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La violenza dell'indifferenza

Gentile direttore, ormai occorre un po' di sopportazione...mi è preso il gusto di scribacchiare, spero passi presto! La violenza dell'indifferenza Gli esseri umani, come tutti gli altri esseri viventi, sono attrezzati psicologicamente per tener testa alla violenza. Credo che abbiamo difese psicologiche molto meno efficaci contro l'indifferenza. L'uomo, un uomo, un vero uomo, maschio o femmina che sia (meglio precisarlo!), è colui che è in grado di gestire la violenza, riesce a controllarla, a dosarla, usarla con “giustezza”, come ultima arma a cui appellarsi, ma a volte, commisurata all'obiettivo, può essere anche l'arma giusta. Questa non è un'apologia della violenza, è solo un modo realistico di tenerla in conto, come occorre tenere di conto ogni aspetto del nostro essere. Quello che io intendo per violenza non ha nulla a che fare con la furia cieca, con la rabbia violenta incontrollata. So che è un discorso difficile e scivoloso. E' anche un discorso pericoloso, ma io ne scrivo, non ne parlo. Chi, ragionevolmente, non con l'occhio del fanatico, ritiene che l'autodifesa sia condannabile? L'autodifesa è violenza e questo chiude la questione almeno sul piano astratto; sul terreno del vivere civile ammetto la grossa difficoltà che si rintana nella “giustezza”. Ragioniamo sulla china del paradosso. Immaginiamo di riuscire a creare un collettivo in cui non si fa mai uso di violenza fisica e nemmeno verbale...tutti sussurrano. Credo che i più, immediatamente, sulla base della psicologia pret a porter, quella da trasmissione televisiva per casalinghe depresse e, purtroppo non solo, sarebbero pronti a farne conseguire che ci sarebbe il mondo perfetto, il paradiso terrestre! Io non ci scommetterei un “cent”. La violenza non origina dalla violenza. Anzi a volte serve proprio, è proprio necessaria, per evitarne una peggiore e più distruttiva. Se non vi piace, non prendetevela con me. Chiedetelo a chi l'ha pensata così. La violenza, l'aggressività, non è soltanto un fatto emulativo; è anche un fatto emulativo, ma la sua ragione d'essere è racchiusa in un fondamentale strumento per la vita, è racchiusa nell'ampolla dell'istinto di conservazione. Ogni individuo, che si sentirà a torto o ragione (chi può davvero giudicarlo!) minacciato, è istintivamente portato alla reazione violenta e guai se non fosse così. Questo è scritto nel nostro DNA. Quando non è così, c'è proprio qualcosa che non va: abbiamo a che fare con un'anomalia. Per fare del sesso non è assolutamente necessario che qualcuno ci insegni come si fa. Scommettiamo che quasi tutti sarebbero in grado di farlo anche se non avessero la benché minima istruzione in merito? Chi vuol scommettere con me? Chi vuol scommettere con me che, qualsiasi educazione un individuo abbia ricevuto, appena gli ormoni si svegliano comincerà ad aver voglia di sesso; forse ci sarà qualche eccezione, ma l'eccezione è l'anomalia e non è da ritenersi positiva. Ecco, per la violenza è la stessa cosa. Nella maggior parte di noi alberga a difesa della nostra vita. E quando ci sentiremo minacciati, busserà alla porta. Il problema, molto poco considerato, è che la minaccia non deve essere necessariamente fisica. L'indifferenza, ad esempio, è una potentissima minaccia psicologica. E l'indifferenza può innescare comportamenti violenti ed aggressivi anche in soggetti che non sono mai stati oggetto di malversazioni fisiche. Questo accade soprattutto nei bambini. Per un bambino la mancanza di considerazione è un affronto diretto alla sua sopravvivenza, anche quando gli viene dato da mangiare e da bere, perché nel suo DNA c'è scritto che, senza la considerazione altrui. lui non può sopravvivere. L'indifferenza è la peggiore crudeltà che un bambino può subire; l'indifferenza è infinitamente peggio di uno schiaffo sul culo, di uno scappellotto ben assestato, è molto peggio di una madre che lo redarguisce urlando. Queste sono tutte forme di considerazione, il