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GIUSTIZIA A SENSO UNICO?

GIUSTIZIA A SENSO UNICO? Apro un cassetto e prelevo un album di foto. Sono ricordi che gelosamente custodisco perché appartengono alla carriera lavorativa di mio marito Giampiero Ferri (ex appartenente al Reparto Operativo- Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Parma). Inizio a sfogliarlo e mi accorgo che sono due anni che non inserisco più fotografie, articoli della gazzetta, apprezzamenti ed elogi a suo carico. Con il nodo alla gola leggo "… Ufficiale di P.G. già distintosi in precedenti operazioni di servizio, portava all’arresto di 26 pregiudicati…. " "… addetto a nucleo operativo con altissima professionalità e non comuni doti investigative ed elevatissimo spirito di sacrificio svolgeva un ruolo che consentiva di disarticolare tre sodalizi criminosi…." ""…distinti requisiti morali militari e di carattere…." "convinto e partecipe impegno senza risparmio di energie nel delicato settore della polizia giudiziaria…." E poi ancora articoli pubblicati dalla Gazzetta di Parma "…Nell’auto aveva una pistola, una bomba eroina purissima e 13 milioni di lire in contanti" – "… sgominata la gang della droga…." Eccetera eccetera. Numerosi articoli relativi alla festa dell’Arma dal titolo "premiati i più meritevoli…" L’elenco potrebbe continuare fino all’ultima indagine portata a termine con successo che risale a circa tre anni fa. Ricordo che al termine di una delicata operazione antidroga conclusasi con il sequestro di circa 25 chili di cocaina, insieme ai colleghi di mio marito e le rispettive mogli e figli e il Pubblico Ministero che aveva coordinato l’indagine, ci eravamo riuniti per condividere l’impegno profuso in questa delicata operazione. Mai più mi sarei aspettata che poco tempo dopo, a seguito di un retroscena dell’indagine denominata Green Money, la stessa Autorità Giudiziaria, che pochi mesi prima vantava il successo della citata operazione, si identificava con chi aveva richiesto l’avvio dell’azione disciplinare nei confronti di mio marito e del suo collega. L’accusa era quella di avere intralciato lo sviluppo dell’iter processuale…. "Di avere compromesso il necessario rapporto di fiducia tra la S.V. e l’A.G. di Parma…. " L’arma cosa ha fatto? Senza fare alcun accertamento richiedeva al comando Legione di Bologna il trasferimento di mio marito accusandolo "… di aver creato un persistente danno di immagine all’Arma e alle istituzioni. Da allora per mio marito niente più elogi ed apprezzamenti e gli articoli di cronaca "conclusasi con successo", lasciavano il posto ad affermazioni false e calunniose nei suoi confronti. Che si trattasse di accuse infondate lo confermò la commissione di secondo grado per i giudizi disciplinari a carico di Ufficiali ed Agenti di P.G. presieduta dal Giudice Pier Camillo DAVIGO, che assolveva mio marito e il suo collega con un lapidario "PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE" sconfessando tutte le accuse iniziali. In seguito a questa sentenza, tutti ci aspettavamo il suo reintegro a Parma ma l’Arma dei Carabinieri rigettò l’istanza di revisione del trasferimento motivando "…permane la situazione di incompatibilità che a suo tempo diede luogo al provvedimento di trasferimento da ricercarsi tutt’ora nella compromissione del rapporto di fiducia, nel persistente danno di immagine arrecato all’Arma dei Carabinieri e alle istituzioni". E proprio su quest’ultimo rigetto che mi sento di affermare quanto segue: se per kl’Arma dei Carabinieri permane la situazione di incompatibilità nonostante la sua piena assoluzione, significa che chi ricopre determinate cariche nella scala gerarchica ha il potere di decidere sul futuro della vita altrui. A costoro forse non appartiene l’Umiltà di riconoscere i propri errori e la Giustizia non ha carattere di reversibilità. Se è così in famiglia (che considero la PRIMA ISTITUZIONE EDUCATIVA) dovrò rivalutare tutti i principi e valori che ho cercato di trasmettere a mio figlio. Al momento, alla luce dei fatti, mi sto convincendo, e non solo io, che non è certo mio marito a creare danno di immagine all’Arma e alle istituzioni perché da sempre (ricordo il giuramento – nei secoli fedele) ha svolto questa missione proteggendo, aiutando, sostenendo e soprattutto garantendo la legalità. Qualcuno… chissà per quali motivi, forse interessi personali o forse altro gliel’ha sottratta. Allontanandolo dalla propria sede e negandogli il suo reintegro dopo che la commissione lo ha assolto, mi fa pensare che "chi fa bene il proprio dovere diventa un personaggio scomodo per certe istituzioni". Mi dispiace dovermi convincere che a seguito di questa vicenda dai connotati assurdi e ingiusti, il danno di immagine all’Arma dei Carabinieri e alle istituzioni, ha come protagonisti "alcuni" che ancora vi appartengono. Mi marito ne è uscito senza che nessuno abbia potuto scalfire la sua dignità di UOMO. Fontanellato, il 11 settembre 2012 Cristina Ghini Tel.3313601172

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