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Caro Silvio

Caro Silvio, da coetaneo mi permetto un aggettivo sentito: caro. Quando annunciò la sua “discesa in campo” promise che avrebbe rivoltato l’Italia come un calzino e questo le procurò grande consenso, perché la gente aveva già chiarissimo che questa era un’indifferibile esigenza. Così non è stato a causa dei tanti diversivi, intralci, condizionamenti e tradimenti che in molti –amici ed avversari - le hanno opposto per interesse personale. Alla fine l’ha capito anche Matteo Renzi che é indispensabile tagliare il cordone ombelicale che lega politica e burocrazia – magistrati compresi - con il dimezzamento di parlamentari statali e regionali, abolizione delle province ed eliminazione di ricchi emolumenti e pensioni a fronte di nessuna oggettiva responsabilità personale. Si armi di coraggio (non le manca) e dica chiaramente agli italiani che mantenere il pubblico carrozzone e tutte le sue partecipate o enti significa mettere alla fame la maggioranza della popolazione a favore di pochi unti. Chieda un chiaro e specifico mandato, l’avrà, ma lo mantenga, altrimenti sarà del gatto.

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