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Scuola

Gentile direttore vorrei esprimere un'opinione a proposito di Scuola. Scuola Argomento di interesse. Spesso se ne sottovaluta l'importanza, ma spesso se ne sopravvaluta l'importanza. La scuola è un pezzo di “convivenza civile”. Discorso lungo e complesso come ogni cosa che ci riguarda, ma in un mondo che vuole essere (stupidamente?) “smart” occorre “semplificare”. Passerà, magari tra mille anni, questa mania del “click” passerà. “Smart” ha lo stesso “sapore” di “quiz”! A proposito di questo complicato affare, vorrei porre il puntino sulla seguente questione. La scuola è il primo “arto” di Stato con cui il giovane cittadino ha impatto diretto, il primo rapporto non filtrato che un individuo ha con il “simbolo” del collettivo, con la faccia della “comunità” di cui, suo malgrado, fa parte. L'immagine, l'idea che ciascuno di noi si porta dentro dello Stato, almeno da quando c'è la scolarizzazione di massa, ha molto a che fare con il nostro impatto (o scontro) con la Scuola. Prima che qualcuno ci parli “a chiacchiere” dell'educazione civica, l'educazione civica di una nazione si manifesta, si “disvela” (quanto mi piace questa parola!) nella Scuola, dai gabinetti alla palestra, dalla sedia agli infissi, dal tono di voce con cui l'insegnante fa l'appello agli spazi per la ricreazione. E' il complesso che fa la Scuola e questo complesso, per i ragazzini in transito, è lo Stato. Che idea conscia o inconsapevole, secondo voi, si potrà mai formare dello Stato un ragazzino costretto a tenere il cappello in classe, perché l'infisso “scassato” gli manda lo spiffero direttamente nell'orecchio? Pensate un po' cosa deve pensare, che idea deve farsi dello Stato di cui, gli dicono, fa parte, quando gli casca il tetto in testa o non può andare in palestra perché è allagata. Pensate come deve essere contento di farne parte (dello Stato) quando (ma, per sua fortuna, è una rarissima eventualità!) gli casca in testa proprio la Scuola: proprio lo Stato che gli casca in testa! Passiamo a cose più leggere. Il compagno raccomandato (strabiliante, davvero fantastico, in questo paese ci sono i raccomandati anche alle elementari!) prende voti più alti dei suoi. E' vero, si dice, la prof di storia è brava, ma quello di matematica si legge il giornale in classe. La bidella poi...ma quant'è sporca sta' Scuola! Quasi quasi in bagno non ci vado. Lo Stato si “disvela”. Lo Stato si fa conoscere. I muri della palestra “fanno” lezione di educazione civica. Quanto sono chiacchierona. Tante scemenza per mettere il puntino sull'annuncio del “computer” per classe. Mi si creda: non sono del partito dei “giovani”. Detesto le semplificazioni. Io sono, in astratto, del partito di chi è capace: l'aspetto pratico, ammetto, non è banale da districare. Ma questo annuncio sa di “vecchio”, di vecchio che vuol mostrare di avere una mentalità, una visione da giovane. Se fosse davvero giovane, non d'età, ma nel pensare, saprebbe benissimo che tutti i ragazzi, anche quelli che sanno a stento leggere e scrivere, quelli che non sanno sommare due frazioni, sanno invece usare un PC, un “computer” (forse anche meglio di lui, chi può dire, in qualche caso certamente). Sono fuori da questo gioco davvero poche realtà, che definire marginali è anche troppo. Di media questi ragazzini sanno usare software più o meno complessi e tu, guardandoli, ti chiedi esterrefatto, proprio come se fossi “fatto”: “ma questo non conosce l'aritmetica di base e sa far conti con l'excel?!” Solo per un ultra cinquantenne l'uso di certa tecnologia è fantascienza, profuma di intelligenza o di sapere, di moderno e di futuro: per questi ragazzi è solo presente, forse già passato prossimo. A margine di questo discorso, piuttosto, mi sentirei di dire che, dal punto di vista didattico, la scuola dovrebbe mettere una “pezza”, provare ad arginare l'idea diffusa che le soluzioni passino attraverso una “macchinetta”. Dietro ogni “macchinetta” c'è la logica di un uomo e quella “macchinetta” non può andar oltre la logica dell'uomo che ne ha permesso le funzioni. L'unica macchinetta che può andare oltre è la nostra testa, quella progettata, per certi versi magnificamente, dalla Natura. Ancora a margine, un'osservazione sul valore, diciamo così, educativo della tecnologia. Ogni volta che qualcuno propone la visione di un'educazione possibile attraverso l'uso della tecnologia a me viene subito in mente l'immagine di gente che mozza mani e teste con la destra, mentre manda SMS o usa facebook con la sinistra o quella di qualche abilissimo ingegnere informatico, diciamo indiano, che, mentre programma con la destra, non tocca l'uomo alla sua sinistra, perché appartiene alla casta inferiore. Queste però sono note a margine. Io il puntone lo voglio mettere sul principio che la Scuola è una lezione di educazione civica. E prima della didattica, prima del computer per classe, viene il cittadino, ragazzino che sia. Viene la sua incolumità, viene un ambiente salutare (perché non la dismettiamo questa polvere di gesso!), viene l'idea di dare l'idea che lo Stato, di cui gli dicono fa parte, davvero si preoccupa e si occupa di lui, che lo Stato si fa garante innanzitutto della sua sicurezza, del suo “benessere” in quanto persona, prima che come ricettacolo di nozioni, seppure di informatica. Preoccuparsi ed occuparsi del cittadino è il compito dello Stato seppur nell'ambito, all'interno delle condizioni al contorno che la collettività ha fissato come di Sua legittima competenza: la scelta delle “competenze” dello Stato è problema complessissimo, ma il principio di preoccuparsi ed occuparsi resta valido. Voglio essere propositiva. Nella Scuola prima che del computer per classe, tra le altre necessità per me prioritarie, andrebbe ripristinata un po' di forma che, come gli anglosassoni ben sanno, ha alto valore educativo: chissà perché da loro copiamo sempre il negativo e mai che ci venisse in mente di imitarli nel positivo! Ebbene sì, proprio la tanto maltrattata forma. Che razza di gente siamo noi umani! Sempre troppo o troppo poco, mai che riusciamo a navigare nel “giusto mezzo”... forse perché è cosa davvero difficile. Ovviamente queste parole sono ingenuità. Il computer fa scena. Aggiustare gli infissi, le palestre eliminare il gesso (che è davvero moderno) sono cose “serie”, cose con il “loden”, ma “sceme” e non fanno “scena”. Infatti, sono seriamente non ritenute priorità. E sia. Io odio l'ipocrisia più di ogni altra cosa e, quindi, penso e scrivo peccando coscientemente di ingenuità. Resta però vero, per quanto vera possa mai essere un'opinione umana, che l'educazione civica l'insegnano gli spifferi ed i bagni puliti ancora prima degli articoli della Costituzione. Provate ad immaginare di camminare per una strada linda, un viale alberato, tenuto perfettamente in ordine e provate a pensare che sensazione provereste a buttare a terra una cartaccia. La maggior parte di noi difficilmente ne avrebbe l'ardire; qualcuno ovviamente lo farà, ma la maggior parte se ne asterrà. Cosa accadrebbe se ci trovassimo a camminare in un vicolo sporco e puzzolente, dal quale, come per magia, spunta un “internet point”? La risposta a ciascuno. Pregherei anche il Ministro di provare a darsi una risposta.

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