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Carabinieri Ausiliari PROPOSTA LEGGE PRESENTATA IL 2009 DEPUTATO LABOCCETTA SI ATTENDE ANCORA OGGI

XVI LEGISLATURA CAMERA DEI DEPUTATI N. 2248 PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa del deputato LABOCCETTA Modifiche all'articolo 8 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, in materia di riammissione in servizio nell'Arma dei carabinieri Presentata il 26 febbraio 2009 Onorevoli Colleghi! - Questa proposta di legge raccoglie, ampliandone la portata e cogliendone passaggi rilevanti, alcune delle istanze inserite in un'altra precedente iniziativa legislativa presentata durante la XV legislatura, l'atto Camera n. 3282 dei deputati Galli ed altri. La presente proposta di legge è assolutamente in linea con il sentimento comune dei cittadini che oggi, ancora più di ieri, si sentono minacciati da atti criminali, anche violenti, che spesso essi subiscono non sentendosi adeguatamente tutelati dallo Stato e dalle sue Forze dell'ordine. Infatti l'esigenza di ordine pubblico è richiesta a gran voce dall'opinione pubblica e, proprio per questo, sembra utile l'impiego di un maggior numero di persone qualificate, come gli appartenenti ai diversi corpi e armi dello Stato. In questo senso sarebbe utile modificare l'ordinamento della riammissione in servizio dell'Arma dei carabinieri che, a differenza degli altri corpi e armi dello Stato, presenta un'anomalia della nostra legislazione, per la quale l'Arma non accetta domande di riammissione in servizio da parte di personale cessato dal servizio permanente a seguito della disposizione del comma 4 dell'articolo 8 del decreto legislativo 2 maggio 1995, n. 198, che impedisce ai carabinieri e ai marescialli congedatisi dal servizio permanente di fare domanda di riammissione in servizio, a differenza dei carabinieri e dei marescialli congedatisi dalla ferma volontaria e degli ex appartenenti alla Polizia di Stato e al Corpo della guardia di finanza. Per maggiore chiarezza, si riporta il testo dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 198 del 1995: «Art. 8 - (Riammissione in servizio). - 1. Possono aspirare alla riammissione in servizio nell'Arma dei carabinieri, nei limiti degli organici fissati dalla legge: a) i marescialli dei carabinieri ed i carabinieri effettivi in congedo che non abbiano superato il trentesimo anno di età, che ne siano ritenuti meritevoli e siano in possesso degli altri requisiti di cui all'articolo 5; b) i carabinieri ausiliari in congedo da piu di un anno che non abbiano superato il trentesimo anno di età e siano in possesso degli altri requisiti di cui all'articolo 5. 2. Ai fini del transito in servizio permanente e della progressione di carriera non è computato il servizio svolto anteriormente alla riammissione nell'Arma dei carabinieri. 3. I riammessi debbono vincolarsi a ferma quadriennale e sono incorporati col proprio grado. 4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al personale comunque cessato dal servizio permanente». Con tale norma si palesa l'evidente incongruità del sistema di riammissione: infatti in questo modo qualunque carabiniere effettivo o maresciallo, congedatosi nei primi quattro anni di servizio, durante la propria ferma obbligatoria, che si contrae al momento dell'arruolamento, può riprendere il servizio, ove ne faccia domanda. In questo modo chi ha rotto il proprio contratto, inadempiendolo, si ritrova le «porte» delle istituzioni aperte, mentre chi ha rispettato il contratto, onorando la propria ferma, e congedandosi successivamente, si vede negata la possibilità di riammissione in servizio. L'abrogazione del comma 4 del citato articolo 8 del decreto legislativo n. 198 del 1995, riguardante l'esclusione dalla riammissione in servizio del personale comunque cessato dal servizio permanente è innanzitutto interesse dello Stato, che invece di cercare di coprire l'esigenza di nuove forze con concorsi seguiti da un iter addestrativo molto lungo e con le conseguenti ingenti spese (concorsuali, vitto, alloggio, addestramento, libri, munizioni, uso delle strutture addestrative eccetera), potrebbe disporre da subito di forze già addestrate e pronte a rientrare in servizio (o al massimo dopo un brevissimo corso di aggiornamento sulle modifiche intervenute al codice penale e al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, vincolando tale personale alla perdita del grado rivestito antecedentemente, se ritenuto necessario, e a nuova ferma obbligatoria, se necessario aumentata rispetto ai quattro anni iniziali), evitando quindi tutte quelle spese inerenti al reclutamento e all'addestramento di personale ex novo. Appare completamente illogico dare la possibilità della riammissione in servizio solo agli ex carabinieri, con meno di quattro anni di servizio, e non si capisce perché lo Stato debba voler «gettare alle ortiche» anni e anni di esperienza di personale formato nell'Arma dei carabinieri, non dando la medesima possibilità all'ex personale con più di quattro anni di servizio. Si ricorda anche che questa possibilità è perfettamente prevista per gli ex appartenenti alla Polizia di Stato. Riassumendo, il personale che ora può aspirare alla riammissione in servizio è: 1) personale meno esperto perché con meno anni di servizio; 2) personale che dovrebbe essere ritenuto dallo Stato meno meritevole in quanto non ha rispettato un contratto firmato e accettato dalle parti all'atto dell'arruolamento. Il personale che, invece, non può aspirare alla riammissione in servizio è costituito da coloro i quali hanno effettuato più di quattro anni di servizio, cioè da coloro che hanno effettivamente rispettato il loro contratto con lo Stato e che per ragioni varie (che non implicano a priori una mancanza di fedeltà all'istituzione) o per stato di necessità hanno dovuto congedarsi o si sono congedati dopo la fine della loro ferma obbligatoria nonché da coloro che hanno maggiore esperienza. Concludendo, si evidenzia la disparità di trattamento per il personale addirittura dello stesso grado, ex carabinieri con tre anni e 363 giorni di servizio ed ex carabinieri con quattro anni e un giorno di servizio: non si sta parlando di categorie differenti come potrebbero essere carabinieri e ufficiali, ma di soggetti che hanno lo stesso grado e lo stesso ruolo e che esercitano le stesse mansioni. Comunque si ritiene che la normativa dettata dal citato articolo 8 del decreto legislativo n. 198 del 1995 sia complessivamente giusta, anche riguardo all'innalzamento del limite di età a trentacinque anni; ciò che deve essere abrogato è l'assurdo disposto del comma 4 del medesimo articolo che danneggia le casse dello Stato e il cittadino che versa i contributi, escludendo da tale normativa il personale comunque cessato dal servizio permanente. Sarebbe un intervento a costo zero, che consentirebbe di risparmiare spese non indifferenti da parte della pubblica amministrazione e che in parte contribuirebbe alla maggiore sicurezza degli italiani. La presente proposta di legge consta, pertanto, di un solo articolo, con il quale s'innalza il vincolo della ferma da quattro a sei anni, modificando il comma 3 del citato articolo 8 del decreto legislativo n. 198 del 1995, e si abroga il comma 4 del medesimo articolo 8. PROPOSTA DI LEGGE Art. 1. 1. All'articolo 8 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3, le parole: «a ferma quadriennale» sono sostituite dalle seguenti: «a ferma minima di sei anni»; b) il comma 4 è abrogato.

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