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Carissimo Dr. Belpietro, dato che le lettere dei suoi lettori, sono “fonte di ispirazione e spesso di notizia”, provocatoriamente, Le segnalo una curiosità che non interessa a nessuno (politici, sindacalisti, patronati), ma che, invero, vede l’Inps ed Equitalia attivamente operosi perché, nel pratico processuale, venga espunto il diritto alla tutela giurisdizionale. La parola d’ordine -- categorica ed impegnativa -- è: “Blindare il processo”, ovvero “Deflazionare il contenzioso previdenziale”. “Blindare e Deflazionare”, “comunque” e a “prescindere”. La “parola d’ordine” , invero, allarma e indigna oltre modo, atteso che, pur di interdire l’azione al fruitore pensionistico, si è fatto ricorso alla “decadenza sostanziale dall’azione” per decorrenza del termine (anni 3) computabile dalla decorrenza giuridica della prestazione. Più nello specifico, ed in modo più elementare: se il pensionato oggi ultraottantenne, fruisce di pensione dall’anno 1979 e se, per errore materiale dell’Ente (involontario o non) percepisce meno del dovuto, con danno continuativo ed ingravescente, Questi deve continuare, ad libitum, a subire il danno essendo decorsi più di tre anni dalla data di decorrenza giuridica della pensione (1979). Questa nella sostanza è la decadenza sostanziale dall’azione che preclude al pensionato di agire e reagire al sopruso. Ovviamente, di contro, l’Inps dall’azione non decade mai, tanté che può rivendicare, ad esempio, una integrazione “indebitamente accreditata”. Il pensionato, non può agire e reagire mai anche se questi, a sua volta, potrebbe rivendicare un credito per un diverso titolo (es. maggiorazione per un beneficio in quota). Perché ? Perché molto semplicemente è decaduto dall’azione (ex art 38 L. 111/11) . Questa la logica di una legge equa che molti chiamano anche Equitalia. In Italia -- in materia di previdenza più che mai -- la legge non è uguale per tutti: ciò, ovviamente, quando la legge c’è. Quando la legge non c’è ----- ovvero, c’è, ma non la si vuole fare apparire nel corretto lessico e nel legittimo assetto ----- è perché, quasi per magia, - “nell’emergenza” – e con l’ermeneutica, interviene la libera interpretazione del giudice. Nel caso di cui all’art 38 L. 111/2011, pur nella inequivocabile e legittima esplicitazione della norma, la stessa, diviene motivo di eccezione: di “legittimità costituzionale”, di “interpretazione autentica”, di “jus superveniens” oltre, si intende, di “rinvio per riflessioni” a “lungo ripensamento temporale”. Quando sarà, quando la Consulta avrà stigmatizzato che non è possibile decadere dall’esercizio di un diritto primario, da un diritto quesito, da una prestazione in fruizione, e avrà stigmatizzato che la norma di cui all’art. 38 nel suo assetto giuridico-letterale è perfetta, ovvero, “correva” nel giusto alveo della legalità e della costituzionalità, avrà reso giustizia, ma a “tempo scaduto”. In Italia ---- in materia previdenziale più che mai ---- può accadere, accade, anzi, sta accadendo, che la norma costituzionalmente corretta necessiti di differimenti temporali , ad libitum, per non consentire che il disposto normativo possa ingenerare, nell’immediato, danni economici all’Ente Assicuratore. Di questo i Sig.ri Giudici sono consapevoli. Roma 10.09.2012 Avv. Cataldo Maria De Benedictis

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