Cerca

Il sonno della ragione genera Monti

Inizio con una breve premessa: questa notte non ho chiuso occhio, un po' come accadde all'Innominato di manzoniana memoria. E ogni volta che non dormo, succedono cose sempre negative, come se ci fosse una sorta di empatia che lega il mio sonno, o meglio la sua assenza, alla collettività pur essendo per natura e per scelta un individualista. E' forse per questo che le parole di Oscar Wilde ("Il fine del socialismo è l'individualismo") sono tra le mie preferite. Ma non vi voglio rubare tempo e perciò ecco il perché della mia insonnia notturna. "La notte porta consiglio", si dice. Ma il consiglio (dei ministri) porta la notte, dico io. Letteralmente. Con l'operazione "cieli bui" potremo vedere le stelle e non notare furti, spacci, violenze sessuali, risse, omicidi. "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Scusate il secondo proverbio di giornata. Ma il governo riesce ad andare oltre e sfondare il muro del ridicolo. Riduce di un punto le aliquote Irpef più basse (dal 23% al 22 fino a 15.000 euro annui e dal 27 al 26% tra 15.000 e 28.000). Tradotto in maniera più semplice resterebbero 280 euro in più annui se lo stipendio o la retribuzione lorda è di 28.000 euro (ma soltanto 90 se la retribuzione è di 9.000 ad esempio). Resterebbero perché, di fatto, le detrazioni determinano un imposta Irpef reale inferiore al già citato attuale 23%, ma noi prendiamo per buoni i 280 euro dell'esempio. O facciamone un altro. Un salario lordo di 20.000 euro, che otterrebbe 200 euro annui in più. Con la stessa mano che dona quei 200 euro, il governo ne toglie una quantità teoricamente illimitata. Pone, infatti, un tetto massimo di 3.000 euro per gli sconti fiscali e una franchigia di 250 euro. E' ridondante far notare che se prima ricevevi 3290 euro di sconti, adesso ti restano 200 euro in più direttamente ma ne ricevi 290 di sconto in meno, perdendo di fatto 90 euro. Poi c'è la franchigia. In pratica, per alcuni tipi di detrazioni e deduzioni, i primi 250 euro sono a carico del contribuente. Ma il governo di mani ne ha due, e così utilizza l'altra per sottrarre altri denari dagli italiani aumentando l'IVA di 1 punto percentuale in ben due aliquote su tre, portandole dal 10 all'11 e dal 21 al 22%. Diretta conseguenza di ciò è un ulteriore calo dei consumi, da cui dipendono anche minore circolazione di moneta, minori entrate fiscali e di conseguenza ulteriore crisi finanziaria per lo stato, da ultimo nuove tasse. Ovviamente. Inoltre, i dipendenti statali non vedranno alcun adeguamento del proprio contratto di lavoro, il che, con un'inflazione al 3%, si può paragonare ad una perdita netta di potere d'acquisto di 400 euro annui medi. Ma cosa ci si poteva aspettare? Non contenti di quanto già detto, il governo di centrosinistradestra ha pensato bene di annullare l'esenzione IRPEF per pensione di invalidità o di guerra. Un invalido civile o un anziano ex combattente dovranno adesso pagare l'Irpef (il 22% di cui prima) anche su quelle poche centinaia di euro che ricevono mensilmente per poter vivere dopo quello che hanno fatto o passato. A complemento di tutto, ulteriore riduzione di un miliardo di euro (1.000.000.000, i vecchi 2.000.000.000.000 di lire per rendere l'idea) alla sanità per l'acquisto di beni e servizi (non soltanto penne biro ma anche macchina per la TAC, ad esempio, o siringhe sterili) e la fantastica idea di ridurre il campo d'azione delle regioni perché possono contrastare con la loro volontà. "Fiat voluntas tua, Monti."

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog