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Sallusti: la grazia la chiede solo chi ha sbagliato

Alessandro Sallusti è stato condannato per un articolo, non scritto da lui, ma responsabile in quanto direttore, all’epoca, della testata giornalistica LIBERO. Il discorso è delicato per diversi motivi. In Italia c’è una libertà di stampa particolare, così particolare da ricondurci al significato, appunto, su questo termine usato quanto abusato. Sallusti è simpatico a pochi, questo è risaputo ma non è certo un buon motivo per condannarlo. Si aggiunga la considerazione che i “simpatici”, a volte, sono più pericolosi degli antipatici. Sbattere il mostro in prima pagina è consuetudine di una certa stampa, in ogni parte del mondo, salvo poi rettificare con due righe microscopiche che ricordano tanto quelle clausole assicurative così poco simpatiche. Una corretta informazione è fondamentale, per chi legge e, soprattutto, per l’interessato. Un’informazione sbagliata, errata, superficiale, può distruggere la vita di un individuo, sarà bene non dimenticarlo mai. Non si tiene conto delle famiglie, di nulla. Si cerca lo scoop a tutti i costi. Appunto: il termine scoop non fa rima con verità. Ma la condanna a Sallusti ha un sapore acre, qualcosa che non convince. Si è voluto mandare un messaggio: “guai a toccare i magistrati”. Lo stesso ex direttore di Libero nella trasmissione pomeridiana condotta da Barbara D’urso, puntata del 26 settembre, asserisce che lo stesso giudice querelante avrebbe ritirato l’accusa in cambio di 30000 euro. La libertà in cambio di soldi. Soldi che comprano la Libertà. Sallusti, con questo suo gesto ha ricordato una cosa importante: Libertà fa rima con Dignità. Sempre.

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