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ERO UN INGUARIBILE OTTIMISTA

Ero un inguaribile ottimista. Ora sono guarito. Monti è stata la cura. Mi ha guarito con una cura da cavallo; iniezioni giornaliere di imposizioni, supposte di burocrazia, pillole di debito, impacchi di speculazione finanziaria, vaccinazioni di euro, inalazioni di Merkel e salassi di fiducia. Ho visto cose che Monti con il sedere rigorosamente piazzato su uno scranno universitario dal quale si è lanciato sulle comode poltrone di consulente delle istituzioni forse non ha notato o non ha capito o ha finto di non vedere perché non interessanti per la finanza speculativa che ha in qualche modo sempre rappresentato. Ho visto gente che dal niente ha creato l’economia italiana, che alla sera decideva di diventare “industriale” e la mattina dopo firmava un quintale di cambiali, comprava macchine e capannoni, assumeva operai e metteva in piedi una “fabbrica” che pian piano, a forza di cambiali, cresceva e dava lavoro a decine di famiglie. Ho visto regioni industrializzarsi e arricchirsi con la ripetizione all’infinito della stessa “fabbrica” e con l’espansione fino a livelli internazionali di alcune di queste. Regioni dove si facevano solo mobili, in altre solo piastrelle o solo scarpe o solo maglie o solo vestiti o solo caldaie. Regioni dove l’emulazione e la competizione producevano sempre nuove “fabbriche” e sempre maggior ricchezza. Ho visto migliaia e migliaia di persone e di intere famiglie lavorare in quelle fabbriche tutte uguali, comprarsi la prima automobile, comprarsi la casa, mandare i figli a diplomarsi e anche all’università, pagare un po’ di tasse, pagare tanti contributi per una pensione da fame, rinunciare a molti piaceri e risparmiare quanto più possibile perché in cuor loro sapevano che le pensioni sarebbero state da fame. Ho visto quei nuovi “industriali” fattisi sulle cambiali lavorare venti ore al giorno, alzarsi alle cinque per preparare il lavoro agli operai e andare a letto dopo mezzanotte per tirare i conti e sognare l’ampliamento del capannone, vantarsi dei metri quadrati che aumentavano della loro industria, di quanti operai avevano, di dove volevano arrivare; li ho visti anche mettere in piazza la loro ricchezza, comprare la Mercedes, farsi il villone, la pelliccia alla moglie e a chi l’aveva all’amante venuta con la ricchezza, la Porche ai figli ormai cresciuti, qualche appartamento per investire, poi la casa sulle piste da sci e infine lo “yacht”, la barca, a coronamento del successo. Molte tasse sono state evase. Ma chi se ne frega di quei soldi evasi se hanno consentito a migliaia e migliaia di persone di lavorare in quelle fabbriche, comprarsi l’automobile, la casa, far studiare i figli e preparasi alla pensione scegliendo di non fidarsi dello stato. Ma chi se ne frega di quei soldi evasi se hanno pagato l’espansione dei capannoni, l’acquisto di nuovi macchinari e la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono stati degli evasori fiscali. Ma chi se ne frega. Hanno comprato ville, auto, appartamenti e “yachts”; è tutto denaro che ha prodotto altro lavoro per tanti che così si sono potuti permettere casa, auto e istruzione dei figli. Hanno evaso molte tasse. Ma chi se ne frega. Non sono stati dei “parassiti della società”, hanno realizzato quel miracolo economico che uno stato incapace, lui si parassita con tutte le sue greppie, pastoie e clientelismi, è riuscito a demolire affogandoci in un mare di debiti; lui sì che pretende molto e restituisce niente se non fa altri debiti è “parassita della società”. A Monti, rigorosamente accomodato sullo scranno universitario e sulle poltrone istituzionali di varie commissioni, forse tutto questo è sfuggito, forse lui vedeva solo burocrati e politici influenti, banchieri più o meno centrali, petrolieri, finanzieri, speculatori sul debito pubblico, fondi d’investimento, trilateral di Rockfeller, Goldman Sachs, Moody’s e chi sa chi altri; tutte personcine che fanno soldi muovendo i soldi degli altri che per questo, per essere disponibili, devono necessariamente essere tolti dalle mani di chi vuole ampliare la “fabbrica” o comprarsi la barca e devono diventare obbligazioni, tasse, mutui, debito pubblico insanabile e debito privato che porta inevitabilmente al fallimento; che poi il fallimento è solo il modo perché creditori poco garantiti coprano prima del crac i prestiti fatti da banche più che garantite. A Monti la lezione dello sviluppo non è servita, non ne ha tratto alcun insegnamento, non ha capito (o se ne frega) che il lavoro non lo si crea con i debiti dello stato ma con i guadagni delle imprese. Tira dritto, continua a riempirsi la bocca di “crescita” che per noi è ormai una fastidiosa tiritera, a spendere e a fare e a farci fare debiti mettendoci sempre più nelle grinfie della speculazione; non sembra che voglia o abbia idea di come uscire dalla stretta e quello che fa non serve; nessuna idea seriamente risolutiva sulle riforme; né sulla semplificazione né sulla de-burocratizzazione né su una seria riduzione della spesa né sul lavoro né su nulla. E chi se ne frega dell’euro se questo ci fa stare male. In pochi mesi ci siamo impoveriti come mai era successo prima senza che il “tecnico” si inventasse qualcosa per evitarlo. Ma che “tecnico”, è un professore, un insegnante che deve passare ad altri cose che altri ancora hanno insegnato a lui. Ma che “tecnico” è quello che deve fare i “compiti a casa”. Monti non è un inventore, fa solo quello che ha studiato, svolge i “compiti a casa”. A parte il non aver detto che le banche in regime di monopolio fanno quello che vogliono più di quanto lo facciano quelle in regime di concorrenza. Ero un inguaribile ottimista. Credevo di essere inguaribile. Monti mi ha guarito. Ora sono un inguaribile pessimista. Vedo tutto nero, davanti a me il buio, fabbriche che chiudono, licenziamenti e disoccupazione crescente, costo della vita insostenibile, prezzi in aumento, lavoro in calo dove non è già finito, clienti che non possono pagare, tasse, la casa che non vale più niente e non riesce a garantire nessun bisogno, debiti delle famiglie crescenti e debiti pubblici incontrollati. Vedo una spirale di recessione che nessuna opera pubblica realizzata con altre tasse e altro debito riuscirà a disinnescare, che continuerà ad avvolgersi su se stessa per molti anni, diffonderà la povertà e creerà tensioni sociali mettendo le basi di un nuovo comunismo e di una povertà rassegnata governata da quel mondo finanziario caro a Monti capace di appropriarsi delle ricchezze reali delle popolazioni usando denaro immaginario. Grazie per averci dato Monti.

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