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IL COMUNE DI PALERMO E IL CASO GESIP: STRATEGIA PER SPILLARE MILIONI A MONTI CON L’ACCORDO DI

Egregio direttore, nella città di Palermo si sta consumando in questi giorni un atto a dir poco vile e non dignitoso da parte di un amministrazione in carica, la quale –pur sapendo anche prima della campagna elettorale per l’elezione del sindaco Orlando le criticità on cui versavano i bilanci delle aziende partecipate e in particolare la GESIP - adesso, come ultima spiaggia, fomenta il bisogno di lavoro di 1800 unità di personale di cui molti ex detenuti (dopo il no del governo monti a elargire senza alcun futuro certificato e razionale e senza un piano industriale). La strategia per spillare soldi pubblici consiste nel fatto che più volte negli anni sono stati richiesti dall’Ente grossi finanziamenti a fondo perduto per problematiche occupazionali e per ottenere detti finanziamenti si incitano i lavoratori alla rivolta sociale anche violenta “emergenza sociale” (come si vede in questi giorni e ciò con gravi ricadute sulla città di Palermo e sui cittadini onesti che non vogliono più accettare le minacce di messa a fuoco della città e/o blocchi stradali perchè coscenti del fatto che da anni le amministrazioni sono carrozzoni che pagano stipendi con soldi pubblici e pochi servizi). Ma i politici palermitani sono in grado di spacciare certi servizi come essenziali per la città che conta 9000 dipendenti solo in seno all’amministrazione comunale e 5 milioni di Euro servono solo per un mese: cosa serve bruciare 5 milioni di euro per gli stipendi di un mese? E’ intollerabile che si usino i lavoratori come masse da combattimento sociale, illusi e usati per fini elettorali e denigrati dalla cittadinanza in toto sia nel lavoro che per qualità del servizio reso e con la conseguente ricaduta economica negativa diretta sulle tasche dei palermitani . Adesso, in attesa del tavolo tecnico a Roma di martedì 11 c.m., l’A:C: continua imperterrita a cercare di aggirare la legge così come si evince da un intervista resa dall’assessore regionale all’economia Gaetano Armao: “Chiederemo di aggirare il problema delle risorse per Gesip, ovvero 10 milioni di euro che provengono dal Fas e di assegnare o i fondi direttamente al Comune o che vengano assegnate queste somme con la clausola che vadano in deroga al Patto di stabilità”. Lo Stato (nella persona dei Ministri e del Presidente del Consiglio Monti) non può fare discriminazioni tra lavoratori (veri) delle fabbriche italiane e unità lavorative della GESIP che hanno occupato negli anni posti di lavoro senza averne titolo e solo per clientelismo politico locale e anche nazionale -con il supporto della regione siciliana- utilizzano per l’ennesima volta i fondi FAS per pagare gli stipendi ad una società in fallimento da anni (anche il Generale Ugo Marchetti dimissionario ex assessore della Giunta Orlando aveva chiesto come soluzione, per salvare il Comune dal default, la chiusura dalle società partecipate). Al Comune di Palermo si ha paura di fare scelte impopolari mentre in tutta l’Italia chiudono le fabbriche; negli enti siciliani, di elezione in elezione, servono sicuramente promesse e voti, ma fino a quando? Egr. Direttore la prego di seguire la vicenda del comune di Palermo perché la fallita soc. GESIP non è “il problema” della città di Palermo, ma solo “un problema” e ciò per evitare che vi siano interessi di dubbia natura che affossino l’Ente e i servizi e soprattutto i dipendenti/cittadini vittime di un sistema e senza futuro presente/prossimo

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