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EUROPA: UN COACERVO SENZA IDENTITA’, UN CONTENITORE VUOTO CHE QUALCUNO PROVVEDERA’ A RIEMPIRE

Nella Costituzione europea volutamente non si fa cenno ad alcun tipo di identità dell'Europa, né alle sue radici storiche, poiché, trattandosi di radici cristiane, la loro menzione potrebbe essere vista come motivo di contrapposizione con un'altra confessione religiosa in piena espansione: quella islamica. Non riconoscendo a se stessa alcuna identità degna di questo nome, l'Europa si appresta ad assumere quella dei suoi colonizzatori, i quali, nel propugnare la propria, sembrano poco inclini a prendere in considerazione quella altrui. In ambito fisico e naturale vale la legge dell’"horror vacui", per la quale ogni vuoto tende a essere riempito. Le popolazioni umane non fanno eccezione alla regola e tendono a spostarsi seguendo un naturale gradiente di concentrazione, ossia a migrare dai luoghi a forte espansione demografica verso quelli caratterizzati da una contrazione demografica. Per la sua bassissima natalità l'Europa viene inevitabilmente a essere oggetto di una massiccia immigrazione. L'"horror vacui" vale in qualche modo anche in senso metafisico, cosicché un'identità debole tende a essere sostituita da una più forte e il "vuoto" di identità tende a essere colmato. L'espressione "non c’è più religione" che si usa per significare che la correttezza e l'etica sono andate a farsi benedire descrive bene lo stato attuale dell'Europa in termini di identità. Coloro che hanno curato la stesura della costituzione europea, o che perlomeno se ne sono arrogati il diritto, si sono ben guardati dal fare qualsiasi cenno alle radici cristiane, benché di esse siano permeati secoli e secoli della storia d'Europa. La stessa storia, se ho bene interpretato, contribuendo a dare identità ai popoli, rappresenterebbe per costoro un ostacolo alla convivenza: la storia e l'identità evidentemente non sono per costoro politicamente corrette, poiché potrebbero essere motivo di contrapposizione. Mi trattengo dal proseguire su considerazioni in merito a un possibile modello di una umanità priva sia di storia che di identità, per circoscriverle a un ambito più ristretto. Qualcuno si meraviglia che a difendere le radici cristiane, nonchè alcune posizioni, da costoro ritenute retrograde, del Papa, e il simbolo stesso del Cristo in croce siano paradossalmente non i cristiani veri, ma persone che in chiesa non ci vanno mai, oppure, sempre più incredibile, atei o agnostici dichiarati. Ciò che a costoro verosimilmente appare un paradosso, da altri può essere visto come del tutto ovvio e scontato per vari motivi. Sono proprio i non credenti i primi a non volere ingerenze della religione nella sfera privata e i primi a sentirsi minacciati da ciò che si prospetta all'orizzonte. I mezzi di informazione ci hanno resi edotti di ciò che accade nel mondo e davvero non ci vuole un acume fuori dal comune per tirare alcune conclusioni. Il Crocifisso, per esempio, lungi dal limitare la libertà religiosa di chicchessia, compresa quella di coloro che non credono, e lungi dal recar danno od offesa ai diritti altrui, rappresenta proprio per i non credenti una garanzia che, fin che resiste, visti i tempi che corrono, possono dormire sonni tranquilli e crogiolarsi nel loro beato agnosticismo, senza che nessuno debba loro suggerire, o peggio imporre, ciò che devono credere o non credere. In altri termini, essi hanno perfettamente messo a fuoco che la difesa della loro libertà passa anche e soprattutto attraverso la difesa dei valori e dei simboli cristiani, a dispetto pure dei cristiani stessi, che invece sono sempre disposti a porgere una o più guance, ciò che li rende totalmente inermi, mettendoli a rischio di estinzione, da noi come altrove. "Tempi duri per i troppo buoni" recitava la pubblicità di una nota marca di biscotti, e così è anche per i cristiani, che, non potendosi difendere da soli, hanno evidentemente bisogno che qualcuno lo faccia per loro. Anche questo aspetto risulta del tutto percepibile. Da secoli i cristiani non fanno guerre di religione e, se cercano di convertire il prossimo alla loro visione della vita, certamente usano maniere garbate e non sono neppure troppo insistenti; la loro tolleranza è totale. Per loro la fede è un dono: c'è chi ce l'ha, c'è chi forse ci arriverà, prima o poi, ma attraverso un percorso del tutto personale e non certo per costrizione. Le loro armi non sono la spada o la mannaia, ma il buon esempio e l'amore per il prossimo. Non sono usi a lanciare anatemi o minacce. E' perciò naturale che atei e agnostici vedano il Crocifisso come una sorta di ombrello protettivo e che quindi siano loro, e non i credenti, i primi a prenderne le difese, ma solo per difendere se stessi e la propria libertà. Se per alcuni storia e identità sono disvalori, perché possibili ostacoli a una pacifica convivenza, per coerenza costoro la loro predica la facciano non solo a coloro che, volenti o nolenti, si trovano a dover difendere la cristianità e i cristiani da se stessi, ma anche a coloro, di altre religioni, che la propria identità sono assai poco inclini a metterla in discussione. Ho però il timore che costoro non siano troppo desiderosi di cimentarsi in una tale impresa e che si ritrovino dunque ad appartenere al folto gruppo di coloro che sono forti, e coerenti, con i deboli (leggasi: i cristiani) e deboli, ovvero incoerenti, con i forti. Con i più cordiali saluti

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