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RIORDINO TERRITORIALE

Spett.le Direttore, Il riordino territoriale degli enti locali è assolutamente necessario, ma l'andazzo e i ragionamenti in essere mi lasciano presagire l’ennesimo pasticcio all’italiana. All’inizio sembrava dovessero essere eliminate tutte le province, poi invece sono cominciati i tira e molla per cui si è pensato di tagliarne solo un po’ accorpandone alcune, ma il risultato finale rischia di essere quello di vanificare lo scopo del riordino che sarebbe quello di tagliare lo spreco. Come si può contenere la spesa pubblica se si riempie l'Italia di unioni dei comuni? Le unioni sono solo un’ulteriore spartizione del territorio che vanno a collocarsi amministrativamente a metà strada tra i comuni e le provincie, enti di secondo grado che possono tra l’altro eludere il patto di stabilità. Se il riordino sarà questo spenderemo sicuramente più di prima. I criteri che dovrebbero essere alla base del riordino territoriale dovrebbero essere l’economicità del nuovo assetto, il mantenimento della rappresentatività e della democrazia e lo snellimento della macchina amministrativa senza allontanare o delegare in toto ad altri il potere decisionale e di conseguenza quello di controllo. Vorrei uno stato più snello! Partendo dal basso troverei più corretto che si analizzassero gli aspetti geografici, storici e culturali, dei singoli comuni e su questi valutare l’ipotesi di fusione dando vita a comuni di medie e grandi dimensioni più dignitosi e rappresentativi rispetto alle Unioni i cui rappresentanti non sono eletti in maniera diretta dal popolo. I comuni sono circa 8.103 di cui 50 con meno di 100 residenti, 1.963 con meno di 1.000 e 3.823 con meno di 5.000 numeri impressionanti e come si può vedere da questa suddivisione, buona parte di questi sono di proporzioni assolutamente esigue, enti che comunque per sostenersi incidono sulle tasche degli italiani. Con una cospicua riduzione del numero dei comuni, le Province potrebbero essere soppresse tutte visto che, le loro poche funzioni potrebbero essere affidate in parte agli stessi Comuni in parte alle Regioni. Se il salto fosse ritenuto troppo drastico e si volesse comunque provvedere all'accorpamento delle province ebbene sarebbe bene che queste nuove grandi province fossero l'anticamera della costituzione di nuove Regioni esclusivamente nei casi in cui queste fossero troppo vaste o troppo popolate. Uno stato suddiviso in Regioni, Province, Unioni e Comuni non ce lo possiamo permettere, se si creano Comuni più grandi e si dimezzano le Regioni più popolate, di Unioni e Province possiamo fare certamente a meno. Cordiali saluti, Loris Dall'Acqua Poggio Berni (Rn)

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