bambino sa che l'attenzione è su di lui, che chi se ne deve occupare in un modo o nell'altro non si è dimenticato che c'è. In un modo o nell'altro sa anche che chi lo sta sgridando in quel momento lo vede come priorità. Vedete, io sono pienamente convinta che l'indifferenza ai capricci di un bambino sia un atto molto più crudele di uno schiaffo, infatti funziona molto di più di uno schiaffo per metterlo in riga. Ma sebbene politicamente corretto, è un mezzo educativo molto più “cattivo” di uno scappellotto e la prova regina è proprio che funziona meglio dello scappellotto. L'indifferenza non solo è un rinforzo negativo, ma è una vera e propria crudeltà. Ingenera una paura che quasi nessun bambino è in grado di sostenere. Questo ogni buona madre lo sa, lo sente nel suo cuore, questo ogni psichiatra da salotto non l'ha ancora capito! Tra l'altro ogni psichiatra da salotto non dice che la violenza, soprattutto quella infantile e minorile in genere, nasce, non dall'emulazione, ma proprio dall'indifferenza, che il soggetto vive e, di fatto lo è, come mancanza d'amore; il ragazzino, il bambino piccolo ed anche piccolissimo diviene bullo, diviene un esagitato, diviene aggressivo e violento non perché l'ha visto fare (o almeno non principalmente), ma perché gli serve per richiamare l'attenzione, quell'attenzione di cui ha un vitale e spasmodico bisogno. Spesso sono aggressivi e violenti bambini che in vita loro non hanno mai subito l'onta di un strillo, l'abuso di una manata sul culo, a cui nessuno con voce e mano ferma ha imposto di stare a loro posto. Come me lo spiegano questo gli psichiatri da salotto? Questi sono fatti, non chiacchiere in libertà! Come me lo spiegano i nostri psicologi da pret a porter il fatto che i nostri nonni non sono tutti una banda di serial killer? Come mi danno ragione di un uomo che probabilmente nella sua vita non ha mai preso un ceffone ben assestato, cresciuto in uno stato in cui nemmeno la polizia va in giro armata, ma che è in grado di armarsi fino ai denti e, senza scrupolo e solo per attirare l'attenzione, ammazza ottanta inermi (che tra l'altro inermemente si sono fatti massacrare senza tentare di difendere non solo se stessi ma, cosa ancora più grave, anche gli altri!). Sono riflessioni dure da digerire, meglio cassarle. Io l'ho chiesto ad uno psichiatra, che mi ha rassicurato che non è uno da salotto. Ma la risposta convincente non l'ho avuta. Non ci ha nemmeno provato. Sembrava un politico di professione, che con me voleva usare il trucco del rispondere picche al cuori...Noi siamo attrezzati ad affrontare psicologicamente la violenza, per me siamo molto meno armati contro l'indifferenza, soprattutto quando siamo piccolissimi. Ho come l'impressione che un bimbo piccolo esiste solo se qualcuno lo vede. Per esistere necessita di essere visto. E qui non si può fare un discorso di qualità del tempo, questo è anche un discorso di quantità di tempo che chi deve guardarlo “spreca” a guardarlo. Ribadisco che la mia intenzione di linguaggio non riguarda la violenza cieca ed immotivata, la furia incontrollata, la violenza distruttiva e selvaggia che realmente minaccia la vita e l'incolumità di chi la subisce e genera davvero terrore ed orrore. La violenza di cui io ho idea serve proprio per evitare tutto questo, è come il vaccino che ti fa conoscere il germe per immunizzarti contro l'esplosione incontrollata della malattia. Questa è una suggestione ed io sono consapevole che lo è. Il problema è che le suggestioni altrui, contro ogni logica evidenza, sono spacciate per verità. Questo è il problema. Spacciarle per verità è enormemente utile oggi ai più, perché quella dell'indifferenza è politicamente corretta cultura dominante, e tutti si devono convincere che è la cosa giusta per convincersi di essere nel giusto. Ogni chiacchiera in libertà tendente a confortare l'atteggiamento comune, viene spacciata religiosamente come verità. Parlando con il lo psichiatra, che mi ha assicurato non essere da salotto, costui mi ha detto