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RIMPATRIO DEGLI IMMIGRATI CHE DELINQUONO E LAVORO PER I CARCERATI

Come soluzione al problema del sovraffollamento nelle carceri periodicamente si ricorre a misure come gli sconti di pena o l'amnistia. Queste misure sono come il condono fiscale: autorizzano a pensare che, nei fatti, la pressoché totale impunità sia sempre garantita. Il venir meno della certezza della pena è un ulteriore invito, se ce ne fosse bisogno, a trasgredire le leggi dello Stato per applicare le proprie, e rappresenta la via migliore per arrivare alla legge della giungla, alla lotta di tutti contro tutti, al conflitto generalizzato. Proporrei due semplici ricette a costo zero per risolvere i due principali problemi che riguardano la situazione carceraria: il sovraffollamento e i costi. Il primo problema si risolverebbe rimandando a casa gli immigrati che delinquono, che, come sappiamo, rappresentano una buona parte del totale dei reclusi. Ciò servirebbe sia come deterrente per chi fosse venuto in Italia con la precisa intenzione di dedicarsi ad attività non consentite dalla legge, sia ad evitare nuovi oneri per i contribuenti, che si dovrebbero altrimenti accollare le spese per la costruzione di nuove carceri e per l'assunzione di nuovo personale di custodia. Per lo meno per i reati più comuni come il furto e lo spaccio credo che un foglio di via definitivo dal nostro Paese costituisca una misura adeguata, contando su processi direttissimi. Anche il problema dei costi (ogni detenuto costa circa 250 euro al giorno) può essere affrontato in un modo semplice, ossia facendo appello alla buona volontà dei carcerati, chiedendo loro di lavorare con incentivi adeguati: sconti di pena per chi lavora, nessuno sconto per chi invece preferisce oziare. L'ozio in carcere non giova al recupero delle persone, perché le disabitua a fare ciò che tutti in una società civile devono fare: lavorare, ciascuno come meglio sa. L'amnistia resta invece la peggiore delle soluzioni possibili, e la peggiore delle ingiustizie, perché premia chi i torti li ha fatti e offende chi li ha subiti. Con i più cordiali saluti.

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