccio fatica a credere che chiunque dotato di buon senso ritenga più sicuro per la salvaguardia del piccolo di farlo viaggiare in braccio ad una mamma in piedi costretta a tenere con una mano il sostegno e con l’altra in braccio il piccolo e al sicuro il passeggino piegato. Non avrebbe fatto meglio allora, il “controllore”, invece di sbraitare, a trovare un posto libero per far accomodare con estrema gentilezza la mamma a sedere col suo figlioletto in braccio?? Confesso che il delirio di onnipotenza di cui, spero per lui, involontariamente è stato vittima mi ha ricordato quello del Vigile Otello Celletti rappresentato egregiamente dal mitico Alberto Sordi nella spassosa pellicola degli anni ’60, quando indossò per la prima volta la divisa. 6. Per ultimo permettetemi anche di suggerirVi di tenere aperte le porte di 2/3 autobus per volta ai capolinea della navetta sostitutiva della metro A, in quanto non ha nessun senso stipare come nei carri bestiame i passeggeri in un autobus alla volta, rendendo impraticabile la salita ai viaggiatori delle fermate successive e pericoloso il tragitto per i “fortunati” che sono riusciti a prenderci posto (in piedi), quando dai capolinea i metrò partono con una decina di carrozze completamente vuote e la linea A tra Termini ed Ottaviano è una delle più utilizzate. Se proprio deve essere un servizio sostitutivo, che lo sia fino in fondo. Perdonatemi lo sfogo e se mi sono dilungata troppo ma, pur non essendo romana di nascita, amo questa città e mi piacerebbe che diventasse Roma Capitale non solo di nome ma anche di servizi. Distinti saluti. E. Fontana

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