Cerca

ALLA DESTRA DI RENZI

ALLA DESTRA DI RENZI Pare proprio che l'andare ad ascoltare Renzi voglia diventare la moda politica del momento, un imperativo categorico per gli addetti ai lavori, pena il sentirsi démodé, non essere su facebook, non usare twitter. Renzi, più Checco Zalone che Avatar, è il film che non puoi non andare a vedere, che vale almeno il biglietto. Renzi, più Pulcino Pio che Lontano dallo stress, come il tormentone dell'estate che non puoi non aver sentito e magari canticchiato sotto la doccia. Battute a parte, Renzi merita molto più dei nostri orecchi, anzi, ascoltarlo soltanto rischia molto presto di stancare l'uditorio, persino di annoiarlo come è successo al sottoscritto alle due convention di Firenze - si lo ammetto, una non mi è bastata - dove l'ansia del nuovo si è esaurita più all'entrata che non all'uscita della stazione Leopolda. Occorre aiutarlo concretamente, partecipando ad esempio alle primarie - sempre che il politbüro democratico lo consenta - facendo si che per loro tramite e grazie agli inattesi effetti collaterali, possa compiersi l'opera di demolizione di quella sinistra, ancora saldamente al vertice del Pd, erede e figlia legittima del pci, del pds e dei ds. Un compito difficile ma meritevole di lode per Matteo Renzi, giacché solo l'incontro tra un giovane democristiano - nel senso positivo del termine - e le primarie "senza se e senza ma" poteva sorgere questa occasione. Ma il dubbio è un altro.  Può un ligio e fedele rappresentante del grigio sistema di potere e di governance  che da quarant'anni anni padroneggia questa regione, che anno dopo anno cede il passo al resto d'Italia sotto il profilo economico e politico, essere l'alfiere di un nuovo modo di pensare la politica di questo paese? Non lo credo. È davvero un fatto straordinario che, in tempo di recessione economica, di crisi della politica e di vasta disoccupazione, chiunque parli alla pancia degli italiani riesca riempire una piazza piuttosto che una stazione, oppure quel "chiunque" diventa un fenomeno solo se sorge da sinistra? C'è davvero differenza tra la rottamazione di Renzi, la ghigliottina di Grillo, la grammatica di Di Pietro o la prima Lega Nord soltanto perché il primo usa un tono giovanile e moderato dai tratti ganzi per esprimere, tra l'altro, l'unico concetto cui lo accomuna l'uomo della strada? Per favore, non meravigliamoci di coloro che, sempre più disadattati in un Pd che vira a sinistra, scoprono nel giovanilismo e nel carisma del leader valori fino a ieri deprecati, frutto di una cultura politica figlia di un dio minore. Non ho niente da muovere a Renzi in queste considerazioni, al quale anzi riconosco un ottimo uso delle circostanze e della comunicazione, a scapito di nessuna vera novità politica o amministrativa. Anche lui umanissimo, anche lui incapace di gestire una nevicata o di evitare le dimissioni dei propri assessori, capace di scrivere un libro dietro l'altro, di girare radio, tv, feste e sagre e, contemporaneamente, trovare il tempo di fare il Sindaco di Firenze, dandola a bere a parecchi a quanto pare. Con le dovute proporzioni, avessi fatto lo stesso nel mio comune sacrificando alla mia ambizione i tanti problemi del momento e le piene responsabilità del ruolo di Sindaco, i miei concittadini mi avrebbero già dimissionato, assai poco lusingati da sentirsi il trampolino di lancio del loro giovane amministratore. Un impegno alla volta, un incarico alla volta e, prima di ogni cosa, rispetto del mandato avuto dai cittadini.  Mi permetto soltanto di usare Renzi, forse di abusarne, per far risaltare tramite l'era del web in cui egli come altri muove e genera consensi, il clima da alto medioevo imperante nel centrodestra,  nella deriva cortigiana e dinastica di un padre nobile lasciato solo al comando, più per la mediocrità dei circoli di corte che per la sincera devozione degli elettori rimasti. Un'area politica arida, desertica in Toscana, dove germoglia la mediocrità, tra rarissimi fiori di meritocrazia, dove il seme di un Renzi qualsiasi non può nemmeno pensare di attecchire, tanti sono i rovi ad ostruire il passo. Difatti, se a sinistra le primarie offrono un'opportunità di cambiare leader, dirigenti ed amministratori, seppur tra trucchi ed ombre, a destra vige coerentemente la più becera cooptazione, personale o correntizia a seconda della geografia, per ogni carica superiore al consigliere comunale. Una realtà nettissima che resta, svaniti i consensi elettorali nazionali, la più grande zavorra del Pdl dopo il fallimento di quella fusione rinviata e mancata dai giorni del predellino. Quando l'elettore deluso del centrodestra guarda al Sindaco di Firenze come l'unica alternativa per risolvere i problemi italiani, la responsabilità è unicamente dello stesso centrodestra, nei cresciuti limiti della sua leadership e classe dirigente, quanto nelle troppe promesse non mantenute di questi anni, dalle meno tasse, ai mancati posti di lavoro, allo sviluppo del paese sacrificati sovente al biasimo della cronaca giudiziaria e, novità, di quella rosa. Tanto che gli avversari Renzi non li ha tra noi ma da sempre in casa propria, che anche l'assenza di competizione elettorale in Toscana è frutto tanto del dominio creato e consolidato dalla sinistra quanto dell'inadeguatezza completa delle alternative tentare finora. Risalire la china ora è impresa più che mai disperata, non resta che lasciare crollare quella casa che abbiamo contribuito a creare per ritrovarla senza fondamenta, rimettersi in cammino ripartendo dai cittadini e dai produttori di lavoro e di ricchezza portando con noi valori e principi che possano essere ancora valido punto di riferimento per la società Italiana di questo secolo certi che, ritrovando sul percorso lo stesso Renzi, senzatetto forse per sfratto forse per scelta, sarà naturale oltre che piacevole provare a camminare insieme per cambiare l'Italia. Vittorio Fantozzi Amministratore Pubblico classe 1978 Sindaco di Montecarlo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog