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LE FERROVIE S.P.A. DEVONO SERVIRE GLI AZIONISTI, NON GLI UTENTI

Gentile Direttore, non le sembra che viaggiare con le ferrovie sia troppo economico? L'inflazione riduce sempre più il potere d'acquisto e il prezzo del biglietto viene aggiornato solo poche volte all'anno. Non è il caso di alzarlo un pochino? Ho l'impressione che lo stipendio degli amministratori delegati, pochissimi milioni di euro all'anno (CHE MISERIA), sia fermo da troppo tempo. Povera gente, devono mangiare anche loro. Devono scervellarsi dalla mattina alla sera, pensare ai problemi dei viaggiatori e, per il lavoro che fanno, sono forse pagati troppo poco. Gli utenti, coloro che si servono del treno per viaggiare, per il servizio loro offerto in termini di comfort, pulizia e puntualità (rispettivamente eccellente, ineccepibile e inappuntabile) si dovrebbero sentire in imbarazzo, quasi in colpa, a pagare così poco. Sento che da tempo i pendolari si lamentano per le tratte soppresse. Ma che cosa si sono messi nella testa? Che i treni debbano essere al loro servizio? Pretendono di andare al lavoro in treno, vogliono che sia loro riconosciuto questo privilegio, quando molti, meno fortunati, devono invece recarsi al lavoro in auto. Non si vergognano? Hanno la bella pretesa che i treni debbano essere lì, a loro disposizione, e cioè vogliono disporre di specifiche tratte e di specifici orari, infischiandosene dei bilanci delle ferrovie e criticando per partito preso le decisioni degli amministratori delegati. Questi ultimi, per fortuna, hanno a cura la salute del sistema ferroviario, che grazie a loro sopravvive. Se costoro, coscienziosamente, non provvedessero con lungimiranza a tagliare i rami secchi e soprattutto le tratte dei pendolari, il sistema inevitabilmente produrrebbe meno utili, il che potrebbe significare minori stipendi (peraltro già fermi da anni) per gli amministratori, poveretti, e minori dividendi per gli azionisti. Le ferrovie, infatti, sono S.p.A. e la loro funzione è di servire gli azionisti e produrre utili. Se non ne producono a sufficienza, è tolto lo scopo. Può capitare di dover fare pipì in stazione. Ora, in qualche stazione la cosa è liberamente consentita, ma non si può certo pretendere che debba essere così dappertutto. I servizi igienici costano e fare pipì gratis si traduce in un grave danno per gli azionisti e per gli amministratori. E' giusto perciò che si paghi. E' anche ora che la gente impari a comandare ai propri sfinteri: è una questione di educazione. Chi vuol fare pipì deve pagare, altrimenti la faccia a casa sua o al bar. I pendolari, poi, hanno troppe esigenze, fanno diventare matti gli amministratori. E' ora che si mettano in riga, che contribuiscano anche loro al buon andamento economico delle ferrovie, possibilmente servendosi non più di vecchie e luride carrette impiegate su tratte regionali, giustamente soppresse, ma di treni veloci, comodi, puliti, pagando ovviamente il giusto sovrapprezzo. Dovranno capire che viaggiare costa e che le ferrovie non possono essere al servizio degli utenti: questi sono solo un mezzo per realizzare sacrosanti e doverosi profitti. Perciò se ne stiano zitti, composti e, soprattutto, paghino. Paghino sempre di più, perché, è bene ribadirlo, le ferrovie sono una S.p.A., al servizio dei suoi azionisti. Mi scuso se un po’ di ironia è puramente voluta. Con i più cordiali saluti.

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