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Il futuro dell'auto

Cresci Italia:Il futuro dell’auto Gentile Direttore, ci riferiamo all’attuale crisi dell’auto in Italia, nell’Europa e nel Mondo. A nostro avviso il futuro di questo comparto industriale è rappresentato dal “motore elettrico” che gradualmente andrà a sostituire l’attuale motore endotermico (o a scoppio), molto costoso, inquinante e notevolmente “dispersivo” (le perdite superano il 60% con un rendimento utile che si aggira intorno 40-44% con emissioni di sostanze inquinanti, alcune responsabili dell’aumento di malattie cancerogene, es. la produzione del “particolato”). Dispiace molto che in Italia non venga presa in seria considerazione questa “evoluzione industriale” la quale potrebbe rilanciare il settore auto con la creazione di nuovi posti di lavoro e le Aziende collegate ad esso potrebbero svolgere un’attività con una sostenibilità ambientale molto elevata. Naturalmente ci vorranno “investimenti” sia pubblici (per incentivare un nuovo settore) che privati per stare al passo con la “globalizzazione”. Alcuni marchi stranieri hanno già iniziato ad investire, attualmente, nel settore dell’Ibrido (elettrico-endotermico) come la Toyota, la BMW, la Mercedes, la Renualt, la Citroen, la Peugeot, etc. La nostra Fiat non ha fatto e non fa niente in questo campo, non solo non investe, ma non prova neanche a progettare “modelli ibridi”, magari più avanzati di quelli attuali presenti sul mercato, ed essere pronta ad aprire un prossimo mercato con una tecnologia più avanzata. Si dice che il “freno” a questi nuovi modelli di auto sia dovuto essenzialmente a due fattori: 1) il costo e le dimensioni delle batterie elettriche e 2) i punti di rifornimento elettrico poco o punto diffusi sul territorio nazionale. Il primo punto potrebbe essere superato con una politica di “detassazione” del lavoro e dell’impresa (es. riduzione o superamento dell’IRAP e dell’IVA) da parte dello Stato italiano, mentre il secondo punto sarebbe facilmente superabile attrezzando l’auto con un “dispositivo di carica” (plug-in) in modo che il cliente possa collegarlo alla sua rete elettrica (come già avviene per alcuni modelli di auto elettriche attualmente in commercio). Precisiamo che noi non stiamo proponendo un modello di auto completamente elettrica, bensì il modello di tipo Ibrido. Le ragioni per realizzare un auto ibrida (elettrica-motore convenzionale, a benzina o a diesel) risiedono nel fatto che un simile modello richiederebbe poche, anche se sostanziali, modifiche delle attuali catene di montaggio e il passaggio all’elettrico totale potrebbe avvenire con gradualità strutturali e con investimenti graduali. In questo modo il cittadino che vorrebbe possedere un tipo di auto ibrida avrebbe il vantaggio di un’autonomia più elevata rispetto a quella esclusivamente elettrica. Inoltre, si avrebbe un inquinamento quasi nullo per i Centri urbani, ovviamente con obbligo di circolazione di solo auto elettriche. I benefici sarebbero molteplici, anche dal punto di vista dello shopping nei centri urbani e, quindi, della ripresa dei consumi. Perdere quote di mercato in questo nuovo settore dell’auto ci sembra un “gravissimo errore industriale”, visto che la Fiat sta perdendo sempre più “fette consistenti” del mercato dell’auto tradizionale e rischia la chiusura di alcuni stabilimenti che altrimenti potrebbero essere convertiti in una nuova filiera industriale più avanzata. Potremmo spingerci a dare anche qualche idea (da verificarne ovviamente la fattibilità) sulla tecnologia dell’auto ibrida. Ad esempio per risparmiare spazio nel “vano motore” il motore elettrico (un motore asincrono o dinamo) potrebbe essere suddiviso in “quattro motori” da montare direttamente sui quattro semiassi dell’auto. Inoltre, il motore endotermico (a benzina o a diesel) potrebbe – quando funziona fuori del centro abitato – “trascinare” il motore o i motori elettrici e farli funzionare da generatori e, quindi, caricare le batterie di bordo per evitare i famosi “punti di rifornimento”. Non ci sembra il caso di spingerci oltre, rimandiamo agli esperti tecnico-economici del settore auto per verificare la validità e la fattibilità di questo progetto. Rinunciarci a priori, ripetiamo, crediamo non sia un bello esempio di “ricerca industriale” per il futuro sviluppo di questo Paese. Invece pensiamo che sia gli imprenditori del settore che i politici dovrebbero impegnarsi ad un serrato incontro per decidere un serio e valido piano industriale che faccia decollare un nuovo PTROGETTO ITALIA per i prossimi 20-30 anni e più. Grazie dell’attenzione e buon lavoro. Antonio Cusano, Firenze

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