che l'indifferenza è un'umiliazione. Io penso che sia di più. L'indifferenza in un bimbo piccolo è la negazione dell'esistenza. L'umiliazione, per quanto sensazione negativa, è una sensazione, è una garanzia di esistenza. L'indifferenza credo sia una umiliazione per un adulto, per qualcuno che ormai per essere non necessita assolutamente del fatto che ci sia qualcuno a vederlo. Un bambino molto piccolo dubito che sappia di esistere senza lo specchio di un volto. L'indifferenza dunque è il vuoto esistenziale. Lo smarrimento assoluto. Il bimbo grida, urla, piange, spinge, morde perché vuole esistere, il suo codice gli impone di tentare di esistere, niente può terrorizzarlo di più. Forse solo il tentativo di ucciderlo fisicamente. Ma l'indifferenza è l'uccisione psicologica e la reazione non può che essere identica. L'amore vero, quello ideale richiede che l'oggetto dell'amore sia oltre sé stessi, prima di sé stessi, neanche di fianco. Questo è l'amore. Il resto sarà pure amore reale o realizzabile, ma non è amore. L'amore vero esiste perché, almeno per qualche istante e solo per qualche istante, molti di noi l'hanno provato e quindi sanno cosa è. Molte madri lo provano, ma non tutte. In Natura tutte non esiste, questa è la sua regola per il divenire. Molte madri sacrificherebbero la loro vita per quella di un figlio. Molte ma non tutte. In alcune, nessun condizionamento esterno farà vacillare questo istinto d'amore; in qualche raro caso, credo, non ci sia proprio. In una pattuglia nutrita l'ambiente può far la differenza tra la sua emersione e la sua immersione. La società moderna spinge per l'immersione. E' una società esistenzialmente proiettata sull'indifferenza sentimentale. La mia riflessione è: un adulto in un modo o in un altro, certamente male, ma può sopravvivere ad una costitutiva mancanza d'amore. Ma un bambino? Può un bambino vivere senza amore? Forse, anzi certamente, può sopravvivere, ma cosa sopravvive camminando su due zampe solo Dio lo sa! La presa di coscienza da parte di un bambino di non essere amato, di non essere amato da nessuno, il nessuno è essenziale, è una ferita incicatrizzabile. E' un abuso in senso letterale. La mia suggestione mi porta a credere che sia il peggiore. Niente è peggio di metterlo agli atti. Gli esseri umani non possono essere così delicati rispetto alla violenza, è una questione di logica. Gli umani hanno dovuto sempre fare i conti psicologicamente con ogni genere di barbarie comprese quelle non attuate dagli uomini. Cos'è che impedisce la degenerazione, cos'è che rende sopportabile e superabile l'orrore? E' la coscienza di avere qualcuno che ci ama, questo è il contrappeso. E' la coscienza di avere qualcuno a cui il nostro orrore non è indifferente, qualcuno che ci vede e che ci ama e che proverà a venire in nostro soccorso anche a prezzo della sua stessa vita. Questa è la metafora di una madre. Questa metafora è necessaria al benessere di ogni uomo. Questa metafora è necessaria alla vita di un bambino. Non amo affatto le citazioni, ma questa è troppo pertinente: “L'amicizia poi degli uomini è dolce perché con un nodo d'affetto fa di molte anime un anima sola”. Qualcuno che non ha mai avuto il piacere di lasciarsi cullare dalle riflessioni di Sant'Agostino, potrebbe pensare che si tratta di uno degli ultimi ritrovati della psicologia moderna pret a porter; seppure espresso in forma eccezionalmente poetica, infatti trattasi del famoso e sbandierato noi che sbuca ormai da ogni noi, ma che sempre meno esiste concretamente tra di noi. Come potrebbe essere altrimenti nella cultura della violenta indifferenza! Ecco, queste sono le parole (quelle di sant'Agostino, grande conoscitore d'umanità ancor più che di divinità) che al di là di ogni ragionevole dubbio mi danno la certezza di essere una scribacchina, ma non di meno mi vien voglia di scribacchiare. Ripeto questa è suggestione. Potrei aggiungere altro, ma credo basti a rendere l'idea, è solo un'idea.

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