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Uno sfogo

Sono incazzato, deluso e schifato. Stanno trasformando l'Italia in un paese del terzo mondo. Sono incazzato con Chi ci governava in precedenza perché ha accettato di far calpestare la democrazia con l'istituzione di un governo «tecnico» ed ancora più incazzato perché quando il cosiddetto governo tecnico ha iniziato a far cassa con i metodi più beceri in voga nella prima repubblica, pur potendolo fare, non ha staccato la spina innescando la spirale che ci sta portando alla rovina. Sono deluso, perché l'unica cosa che un governo «tecnico» poteva e doveva fare erano i tagli ai privilegi della casta e, soprattutto, i tagli agli sprechi. In Italia è facile recuperare sui costi. Siamo così abituati a sprecare risorse che non è difficile trovare i bersagli da colpire. Invece i «tecnici» si sono «politicizzati» nel senso peggiore del termine. Grandi parole, promesse, proclami .... senza concludere un beato nulla. Ad ascoltare i vari proclami sembra di essere in un cabaret di infimo livello dove i comici, od i tecnici che dir si voglia, fanno battute insulse e volgari criticando poi la platea se non applaude e non si diverte. Peccato che non sia un gioco ma il tutto riguardi la nostra sopravvivenza. Sono schifato di tutta la classe politica, dei parlamentari che con il loro comportamento volto esclusivamente ad ottenere sempre più privilegi personali hanno completamente dimenticato il motivo per cui la popolazione li ha eletti. Un comportamento che ci ha portato a questo «Black-Out» della democrazia che ci vede governati da personaggi improvvisati, assolutamente incapaci di portare l'Italia fuori dalla crisi ma, spero per loro inconsciamente, causa del tracollo della nostra economia. Sono schifato dell'attenzione volta ai cosiddetti «mercati» da parte dei nostri politici. La borsa ha perso completamente il suo significato, governata com'è da yuppies computerizzati che eseguono come automi le indicazioni di programmi dedicati alla mera speculazione sui titoli, senza sapere nemmeno cosa stanno comperando o vendendo. Sono schifato dalle agenzie di rating al soldo di chi tira le fila degli yuppies computerizzati solo per garantire i migliori risultati alle loro speculazioni. Uscire da questa crisi non sarebbe difficile, basterebbe che i vari governi europei facessero gli interessi di chi li ha votati e non i propri, abbandonando gli atteggiamenti di rigore e le prese di posizione invalicabili che si appellano a leggi e direttive. Ricordatevi cari governanti, che le uniche leggi che non possono essere cambiate sono quelle che governano l'universo. Tutto ciò che è scritto dall'uomo può e, soprattutto, deve essere cambiato alla bisogna. Seguire delle regole sbagliate solo perché qualcuno le ha scritte è il comportamento più idiota che si possa tenere. Comunque, visto che parlare senza dare delle indicazioni non ha significato, ecco la mia ricetta, base, per uscire dalla crisi: 1. FINANZA 1.1 Vietare in modo assoluto e definitivo le vendite allo scoperto 1.2 Vietare i cosiddetti «derivati» da assimilarsi al gioco d'azzardo 1.3 Introdurre una tassazione inversamente proporzionale al tempo intercorso tra l'acquisto e la vendita del titolo. In pratica chi compra e rivende entro le 48 ore deve essere tassato per un importo superiore alla differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto; con un minimo pari ad almeno l'1%. Chi tiene i titoli per un periodo pari o superiore ai 12 mesi non paga nulla. Per i periodi intermedi tasse a scalare. Questo, contrariamente a quanto ci dicono, non porterebbe all'abbandono delle borse europee da parte degli «investitori» ma solo da parte degli «speculatori» che andrebbero a fare danni fuori dall'Europa, fino a quando potranno. 1.4 Il pareggio di bilancio degli stati non deve essere un diktat assoluto ma deve essere subordinato ad una crescita sostanziosa del P.I.L. 1.5 i titoli di stato degli stati membri E.U. devono essere girati interamente alla B.C.E. che deve essere l'unico istituto abilitato ad emettere titoli sui mercati. Devono essere previste compensazioni tra B.C.E. e stati membri. 2. BANCHE 2.1 La B.C.E. deve diventare una banca a tutti gli effetti, battere moneta ed emettere titoli. 2.2 Le banche nazionali non devono in nessun modo poter operare sul mercato finanziario ma devono essere riportate al loro ruolo naturale di istituti di credito. Il credito agevolato garantito alle banche deve essere interamente utilizzato per dare credito alle imprese. 2.3 Lo stato deve, nel caso in cui la situazione economica lo richieda, commissariare le banche gestendo direttamente il credito. 3. POLITICA 3.1 Abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Con il finanziamento «privato» è indispensabile per i partiti rispettare i programmi elettorali per non perdere consensi economicamente pesanti. Ora qualsiasi cosa facciano i soldi sono sicuri e il disinteresse per le necessità delle popolazione totale. 