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La retta via smarrita da riprendere

La retta via smarrita da riprendere di Giovanni Carlini Parlando con gente del posto, qui in America, molti mi chiedono cosa stia accadendo in Italia. Ovviamente glielo spiego e loro non capiscono. Allora uso parole diverse per il medesimo concetto e ancora non capiscono. E’ chiaro che a questo punto il problema non è loro ma mio! Vediamo dove sono gli errori. Affermo che il nostro paese è una democrazia matura e loro mi rispondono, come fa ad esserci un governo in carica non votato? Spiego che è stato voluto dal Presidente della Repubblica e mi si chiede in forza di quale autorità, senza aver né sciolto il parlamento né preso atto di una ipotetica sfiducia al precedente governo che non è stata dichiarata e nonostante tutto ciò viene dichiarato, dalla mattina alla sera, un governo nuovo. Effettivamente quanto accaduto, circa un anno fa, è ritenuto da molti, un colpo di stato. Però questa è una posizione nazionale, che gli americani, traducono a colpi di concatenazione legislativa, per cui se manca un passaggio, crolla l’intera struttura. Chiedo se sia questa la motivazione della sfiducia all’Italia e mi si risponde che sono più affidabili la Francia e la Germania, perché in quei paesi si sa esattamente chi governa e qual è lo spirito della Nazione; in Italia no. Da queste considerazioni matura una considerazione di fondo sul nostro Paese leggendo le ultime notizie su circa 180.000 esuberi dall’industria, in discussione al Governo. C’è poi il caso dell’Alcoa che pone una domanda: se gli italiani hanno votato contro il nucleare, perché stupirsi della chiusura dell’Alcoa? In mezzo a tanta confusione serve ristabilire i grandi principi, senza i quali il Paese può solo peggiorare. Quando chi perde il lavoro ormai si conta a colpi di decine di migliaia, serve la politica, ovvero la ricerca di un grande accordo (new deal) che pur scontentando qualcuno (forse i sindacati) cerchi di riunire la Nazione. Non ci serve una sinistra che demonizzi la destra e viceversa, ma un qualcosa che aggreghi le persone intorno a semplici problematiche: cosa vogliamo essere fra 6, 18 e 36 mesi? Probabilmente gli attuali partiti non rispondono più a questa necessità da cui è scaturita quell’alchimia costituzionale del “governo del presidente”. L’aggravarsi della crisi conferma che non abbiamo gli strumenti per poter reagire, quindi serve un rinnovamento del Paese che un prof. di economia non può fare. Non si tratta più di ridurre la spesa curando la ferita e uccidendo il paziente, al contrario necessita una classe politica “nuova” (tale non per età ma per mentalità) che intorno a un tavolo costruisca di nuovo la Nazione. I commenti della stampa italiana affermano che mai, dalla fine del secondo conflitto si sono riscontrati tanti problemi in economia e disoccupazione. Ebbene qui c’è da fare i conti con un fallimento della politica che coinvolge almeno gli ultimi 12 anni. Ma non è questo un motivo sufficiente per sospendere la politica, che invece va rinnovata. Concludendo, per risolvere i nostri problemi serve la politica, realizzata da nuovi personaggi reclutati da più contesti diversi, senza peccare a sinistra come a destra, perché sono dimensioni ideologiche superate o comunque da tarare nuovamente su scenari completamente mutati rispetto alla fine dell’800 dove maturarono. Purtroppo però le nuove formazioni politiche non stanno nascendo per unire, il che è comprensibile per guadagnarsi uno spazio adeguato, ma in controtendenza rispetto a quello che il Paese richiede. Come se ne esce? Il primo passaggio è di convenire su quanto superato sia il governo che non risponde agli elettori e procedere alle elezioni, sperando nello scioglimento degli attuali partiti o in una loro severa penalizzazione per rivolgersi a chi? Ecco il problema! AAA cercasi urgentemente una nuove classe politica, fornita d’idee e posizioni concilianti per un paese diviso.

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