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Imperialismo culturale della sinistra

Buongiorno, sarà anche l'ultimo dei problemi nell' Italia di oggi, sarà anche un tardo colpo di coda di una egemonia culturale che l'Italia civile e non schierata ha troppo sottovalutato, ma mi par davvero troppo dover leggere in modo asseverativo sul vecchio Corrierone del giorno 9 settembre, p. 29, che un protagonista assoluto della cultura italiana ed europea, un letterato di rara intelligenza, cattolico, formato dai Rosminiani, capofila nella Repubblica Partigiana dell'Ossola per il partito d'Azione, come è stato Gianfranco Contini, venga ora ascritto, a ventanni dalla scomparsa, con ovvia presunzione alla nutrita schiera degli intellettuali "di sinistra". A parte l'insofferenza per tali schematismi che giovano solo alla causa dei poveri di spirito, non occorre ricordare la annosa ostilità verso il grande filologo che l'intellighenzia di sinistra praticò diffusamente o la fedeltà alla sua formazione e al suo metodo che caretterizzò tutta l'esistenza di Contini. Ma il tempo nel suo scorrrere può rendere credibile o accettabile ogni forzatura, ogni presunzione vacua. Chissà se qualche intellettuale di fama troverà inaccettabile tale definizione, non solo un maturo insegnante di scuola italiana che ebbe la fortuna indimenticata di ascoltarne la voce e di cercare di impararne per quanto possibile la lezione. Renato Marchi

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