3.2 Ridurre il numero dei parlamentari, non più del 30% degli attuali ed istituire il senato federale sulla base di 1 o 2 senatori per regione. 3.3 Compenso ai parlamentari calcolato esclusivamente sulla base delle presenze, in aula, in commissione od in missione. Contributi per il pensionamento come per tutti gli altri lavoratori senza privilegi di sorta. 3.4 Potrebbe essere interessante l'istituzione del semipresidenzialismo con semplificazioni per l'emissione delle leggi. Nel caso di semipresidenzialismo potrebbe essere opportuno inserire delle votazioni di metà mandato nello stile U.S.A. 3.5 Semplificare il dibattimento in aula con una regolamentazione sugli emendamenti. I tempi di approvazione delle leggi devono essere brevi ed il ricorso alla fiducia evitato il più possibile. 4. SVILUPPO 4.1 Rilanciare le opere pubbliche finanziandole con apposite emissioni di titoli. I titoli potrebbero essere sotto forma di azioni privilegiate per un 30 - 40% dell'importo e sotto forma di obbligazioni per il restante. 4.2 Ridurre l'I.V.A. sulle attività turistiche ad un massimo del 5%. Abolire le tasse di soggiorno e di stazionamento natanti per incentivare il turismo, attività fondamentale per l'Italia. 4.3 Ridurre i contributi a carico di aziende e lavoratori ad 1/3 per i neoassunti per almeno due anni. 4.4 Eliminare l'I.V.A. sulle accise dei carburanti. Penso che l'Italia sia l'unico paese al mondo con imposte sulle tasse. 4.5 Utilizzare al 100% i contributi europei, anche per progetti di dimensioni medio-piccole a carattere regionale o provinciale. 5. AMBIENTE ED ENERGIA 5.1 Ridurre al minimo gli incentivi per le energie rinnovabili. Attualmente, soprattutto nel solare, siamo quasi completamente nel campo della mera speculazione. 5.2 Ripartire con il nucleare. Si, so che il nucleare fa paura a chi non lo conosce, ma è la fonte energetica, di elevata potenza, più sicura e pulita che si possa avere allo stato attuale delle nostre conoscenze. Con il nucleare si riduce la nostra dipendenza dai combustibili fossili e si riducono drasticamente i costi dell'energia; senza contare il grande impulso all'economia legato alla costruzione delle nuove centrali. 5.3 Affiancare alle centrali nucleari soluzioni «pulite» come l'idroelettrico, anche ripristinando le vecchie centrali in disuso, il geotermico e l'eolico dove l'impatto ambientale lo renda tollerabile. Il solare, allo stato attuale delle cose, non è maturo per applicazioni industriali oltre a presentare costi «occulti» di smaltimento a fine vita che ne rendono assolutamente nulla la convenienza economica. 5.4 Adottare una politica ambientale che consenta da un lato la sostenibilità delle imprese industriali, dall'altro sia assolutamente intransigente con chi inquina. Questo naturalmente senza arrivare al pasticcio di Taranto dove i lavoratori, .... salvati dalla morte per inquinamento sono destinati a morire di fame .... 5.5 Adottare una politica dei rifiuti che ad una raccolta differenziata «intelligente» affianchi inceneritori ben progettati e costruiti, abbinati alla produzione di energia ed al teleriscaldamento. 5.6 Disincentivare i microimpianti di cogenerazione da biomasse, quelli sotto il MW per intenderci, a favore di impianti di dimensioni che ne consentano la sostenibilità senza incentivi. Naturalmente deve essere vietato l'impiego di biomasse vergini favorendo l'utilizzo di tutta la biomassa di scarto (come le deiezioni animali ad esempio) ed il C.D.R. purché di qualità paragonabile ad una biomassa. 5.7 Vietare nel modo più assoluto l'utilizzo di foraggi per la produzione di biogas. Siamo ormai all'assurdo, gli allevatori devono competere con gli «speculatori energetici» per il foraggio sostenendo costi sempre più elevati che si traducono in minori profitti che possono portare ad una minore attenzione alle problematiche etiche ed ambientali. Il biogas deve essere prodotto esclusivamente con deiezioni animali, scarti provenienti dagli stabilimenti alimentari e dagli ortomercati, a cui può aggiungersi il F.O.R.S.U. ( utilizzo molto più intelligente rispetto alla produzione di compost ) ed anche i fanghi degli impianti di depurazione acque. Naturalmente questa è una semplice ed assolutamente incompleta traccia. Volendo parlare dei risparmi possibili e, soprattutto facilmente ed immediatamente attuabili, si potrebbe scrivere un libro. A titolo di esempio si potrebbero cedere le auto blu ad una o più società di «gestione flotte aziendali» eliminando immediatamente il superfluo e, soprattutto, garantendosi un contratto di appalto con costi certi per periodi medio-lunghi. Il risparmio deve essere cercato nelle piccole cose senza fare btagli indiscriminati ma eliminando una ad una le fonti di costo inutili ed improduttive ricordandosi che anche un miliardo è fatto di tante piccolissime unità.

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