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Dio, il “quiz” e l’istruzione…

Dio, il “quiz” e l’istruzione… Partiamo da qui. Io mi percepisco, io mi sento, io mi avverto, dunque, sono. Partiamo cioè da Cartesio, anche se con altre parole e senza porre enfasi sulla sola capacità della nostra mente ascrivibile a ciò che più comunemente si intende per “pensiero”. Da quel poco che so, anche per lui “pensiero” era qualcosa di molto più ampio di ciò che il senso comune (compreso il senso comune della scienza) intende per tale. Non ci dilunghiamo in tal senso, è inutile. Sembra che la partenza vada bene. Bene, ora, se io sono, a meno che io non sia Dio, deve esistere qualcosa che non è me. Preciso: io sono, se io ammetto che tutto ciò che è sono io, allora io sono Dio. Di conseguenza, tutto ciò che io anche solo avverto come fuori di me, in realtà, è in me. Per chiunque abbia il coraggio di sentirsi Dio a questo punto “è fatta”. Per quel che mi riguarda, però, il mio buon senso mi “impedisce” di credermi Dio, pertanto sono costretta ad ammetter che esiste qualcosa fuori di me e che io non avverto come me, che non sento essere me. Bene, in tal caso io e tutto ciò che è e non è me siamo Dio: per me questo è più accettabile. Dunque, Dio c’è. Per favore, qualcuno mi dica cosa non “quadra” in questo scherzo. Così, per istinto, mi piace e per questo vorrei sistemarlo, aggiustarlo, perfezionarlo per quanto possibile. Ho bisogno di qualcuno che mi smonti il giocattolo, così che possa risistemare meglio i pezzi. So da me che qualcosa non va, ma non riesco a capire cosa! Nota 1: Un ragionamento basato sulla pura capacità logica di una mente umana non sarà mai universalmente convincente e spesso risulta, pur nella sua coerenza, palesemente assurdo. Questo è ovvio, perché trattasi di “logica umana”, un modo per mettere in fila le cose insito nelle capacità dell’uomo, ma a cui non possiamo attribuire per principio nessun valore di universalità, in quanto è la nostra regola (cioè tipica dell’essere umano) e, per giunta, una regola soggettiva. Anche i polli hanno la loro “logica”. Anzi ogni singolo pollo ce l’ha ed è solo simile a quella degli altri polli: non so quanto abbia in comune con la nostra. Noi abbiamo capacità extra-logiche che ci permettono di cogliere l’assurdità di una conclusione (apparentemente) “logica”. Forse il termine “extra-logico” non è corretto, perché potrebbe trattarsi solo di un modo di porre in relazione le cose che segue un cammino diverso da quello che noi seguiamo attraverso un processo “logico” cosciente. Non è, dunque, solo questione di premesse sbagliate. E’ il metodo che potrebbe essere non adeguato. Nota 2: Per chi ritenesse accettabile il mio giochetto, la cosa non è consolatoria. Solo ciò che dimostra la nostra immortalità, se siamo sinceri, può essere davvero consolatorio, perché soddisfa il nostro bisogno più profondo: quello dettato dall’istinto di conservazione. Nota 3: “Che si deve fare per sopravvivere!”. Avrei voluto riportarlo in dialetto napoletano, ma non ne conosco in modo sufficiente le regole grammaticali. La frase è molto più incisiva e significativa nel linguaggio di pulcinella, ma questo è il paese di pulcinella dalle Alpi alla Sicilia. La mancanza di serietà è il nostro tratto distintivo, è il “tocco del maestro” per dare unicità alla sua creatura. Solo in Italia un ministro dell’istruzione che “si ritiene serio”, “molto serio”, vorrebbe “seriamente”, “molto seriamente”, buttare nel “ces….” il tempo, il danaro, in qualche caso persino i sogni (per fortuna non i miei, che in ogni caso non ho) di persone che hanno creduto “seriamente” che lo Stato fosse una cosa “seria” (per fortuna non io, almeno dal mio esame di maturità). Io sono una relativa privilegiata: non ho bisogno per la mia stretta sopravvivenza di dovermi sottoporre all’“umiliante” prova di un “quizzone”. In ogni caso l’ho fatto una volta ed ho stretto un “serio” patto con me stessa in cui mi impegnavo a non ripeterlo mai più a costo di morir di fame, a costo di restare una “marginalizzata” a vita. Dopo aver girovagato distrattamente per qualche scuola ed aver scambiato qualche battuta con un paio di presidi, la mia già scarsa voglia di dedicarmi all’insegnamento è fuggita rapida, in ogni caso non avrei mai umiliato l’intelligenza dei miei eventuali studenti e degradato il mio ruolo di insegnante valutando i miei ragazzi con il “quiz”, neanche quelli di un istituto professionale. Non trovate che già la parola in sé contiene un qualche elemento di ridicolo? E’ evidente di per sé che il “quiz” sfiora appena ciò che di più valido una mente umana può proporre. Il pragmatismo in tal caso deve necessariamente cedere il passo, deve farsi da parte. Non devo distrarmi, il mio intento principale non è rendere manifesto il mio estremismo contro i “quiz”. Il mio intento principale è testimoniare il mio estremismo contro l’intrinseca mancanza di serietà che aleggia sovrana ed avvolge ogni aspetto dei rapporti di convivenza in questo paese. Ripeto, io sono una squattrinata privilegiata e posso permettermi di essere solo un po’ nauseata dall’ultima uscita del nostro valido ministro dell’istruzione, ma ciò non mi impedisce di provare “rabbia” per coloro che hanno buttato tempo e non pochi soldi per abilitarsi attraverso le scuole di specializzazione per il “nulla”…sperando che prima o poi sarebbero stati degli insegnanti, magari solo per sfamare i loro figli, che in ogni caso non è poco. Vorrei ricordare tra l’altro al nostro “serio” ministro, che nelle scuole di specializzazione per il “nulla” si entrava per concorso, si usciva attraverso “esami di stato” (è d’obbligo usare sempre la minuscola) e tutti coloro che vi hanno partecipato hanno dovuto sostenere più e più volte (detto con Joyce) quelle “ridicole” lezioni simulate, sperando di averlo fatto una volta e per sempre, ma poveri loro non avevano tenuto in debito conto la “serietà” della scuola italiana.

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