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Estasi dell'oro

Mi chiamo Pietro Pellillo. Sono un grave disabile motorio affetto da SLA dopo aver vissuto 45 anni una vita normale cadenzata da studio, lavoro, interessi e quant’altro tra alti e bassi. Vivo in questo recondito scenario che è la città di Roma, dove le contraddizioni sociali, culturali, storiche ed architettoniche appaiono dietro ogni angolo seppur nascosto e dove a volte l’aria e la luce hanno una caratteristica così particolare da sembrare scene di un sogno. Sto seguendo con profondo sconcerto e inquietudine le notizie circa le discutibilissime azioni messe in atto dal gruppo PDL (per ora il solo) nella Regione Lazio. Che strano!! Ho creduto, sperato ed intimamente sicuro che ci potesse essere una vera ventata d’aria fresca che avrebbe spazzato via la cancrenosa situazione di assunzioni parentali, partitiche o per conoscenze in alto loco (non morale/etico ma opportunistico). Dovevo arrivare a quest’età per rendermi conto di vivere in un paese bizzarro, molto ma molto caratteristico, particolarmente singolare. Ho passato tutta la vita nel tentare di avere un comportamento sociale più che corretto e la stessa cosa ho preteso di insegnare, od almeno ho tentato, ai miei figli; per non dover mai piegare la testa ed abbassare gli occhi di fronte alla realtà sociale che via via si veniva a creare. Io disabile per malattia e costretto al pensionamento (a 58 anni) per tale disabilità, mi chiedo a cosa possa servire tutto questo nostro sacrificarsi quando poi per una vita senza pensieri economici basterebbe una semplice conoscenza, una semplice adesione a un partito, un semplice arrivare a compromessi, anche se molto molto duri per il proprio Animo e Coscienza, anche senza averne le pur minime capacità? Ciò che più mi attanaglia e mi sconvolge è il vedere che mio figlio non può applicarsi appieno ai suoi studi universitari, non può programmare la propria vita come sarebbe suo Diritto con un lavoro, perché deve quasi sempre sostenermi fisicamente, insieme e coordinato con mia moglie, seria e professionale Operatore culturale presso l'istituzione Biblioteche dello stesso Comune di Roma (ora anche lei in malattia per un serio e preoccupante Mieloma Multiplo). E vedere la vita di mio figlio scorrere senza futuro e programma non per sua scelta, ma per obbligo d’amore filiale, dopo la mia malattia questa di mio figlio (29 anni) è una seconda morte morale per me. E’ troppo. Ciò anche perché se io avessi le debite, opportune ed adeguate conoscenze o fossi capace di mostrarmi a prescindere dalle capacità, allora potrei aiutare mio figlio. In tale contesto nebbioso, quando penso che mai: · verranno introdotte norme sul prepensionamento dei familiari che assistono le persone gravemente disabili; · verranno stanziati fondi perché la vita di noi persone con disabilità possa diventare Indipendente, considerato ed assodato che visto che la nostra libertà e l’uscita dalla condizione di subalternità è l'Assistenza Personale; · potranno essere previsti fondi per malati SLA per mancanza di fondi e contemporaneamente esiste questo spreco enorme degli stessi fondi che potrebbero forse non risolvere i nostri problemi (non siamo ingenui), ma sicuramente renderebbero la nostra Vita più Indipendente, più legata al diritto universale della autodeterminazione di ogni essere umano. Non si può colpevolmente nascondere o sottacere che la mia realtà quotidiana del vivere, come quella di tantissime altri miei consimili, se non vivesse nell'amore e nell'ambito familiare non avrebbe possibilità di esistere, sia da un punto di vista affettivo che economico. Lo Stato inteso come tale ha abdicato tutta la propria funzione alla solidarietà ed amore di famiglie e volontari. E ciò lo trovo estremamente grottesco. E violento. E così verificare che delle persone rubino, sprechino e gestiscano tanti, tanti soldi pubblici in modo così truffaldino e totalmente oscuro, mentre esistono persone che, lottando quotidianamente per non soccombere nel mare delle proprie necessità di vita, potrebbero trovare grande giovamento con quelle stesse risorse che questi signori sprecano in modo così impudente e sfrontato. E’ ciò è profondamente disgustoso. Tipi simili esisteranno sempre ma voglio urlare basta con i Penati, i Lusi, i Belsito, i Fiorito e tanti altri e loro accoliti che non meritano neanche un po’ di quel rispetto che non si nega ad alcuno. Nella mia vita reale sto galleggiando in mezzo al mare e la terra che scorgo in lontananza sembra allontanarsi sempre più. C’è uno splendido e caldo sole in uno sfondo blu chiaro e scuro. So che non posso e non potrò mai raggiungere la terra, ma non ho il minimo timore come se la coscienza della fine rappresentasse la normale conclusione del sogno. L’unico terrore è che, di fronte al capolinea motorio, la mia mente possa affievolirsi e arrendersi all’insormontabile blocco fisico “perché è troppo doloroso”. Terrore che, mal sopportando il corpo, annienta la mente e fa l’animo sterile. La vita, per me, non è vivere con sopportazione il dolore, ma non avere terrore, non avere la mente annientata e l’animo sterile. E quasi quasi mi viene da pensare che non sarebbe male auspicare che tali signori di cui sopra e tutti i personaggi come loro provino questo cotanto dolore. Che Dio mi perdoni. Pietro Pellillo

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