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Celentano, una delusione

Lo spettacolo di Adriano Celentano poteva essere qualcosa di unico ma non lo è stato. Il personaggio non è vecchio ma si comporta da tale. Ne parlo ora, prima della seconda puntata, per evitare di scrivere, poi,…”io l’avevo detto”. La comunicazione è un’arte unica, precisa. Sbaglia chi crede che questa avvenga solo attraverso le parole, anzi! Le parole affabulano e, spesso, non sono sincere. Un dipinto di Leonardo, di Matisse, Rembrandt, Velasquez, Picasso, Caravaggio, …una scultura di Michelangelo…una foto di Hamilton o di Franco Fontana, una Madame Butterfly, una Traviata, Macbeth, il Barbiere di Siviglia…le innumerevoli musiche di Verdi, Puccini, Rossini e ancora voci…da Caruso a Pavarotti… Ogni forma d’arte comunica alla sua maniera, le parole non sempre dicono. Il vero senso della parola è far “sentire”, alitare un’emozione che ti penetra nella parte più profonda del cuore. La scenografia del “re degli ignoranti” è stata superba ma, ancor di più, quella pantera, nello spot pubblicitario, che rappresenta meglio di chiunque altro, la rabbia del momento. Celentano non mi è piaciuto. C’è voluto Gianni Morandi (si potrebbe disquisire sull’opportunità della sua presenza ma, considerato quanto accaduto, è stata una vera e propria manna dal cielo) a riequilibrare gli equilibri scenici e l’intera scaletta dello spettacolo. C’è voluto “lui”, Morandi, a ricordare all’altro “lui” che la gente vuole sentirlo cantare. L’inizio dello spettacolo è stato strepitoso. Grandi luci, effetti sonori di grande qualità con due voci che narravano il “momento” del nostro Paese. Sarebbe bastato. A volte per dire molto bisogna parlare poco. Eppure per Celentano non è così. È bastato che saltasse, per un problema tecnico, il collegamento col gobbo dal quale leggere ogni cosa, compreso il monologo, per mandare l’artista in tilt. Lo spettatore è stato costretto, nuovamente, a lunghi silenzi che, nello specifico, rappresentavano il vuoto, il nulla. Zero. L’artista, quasi sempre, non è mai grato alla sua arte. Celentano avrebbe continuato volentieri a parlare di politica anziché cantare. Qualche voce dal pubblico gliel’ha ricordato e Morandi l’ha richiamato al suo “dovere” vero. La gente è stufa di sermoni, di cosa si deve o non si deve fare. L’uomo non deve indebitarsi? Il Giappone fu il primo Paese, venti anni fa, a urlare: “ Cittadini, state attenti alle carte di credito! Esse v’illudono di possedere ciò che, invece, non avete!”. Celentano ha iniziato il suo spettacolo cantando sette canzoni, una più bella dell’altra, senza interruzioni, tutte di un fiato. Se avesse continuato così, avremmo assistito a uno dei più grandi spettacoli mai visti prima. E, forse, avrebbe “detto” tanto, tantissimo!

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