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quegli atleti paralitici

La cronaca: L'ha detto l’altro giorno a "La Zanzara", su Radio24, Paolo Villaggio: "Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta su una sedia a rotelle, io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina con arti artificiali. Mi sembra un po' fastidioso, non è divertente". E ancora: "Ce n’è una, cieca, che fa i 200 metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre con il bastone. La mia non è crudeltà ma è crudele esaltare una finta pietà. Questo è ipocrita". Il ragionier Fantozzi ha divorato il suo creatore, come Frankestein con lo scienziato che lo aveva generato. Bisogna stare molto attenti a partorire dei “mostri”. Inevitabilmente segneranno la nostra vita. Il conto da pagare, prima o poi, arriva per tutti. In quella “para olimpiade” di demenza senile, certamente Villaggio avrebbe vinto una medaglia d’oro. Ci sono artisti che pur di tornare sotto le luci della ribalta, perché dimenticati dal pubblico ( vedi Isola dei famosi), sarebbero capaci di andare allo Zecchino d’Oro. Altri, invece, capaci di dire "scemenze olimpioniche". Anzi, para olimpioniche. Per coerenza e rispetto nei confronti del ragionamento fatto dallo stesso autore. Bartolo Fontana P.S.: E se Villaggio, invece, avesse ragione nel mostrare raccapriccio nei confronti di una finta pietà, tale da definirla ipocrita? Siamo di fronte all'ennesimo caso di "notizia deformata" da parte di certa stampa? Se così fosse, allora, la parola "para" andrebbe inserita in molti settori, a cominciare da certi "para giornalisti".

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