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PDL, EPPUR SI MUOVE

PDL, EPPUR SI MUOVE Quando nel fare valutazioni politiche ci si accorge di aver sbagliato occorre ammetterlo ed avere l'umiltà di riconoscere apertamente i propri errori ed è, quindi, facendo galileiana abiura che ammetto ed affermo "Pdl, eppur si muove". A quanto pare dalle cronache più recenti, infatti, esso non si trova affatto in quello stato di coma vegetativo in cui io lo credevo a Lucca in Toscana ed a Roma, forse offuscato nella diagnosi da questioni affettive e sentimentali tipiche ahimè della mia età. Se magra è la consolazione per aver riconosciuto, pur nell'errata analisi, l'effetto ferale del male che attanaglia il popolo delle libertà, autentico è il sollievo ed il conforto datomi dal suo riconoscimento ufficiale, sancito anche dal leader maximo, tale da spazzare via lontano i timori delle epurazioni e delle sanzioni tipiche dei reati di oltraggio e lesa maestà. La lettura delle agenzie stampa sull'agonia del Pdl, i programmi e le occasionali interviste radiotelevisive seguite nel fine settimana, infatti, mostrano chiaramente tutti i classici sintomi del coma etilico, peraltro apertamente diffuso ai massimi livelli della direzione nazionale del partito, tanto da far pensare ad una vera e propria sbornia collettiva. In realtà, eccettuati coloro i quali hanno tutto da perdere dalla annunciata cremazione del Pdl - ovvero via il nome, ma anche le facce - nessun rischio devono temere le vittime manifeste di questo ubriacatura, come ha dimostrato con la sua intervista la consigliera regionale Nicole Minetti, unica eletta del Pdl in tutto il panorama italiano a sapere cosa vuole e come ottennerlo. Mentre il cavaliere porta gli auguri nella sua dacia a quel campione di libertà e democrazia che è Putin, autentico e legittimo erede per formazione e stile del compagno Giuseppe Stalin, i colonnelli del pdl - possibile che in un partito di carriere non viga il grado di generale o maresciallo?! - hanno offerto in perfetta sincronia il peggio di cui li sospettavamo essere capaci. Così, mentre il capo bolliva in pentola l'idea di un azzeramento delle cariche, l'unico pastone servibile a sei mesi dal voto ad un elettore assai indigesto, costoro hanno riconosciuto subito quel marcato odore di repulisti dal quale non si lasceranno mai travolgere, si che da tempo sono pronte alla bisogna quelle scialuppe fatte di manifesti programmatici, fondazioni ed associazioni che nelle miglioro intenzioni idovrebbero salvarli o traghettarli altrove, lontani dal naufragio in vista. Conservatori, liberal socialisti, ex aennini, forzisti rifondaroli, ex ministri senza portafogli, insomma, pare proprio per ironia del destino che il big bang di Renzi alla fine sia esploso nella galassia del popolo delle libertà, deflagrato appena il suo presidente solare ha annunciato l'eclissi. Cosa accadrà è presto detto, sarà ancora Berlusconi a dettare la linea fissando la data di lancio del prossimo prodotto, sulla scia del modello Apple, per il due dicembre e tutti seguiranno, chi gridando di più a motivo di necessaria distinzione, chi meno per prudenza. Si sprecano firme e documenti, ma il timone resta per dirla bindianamente ancora "in mano ad un solo uomo ". Non si scorge un Dino Grandi ne un 25 luglio alle porte, nessun abbandono del leader o del Pdl quindi, ma se la svolta che occorre al centro destra sarà di palese facciata, sia nei contenuti che nelle facce che nei simboli, allora inevitabile sarà la disfatta politica di tutta l'area moderata e con essa quella del cavaliere, destinato così alla sua versione personale di un tramonto in stile repubblica di Salò. Chiunque ieri criticasse apertamente a Lucca o altrove l'infermità politica del Pdl passava da "rompicoglioni" da tollerare ed ignorare, oggi che lo ha detto il capo invece lo diranno tutti - già facendo a gara a chi lo dice meglio - e chissà che per i Nemo del Pdl lucchese non suonino a breve ore nuove ed interessanti a diversi uditori. Conta la sostanza, occorrono contenuti ed è su questi, o almeno sul termine, che tutto l'establishment del Pdl discute in queste ore, più con l'intento di contarsi che di contare, e giunge anche a Lucca ed in Toscana il momento di indicare chiaramente cosa fare e come farlo. Lo vuole rispetto di se stessi e del proprio percorso politico, lo esige il valore delle idee, lo impongono sopra ogni altra cosa i problemi e le difficoltà di tutti gli italiani. Vittorio Fantozzi Abbonato Pdl Sindaco di Montecarlo di Lucca in Toscana Classe 1978

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