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riforma elettorale

La maggiore occupazione della classe politica italiana di questi tempi è discettare di riforma della legge elettorale. Ci si lamenta del progredire dell’antipolitica, dell’avanzare di movimenti di protesta scarsamente propositivi, viene manifestato il desiderio e la volontà recuperare gli elettori in fuga verso l’astensionismo, vengono espresse intenzioni di cambiamento e di rinnovamento della politica e dei suoi rappresentanti. Tutti questi problemi potrebbero essere facilmente risolti, se lo si volesse davvero, con piccolo cambiamento nel meccanismo elettorale, senza alcun onere aggiuntivo per i contribuenti. Tale cambiamento potrebbe applicarsi ugualmente bene a qualsiasi sistema elettorale: maggioritario, proporzionale, a doppio turno e quant’altro, nonché ai “porcellum” di ogni sorta, presenti, passati e futuri. Basterebbe dare agli elettori la possibilità di esprimere il loro voto o in termini positivi a favore di una lista e di un candidato o in termini negativi contro una lista e un candidato. Sulle schede elettorali basterebbe mettere a fianco di ogni simbolo e di ogni candidato un sì e un no: ogni elettore sarebbe libero di decidere se esprimere un voto positivo con un sì, oppure se nessuno dei simboli e dei candidati gli aggrada, ma in compenso c’è un simbolo e un candidato che detesta più degli altri, potrebbe esprimere un voto negativo con un bel no! Con questo sistema non ci sarebbe bisogno di votare movimenti di protesta per esprimere la propria disapprovazione contro la classe politica. Si indurrebbe la stragrande maggioranza degli astensionisti e degli indecisi a tornare a votare. Si scoraggerebbero le nomenclature di partito a presentare personaggi che hanno scontentato troppo e troppo a lungo gli elettori, perché porterebbero in dote troppi voti negativi, mentre favorirebbe un reale rinnovamento: un volto nuovo almeno non porterebbe voti negativi. Il conteggio dei voti sarebbe la risultante della somma algebrica di voti positivi e voti negativi. Va da sé che i candidati che hanno più voti negativi che positivi è meglio che non si facciano più vedere e si cerchino finalmente un lavoro anche loro (possibilmente produttivo e non parassitario). Infine è meglio per tutti che i cittadini possano cambiare la classe politica utilizzando i metodi della democrazia, perché se questi non consentono il cambiamento, quando certe situazioni economiche e sociali diventano insostenibili il cambiamento avviene ugualmente, ma con modi meno indolori, come la Storia insegna.

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