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"vivir para contarla"

Vivere per raccontarla. La propria vita, quella che è arrivata senza che glielo chiedessi e se ne va allo stesso modo. E allora, proprio lei, la Vita, con la sua ironia, a volte perfidia, decide che Gabo non potrà finire di scrivere la sua biografia, "vivir para contarla". E lo fa scegliendo il modo peggiore. A volte viene da pensare che i nostri corpi siano la vita mentre noi, col nostro spirito, siamo e rimaniamo “anima”. È come tagliare le mani a un grande pianista, negare la vista ad un pittore, tagliare la gola ad un grande cantante, costringere sulla sedia a rotelle, per sclerosi multipla, la più grande ballerina che il mondo abbia mai avuto. Ma cosa può fare mai, la Vita, anche se impietosa, beffarda, ingrata, ad uno scrittore come Gabriel Garcia Marquez? È la Vita, non dimentichiamolo, l'essenza stessa di ogni cosa,nel bene e nel male. E allora decide di far ammalare il "predestinato" nel peggiore dei modi, per uno che usa la mente e la penna come armi: si chiama Alzheimer. Gabriel Garcia Marquez ora non riconosce i suoi amici più cari, la sua mente non ricorda più nulla. Stessa sorte è toccata a sua madre, ai suoi fratelli. E la solitudine, questa volta, durerà più di cento anni. Ma i suoi libri continueranno a parlare e la sua anima rimarrà tra noi. Nonostante la Vita. Perché, in fondo, la Vita è davvero nulla se non si possiede un’anima.

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