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L'INFORMAZIONE A PAGAMENTO NON È GIORNALISMO!

L’enormità dell’ennesimo scandalo che coinvolge l’informazione, questa volta tutta ferrarese, lascia poco spazio a dubbi. Programmi di approfondimento 8anche su un Ospedale, quello di Cona, la cui vicenda dà ancora il voltastomaco) pagati a suon di centinaia di migliaia di euro non possono che allarmare i cittadini estensi ed emiliano -romagnoli quantomeno, la cui informazione pare a dir poco pilotata. Prima però di cominciare l’analisi voglio assicurare della completa stima nei confronti dei molti colleghi che a Telestense lavorano e a chi dirige la redazione, non già perché l’unica ombra la può far calare l’Ordine ma anche perché è pubblicista come me, e io lo sono perché personalmente non amo il professionismo, Dalia Bighinati non so! Prima di far la morale alle Tv nazionali, nei cui gangli certo si annidano questioni molto spinose e spesso poco trasparenti, sarebbe il caso di non avere scheletri da centinaia di migliaia di euro nell’armadio, onde evitare figure poco edificanti come quelle che sono emerse oggi sui quotidiani. Certo, sono d’accordo che fare inchieste costa, e che forse sbattere solamente in prima pagina documenti senza indagare e analizzare le questioni è riduttivo, ma almeno lo si è fatto! Non ci si venga a raccontare di “dare la massima trasparenza” quando sappiamo bene, e lo avevo persino scritto un mese fa proprio su Libero, che molti servizi, come poi è stato appurato dalla Nuova Ferrara, sono assolutamente a pagamento. Spazi autogestiti dove ci si può pavoneggiare, raccontare storielle o discutere senza un contraddittorio pungente e stimolante. Lo stesso Ordine dice: “il giornalista non deve nemmeno comparire” in queste situazioni eppure così non è stato. Ma andiamo più a fondo. I soldi usati sono pubblici e il loro impiego risponde alla precisa logica “tutto va bene, madama la marchesa” lasciando in una coltre fumosa tutti gl’eventuali problemi che sempre più spesso altre testate hanno documentato. C’è poi un serio problema di autorevolezza di Telestense, che di striscio colpisce la professionalità dei bravi colleghi che ci lavorano, perché se il committente dei lauti contratti era anche oggetto di cronaca ci si potrebbe chiedere se si è dato conto delle notizie con imparzialità. Infine il problema è politico. Amministrazione e giunta sapevano? Hanno concordato queste campagne di comunicazione oppure è stato tutto frutto del direttore generale (che non è esattamente avulso dalla politica cittadina) e che quantomeno per onestà intellettuale, dovrebbe spiegare certi comportamenti. Speriamo che questo momento diventi l’occasione per fare chiarezza su rapporti che mi auguro diventino trasparenti e magari l’occasione anche per confrontarsi con la cittadinanza in un bel convegno su questi temi. Domande forse troppo puntuali di cui forse manco verrà dato conto. D’altronde io non posso pagarmi la messa in onda! Lorenzo Barbieri

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