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RAPIMENTI DI STATO

La recente vicenda del bambino, al centro di una causa di affidamento, che è stato portato via a forza dalla sua classe della scuola elementare di Cittadella (Padova) me ne ha ricordata un'altra risalente ad alcuni anni fa, che, nonostante la minore eco mediatica, ebbe risvolti non meno drammatici. Il fatto avvenne a Basiglio, un paese vicino a Milano. Una bambina di nove anni venne trovata a scuola con un disegno ritenuto osè che ritraeva una bimba accovacciata su un ragazzino (che nel disegno era indicato come il fratello). La solerte maestra, interpretando il disegno come qualcosa di sconcio, denunciò il fatto. Risultato: pochi giorni dopo i servizi sociali prelevarono la bimba e suo fratello (nel giorno del suo compleanno) dalla casa dei genitori e li separarono, destinandoli, a mo' di pacchi postali, in due diversi istituti. Ai genitori sbigottiti, che non capivano che cosa stesse succedendo, non venne data la benché minima spiegazione. Così vuole la legge. Questa vicenda ne ricalca numerose altre, che spesso, iniziate sulla base di indizi a dir poco assai incerti, si concludono con la sottrazione definitiva dei figli a genitori pur riconosciuti poi innocenti. Allora mi chiedo: è giustizia, questa, o barbarie? Prima di tirare delle conclusioni affrettate, non è forse meglio assistere le famiglie, cercando di proteggere i minori all'interno delle stesse, senza spedirli come pacchi postali a un orfanotrofio? Siamo certi che la legge sia veramente concepita e applicata nell’interesse dei minori? Mi consenta di spiegare meglio il mio pensiero. Nel caso dei fratellini di Basiglio semplicemente sulla base di un ridicolo disegno furono fatte ipotesi, immediatamente trasformate in inoppugnabili conclusioni. La "condanna" fu subito eseguita, anche se i fatti (si sospettava una storia di sesso tra minori), per quanto riportato allora dalla stampa, non erano ancora per nulla provati. Ma non è questo il punto. Ammettiamo pure che le prove fossero inconfutabili e non frutto di immaginazione. Da quel che si desume, in questi casi la legge prevede: 1) che i genitori perdano i propri figli e 2) che i figli minori vengano tra loro separati e internati in istituti. Quando ciò si verifica, la "sentenza" è definitiva e irreversibile: non si torna più indietro. Una tale fermezza nello stabilire la "pena" non si osserva neppure nei casi dei delitti più atroci e rivoltanti, tant'è che anche l'ergastolo è stato abolito. In un caso del genere la schizofrenia delle leggi italiane appare in tutta la sua evidenza. In Italia i delinquenti veri se la ridono e si fanno beffe dello Stato e delle leggi, che infatti li tutelano pienamente. Si potrebbero citare infiniti casi di delitti efferati commessi da fior di criminali che se la sono poi cavata con pene a dir poco risibili. In questi casi, invece, lo Stato interviene pesantemente e maldestramente nella sfera privata, come un elefante in un negozio di cristalli, con sanzioni di gravità inaudita. Analizziamo il caso descritto. Ammettiamo pure che i figli minori manifestassero atteggiamenti criticabili, verosimilmente all'insaputa dei genitori. Qual è la colpa dei genitori? Quella di essere ignari della cosa? E qual è la colpa dei figli, di non sapere che certe condotte sono giudicate come socialmente riprovevoli, anche se riguardano la sfera privata, ovvero di avere scarso senso critico, quando spesso neppure gli adulti ce l'hanno? Sta di fatto che in questi casi i bambini sono "condannati" (de facto, non de iure) con sentenza tanto crudele quanto inappellabile alla peggiore delle pene, la perdita degli affetti più cari, con la separazione definitiva tra loro e dai propri genitori (quando invece una identica condotta tra soggetti adulti è perfettamente legittima e nessuno si sognerebbe mai di sanzionarla). Anche i genitori sono trattati peggio dei peggiori criminali, per i quali invece la legge ha un occhio di riguardo. Qual è il danno sul piano sociale del "reato" commesso? Di certo è molto più dannoso il rimedio. Nel caso di Basiglio, dopo più di un anno venne a galla la verità e si scoprì che il disegno incriminato era un tragico scherzo di una compagna di classe della bimba e che lei e il fratellino non avevano nulla a che vedere con i fatti loro attribuiti. Non so se questi bimbi siano stati mai più restituiti alla loro famiglia. Inorridisco peraltro, pensando al trauma psicologico che possono aver subito. Penso che anche i loro genitori non se la siano passata benissimo. Leggi di questo tipo calpestano il comune buon senso. Se si riscontrano casi di difficoltà in ambito familiare, la famiglia va assistita, anziché perseguita come se fosse un'associazione a delinquere. I minori in difficoltà devono essere aiutati con tatto da psicologi competenti a superare i loro problemi: tutto ciò all'interno del nucleo familiare. Quando il rimedio può essere quello di una temporanea assistenza psicologica alla famiglia e un monitoraggio nel tempo della situazione, per verificare che questa ritorni alla normalità, che senso ha applicare leggi persecutorie che prevedono lo smembramento delle famiglie? Così facendo, il comune cittadino può solo perdere fiducia nelle leggi. Con i più cordiali saluti.

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