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ACINI D'ESTATE

A fianco della provinciale che declina, quasi scivolando, verso l’Arenosa, sul finire del primo rettilineo e immediatamente a ridosso del belvedere panoramico che spazia sulla costiera da Castro a Santa Maria di Leuca, si estende un appezzamento di terreno denominato "Magno". Rievoca, tale sito, antichi ricordi, risalenti addirittura ai tempi dell’infanzia, allorquando il fondo era condotto in mezzadria da una numerosa famiglia del medesimo rione, Ariacorte, in cui è nato e cresciuto chi scrive, per, poi, passare agli zii Nina e Guglielmo che vi coltivavano cereali e, soprattutto, tabacco. Familiare, particolarmente, quel capannone rustico, in gergo "camerone", a motivo delle lunghe ore ivi trascorse a infilare nella "cuceddra" (grosso ago, o se si vuole piccola lancia, recante nella cruna robusti fili di spago) le verdi foglie delle varietà "Erzegovina" e "Xanti-Jaka", che, successivamente, erano appese ad appositi telai in legno e fatte essiccare sotto i raggi del sole. Adesso, purtroppo, il terreno di che trattasi è in sostanza incolto, vuoi per la rarefazione generazionale delle braccia contadine, vuoi per il prevalere di altre mode, abbandonato, quindi, alla vegetazione spontanea d’erbaggi di vario genere e adibito a pascolo di sparuti gruppi di capi equini. Così che, ieri, lo sguardo dell’osservatore di strada, durante la fugace sfilata in motoretta lungo il "Magno", ha potuto cogliere una sequenza insolita, ossia lo spettacolo della monta, in questo caso naturalissima e non indotta, fra una coppia di prestanti cavalli. Non c’è che dire, in mezzo a mirabilie informatiche, spedizioni e esplorazioni astrali, processi di globalizzazione, echi innaturali di vuvuzelas e innumerevoli altre fantasticherie, le recitazioni di vita sul pianeta terra hanno luogo anche così, come all’alba dei tempi. A proposito di risonanze, meno male che, qui, a dominare, certamente meno molesti e, anzi, di compagnia, sono i composti e semplici concerti delle cicale, che valgono anche ad accompagnare l’esercizio di minute attività agricole, come la cura di qualche filare di fagiolini, melanzane, peperoni, zucchine, pomodori e cavoli. ° ° ° Stamani, breve uscita nella rada di Castro con l’oramai mitica barchetta "My three cats", in compagnia di mia figlia: ella ama la vela come me e quando ritorna qui non manca di seguirmi ed imbarcarsi. A proposito di mare, se n’è prematuramente partito l’amico pescatore V., classe 1951, dai tipici baffi versati all’allegria e al sorriso: a ogni incontro sulla distesa d’acqua, si susseguivano, puntualmente, scambi di battute su venti, vele, reti e pescato e non solo. Mentre, va involandosi via pure la stagione calda, se è permesso, desidererei salutarlo anche dal fondo di queste righe. 25 agosto 2012 Rocco Boccadamo Lecce

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