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Il silenzio ed i maro' 2 ( ovvero come sono andate le cose )

Il tam tam in internet permnette di smascherare l' ignavia ( a dir poco ) del governo. Ecco la versione dei fatti secondo gli imbarcati: Foto di gruppo sulla «Enrico Lexie»; nel tondino Mario Massimino, direttore di macchine della ENRICA LEXIE. «Abbiamo vissuto una vera odissea, durata tre mesi. Controllati a vista giorno e notte da poliziotti armati senza poter scendere a terra. E abbandonati dallo Stato italiano. Per fortuna, l'armatore è riuscito a far partire la nave, se no rischiavamo di restare in India sino ad agosto. Non se la sono passata bene anche i quattro fucilieri rimasti a bordo con noi dopo l'arresto dei loro due colleghi, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone. L'ambasciatore non si è mai fatto sentire e lo stesso vale per i ministri». Così lo sfogo di Mario Massimino, ex direttore di macchine della «Enrico Lexie», la petroliera della «Fratelli D'Amato» sulla quale erano imbarcati i due marò italiani arrestati a febbraio dalle autorità del Kerala con l'accusa di avere ucciso due pescatori locali nell'Oceano Indiano, scambiati per pirati. Da alcuni giorni, l'ufficiale di macchine - dopo «tre mesi di inferno» trascorsi in una terra dove si augura non tornare più - è arrivato nella sua casa di Riposto, dove ha riabbracciato la moglie Lucia Pappalardo e le figlie Emanuela e Luisa. «I fucilieri La Torre e Girone - racconta Massimino - quel giorno (il 15 febbraio scorso, n. d. c.) hanno sparato in mare, dopo aver adottato tutte le procedure per far allontanare dalla nave i due "barchini" con a bordo gli pseudo pescatori. Con l'inganno, la Guardia costiera indiana ci ha fatto lasciare le acque internazionali, invitandoci a fare rotta verso il porto di Kochi per riconoscere i barchini dei pirati che volevano attaccarci. Ma quale riconoscimento dovevamo fare se eravamo distanti dalle barche? A Kochi, le autorità indiane hanno accusato di omicidio, dopo le perquisizioni a bordo, i nostri marò» Si dice che ad uccidere i pescatori è stata la Guardia costiera dello Skri Lanka? «Potrebbe essere vero, considerato che il calibro dei proiettili che hanno ucciso i due pescatori erano diversi da quelli in dotazione ai fucilieri. Diversa anche la traiettoria degli spari. Questo spiegherebbe le perquisizioni notturne a bordo della nave della polizia indiana alla ricerca di altre armi. Una vicenda segnata da un vero accanimento verso l'Italia. L'ultimo amaro tassello di questa storia l'affondamento del Saint Anthony, la barca dei pescatori, e la scomparsa del gps di bordo che avrebbe potuto scagionare La Torre e Girone». Altri due pescatori scambiati per pirati sono stati uccisi di recente dai marines americani. Eppure l'India ha chiesto agli Usa solo scuse e un risarcimento alle famiglie. «Proprio così. Questo dimostrato quanto conta oggi l'Italia nel mondo". Come finirà questa vicenda? «Purtroppo male. Il rinvio ad agosto deciso dalla Corte suprema e l'ultima udienza nel Kerala non fanno ben sperare per i due marò. Sono convinto che saranno condannati. Penso soprattutto alle loro famiglie». 22/07/2012 Salvo Sessa ( Giornalista, fratello di “Saro”) Detto questo attendiamo come italiani una doverosa inchiesta giornalistica che faccia mandare a casa il ministro degli esteri cordialità Avv. Mario Stefano Sforzellini

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