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caro Direttore,ti scrissi qualche tempo fa delle vicissitudini di imprenditore costretto a cedere l'attività per le conseguenze della crisi( parafrasando il titolo del film le conseguenze dell'amore in cui lo strepitoso toni servillo ex imprenditore al confino in svizzera ,passando da vicissitudini lavorative al disorientamento affettivo recita un soggetto quanto mai attuale);poi ho letto le proteste di lettori che dubitano della tua interazione con chi qui ti scrive, accusando la redazione di fare da filtro;per questo, se mai leggerai quanto ti scrivo, ti prego di avere la cura di catturare i pensieri e le emozioni della società civile che si affida al tuo giornale per avere voce e riscontro,oltre che di preoccuparti di catturare scoop e titoli da prima pagina.La vera forza,la vera rivoluzione passa da qui..da ogni storia ,da ogni percorso umano e individuale che si vuole raccontare ,è possibile cogliere e catturare nel dramma e nella protesta del momento, la radice di una trasformazione sociale..qui ciascuno di noi mentre racconta dei suoi problemi,ha già di fatto messo in atto quel processo di rivoluzione e rinnovamento interiore necessario ed indispensabile per adeguarsi al cambiamento economico e sociale. In sostanza,l'individuo è già pronto,dopo essere stato messo in discussione dai fatti della vita,a rimettersi in gioco mutando la sua radice profonda di uomo individuo,per sopravvivere e così poter ricominciare. La lezione che a noi cittadini della società civile è toccato,pur con le dovute proporzioni per ciascuna differente situazione,subire indistintamente dalla vita, divenuta da allettante prospettiva di felicità per tutti ad incerto futuro con destinazione ignota ,sta proprio nel dover subire tutto questo a prescindere dalla nostra volontà . L'ostacolo maggiore ora,affinchè questo processo di trasformazione sia possibile e perchè la rinascita compia il suo ciclo completo,sta nel fatto che i nostri destini privati sono in attesa che si compia la medesima trasformazione nella e della società pubblica. Chi ha avuto in dote i nostri destini non sembra aver colto la necessità di mollare la zattera dei privilegi che si è arbitrariamente concessa,per lasciarsi andare alla deriva quale passaggio indispensabile per riattivare un sano meccanismo di sopravvivenza, in cui le virtù per poter sopravvivere ,non sono quelle dell'opportunismo e del privilegio ma del sacrificio e della buona volontà. La società civile ha messo in atto atto un cambiamento culturale che se lasciato crescere e sfociare ,potrà essere la base del rinnovamento. La storia insegna che alla democrazia ed all'uguaglianza ci si può arrivare dall'alto ,per fortunata dote intellettuale o dal basso,con tenace e pugnace volontà terrena. La nostra storia è certamente più questa seconda ed i nostri avi antichi ne hanno fatto dote per costruire una società ed un mondo migliori. (L'ARTICOLO SU LIBERO PENSIERO SUL "DE GERMNANIA" DI TACITO è UN BUON INDIZIO SULLA VOLONTà DEL GIORNALE DI PUNTARE SULLE NOSTRE ORIGINI PIù VIRTUOSE). La rivoluzione per uscire dal nostro dramma ,non può che avere una base culturale comune e condivisa da cui rinascere. Nessuno potrebbe mai contestare la "res publica" romana nè il "giudizio universale" di Michelangelo,come condizioni politiche o espressioni culturali di parte,faziose parziali o speciose. In alto i cuori e le menti soprattutto. Caro DIRETTORE ,puoi farcela anche tu se invece di filtrarci attraverso la censura redazionale,tu ci leggessi e magari volessi scambiare qualche riflessione,opinione. In attesa

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