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imprenditrice stanca

Lettera di una cittadina nonché piccola imprenditore. Siamo un’azienda a carattere familiare anche se la burocrazia e le istituzioni ci considerano al pari di una industria visto che siamo una s.r.l. Siamo nati nel 1960 e negli anni non abbiamo mai cambiato marchio. Inizialmente lavoravamo in modo artigianale vetro e metallo. Quello che richiedeva il settore dell’arredamento bagno negli anni “60 e “70. Con l’evoluzione del mercato ed il miglioramento del tenore di vita degli italiani abbiamo trasformato la produzione rivoluzionando completamente l’azienda più volte per inserirci nel settore del legno con continui investimenti per l’aggiornamento tecnologico ed infrastrutturale. Ci siamo specializzati prima con lavorazioni di serie poi sempre più nel settore del “su misura” per garantire qualità e servizio ed essere competitivi nel mercato. Tutto ciò sempre pagando in proprio il costo dei cambiamenti, della ricerca, delle sperimentazioni. Ci siamo sempre comportati onestamente pagando e rispettando gli oneri dovuti. Non abbiamo mai licenziato né messo in cassa integrazione nessuno dei nostri collaboratori. Anche nei periodi di crisi abbiamo sempre pagato di tasca nostra per cambiare e ritornare competitivi. Tutte le crisi viste erano però passeggere. Si trovava sempre la forza di essere ottimisti perché si intravedeva un percorso, una fine. E le difficoltà non erano globalizzate. Con l’entrata in vigore dell’euro le cose sono letteralmente cambiate: troppo alto il cambio tra lira ed euro, troppo diverse le regole del mercato allargato. Troppe merci arrivano da paesi deve i costi di produzione e la tassazione sono anche un decimo di quelli italiani. Tutte cose che i buoni governanti potevano intuire specialmente quando erano loro stessi gli artefici di questi cambiamenti epocali. Cosa è stato fatto per salvaguardare le aziende come la nostra? Ci troviamo con una spesa pubblica che non diminuisce, l’apparato statale sperpera denaro pubblico senza ritegno. Ogni giorno leggiamo di scandali nei quali destra e sinistra pari sono. Ed i provvedimenti che vengono presi non sono altro che aumento della tassazione diretta ed indiretta. Non ce la facciamo più! Le piccole aziende chiudono e le grandi imprese prima sfruttano cassa integrazioni ed agevolazioni varie, poi trasferiscono la produzione all’estero. Chi ancora lotta come la nostra azienda, pur di resistere e non licenziare i dipendenti si inventa anche manutenzioni interne che costano e non producono maggior fatturato. Si fa l’impossibile per superare questi anni e salvaguardare il capitale umano. Si attinge ai risparmi di una vita per andare avanti coprendo i disavanzi passivi, onorando gli impegni presi. Di contro ci troviamo di fronte a leggi che ci puniscono doppiamente perche se non si è congrui con gli studi di settore e se si chiude il bilancio in perdita ci aumentano la tassazione. Ci vengono a dire che se non si è più in grado di crescere si deve chiudere! Certo dieci o quindici operai non fanno notizia ma tanti piccole fabbriche che chiudono fanno numeri, distruggono relazioni sociali, mortificano la capacità di essere creativi. Sta morendo un modello economico che il mondo intero ci invidiava. Nell’arco di tre anni il fatturato è sceso del 25-30 per cento non per incapacità delle aziende ma per un mondo che sta cambiando troppo velocemente senza che nessuno gestisca il cambiamento. Come si può pensare di rimanere nei parametri degli studi di settore? Come possono pensare che non si subisca ciò che accade intorno? Quante ditte della dimensione della nostra chiuderanno? Cosa dobbiamo fare? Forse falsificare i bilanci? Le persone oneste certo non lo fanno. Prima di chiedere a noi piccoli imprenditori, agli operai, ai pensionati di fare sacrifici non più sopportabili il Governo e le istituzioni guardino dentro se stesse e facciano veramente qualcosa di concreto. Se esistessero dei parametri di redditività per le istituzioni i nostri governanti sarebbero già tutti a casa senza se e senza ma! Altro che privilegi ed auto blu! Nel dopoguerra tutti gli italiani erano veramente poveri. Anche i Governi di allora hanno fatto errori. Ma la gestione della res publica era fatta con passione, nell’interesse di tutti e l’Italia è cresciuta. Oggi vediamo un’Italia che sta andando verso la fame mentre pochi, spesso nemmeno eletti si abbuffano senza rendersi conto che tra poco migliaia e migliaia di imprenditori come me, getteranno la spugna. Angela C.

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