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Il PD ci fa o ci è?

Sorge un dubbio guardando la ( le?) lotta interna al PD. Bersani, Bindi, Veltroni, Fassina, D'Alema, Renzi... tutti esponenti con storie, con teorie, con età differenti ma nessuno di loro è capace di imporre una linea guida unica. Perchè? La risposta si può rintracciare nella mentalità dominante nei partiti italiani della seconda Repubblica: i partiti sono autoreferenziali e preferiscono parlare più tra di loro e al loro interno piuttosto che agli elettori tipici e a quelli probabili. Insomma, è disdicevole sentire parlare continuamente di primarie e al tempo stesso demonizzare sia questo strumento che coloro che vogliono parteciparci. Un esponente di partito non può pensare di autolegittimarsi presso le conventicole di partito o presso i soliti noti ma deve legittimarsi attraverso programmi reali e fattibili da proporre al partito stesso e alle diverse anime che lo compongono. Bersani e la gerontocrazia che lo sostiene (il novello scrittore Veltroni e il velista D'Alema e l'arcigna Bindi) perdono ogni giorno di più nei confronti di Renzi, che nella sua giovinezza e anche inesperienza tattica, risulta altresì cento volte più credibile di politici di vecchio stampo, di lunga esperienza ma al tempo stesso caratterizzati da fallimenti continui. Renzi, che a giorni porterà alla luce un suo programma, può essere la ventata di novità di cui il PD ha bisogno con urgenza e così l'intero Paese. Non sempre il sentiero tracciato è quello migliore da percorrere; a volte è necessario uscire dal tracciato e avere il coraggio di scelte innovative per assicurare un futuro migliore ad un Paese in coma come il nostro. Il PD ha un' occasione che il PdL al momento non ha (Berlusconi si ritira in vacanza, Alfano tace e Tremonti si riorganizza: in pratica, nulla di pericoloso in campo elettorale): avere un candidato giovane, credibile, rassicurante e che può crescere ancora politicamente se ne sarà capace. Se perderà anche questa occasione, il PD continuerà a volare basso. Antongiulio Staniscia

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