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SI' AL PROPORZIONALE E ALLE PREFERENZE

Gentilissimo Direttore, c’è chi rivolge feroci critiche al sistema elettorale di tipo proporzionale, argomentando tra l’altro che la proposta di mantenere un sistema di questo tipo sarebbe antidemocratica, poiché non terrebbe in debita considerazione l'opinione di coloro che vorrebbero un sistema di tipo bipartitico "o di qua, o di là", che semplificherebbe il quadro politico e garantirebbe la stabilità. Vorrei a tal proposito far osservare la palese contraddizione in cui cade chi da una parte chiede il rispetto della propria opinione e dall'altra vorrebbe cancellare quella altrui. Un sistema a due soli partiti non è certo fatto per tener conto delle diversi opinioni politiche, che appunto devono ridursi a due (prendere o lasciare), e non mi pare quello più rispettoso della pluralità di pensiero, compreso quello di chi vorrebbe optare per tale sistema. Un’altra critica riguarda la possibilità o meno di esprimere la preferenza sui candidati. Qualcuno sostiene che il sistema andrebbe corretto introducendo il voto di preferenza, qualcun altro al contrario ritiene che il voto di preferenza diventi un voto di scambio e il veicolo delle peggiori nefandezze, complicando peraltro le operazioni di spoglio e favorendo ogni sorta di broglio. Io credo che agli elettori debba essere concesso un minimo di possibilità di scelta e penso anche che un proporzionale senza preferenze rappresenti una sorta di sistema incompiuto: in ogni caso è possibile parlare di sistema proporzionale con preferenze non solo come modello ipotetico e mai visto prima, calato dall’alto come un "deus ex machina", da potersi giudicare esclusivamente in base a considerazioni del tutto astratte e teoriche, ma come modello già ampiamente sperimentato e che non ha bisogno di ulteriori verifiche o collaudi sul campo. Già adesso infatti votiamo con un proporzionale puro, senza premi di maggioranza, per eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento europeo (e credo che nessun Paese europeo si sia opposto a questo modello, che evidentemente riscuote unanime consenso) e con un proporzionale con premio di maggioranza per eleggere la giunta regionale. In entrambi i casi gli elettori esprimono la loro preferenza sui candidati e mi sembra che le operazioni di spoglio dei voti, da quando questi sistemi con preferenza sono in uso in Italia, non abbiano mai creato il benché minimo problema. E' poi un dato di fatto che i partiti minori e minimi, così detestati dai bipolaristi puri, si sono moltiplicati a dismisura col sistema maggioritario, mentre erano molti meno col vecchio proporzionale. In Germania si contano sulle dita di una sola mano. Un sistema di tipo tedesco garantirebbe maggioranze stabili e non conflittuali, come la storia, e non la teoria di questo o di quello, ha dimostrato. Il cancelliere Kohl ha governato ininterrottamente per 16 anni, durante i quali la Germania è diventata la potenza economica che conosciamo. Anche l'attuale governo di grossa coalizione sta lavorando molto bene. Se c'è una cosa che si può rimproverare a tale sistema, è forse, paradossalmente, quello di garantire una stabilità che a qualcuno può apparire eccessiva. Personalmente sarei per una soglia di sbarramento minima, o per l'abolizione di qualsiasi soglia: ciò al fine di non sopprimere la spinta innovativa che può venire dal basso e cioè per non cancellare nuovi orientamenti che possano prendere la forma di partito. La Lega, tanto per fare un esempio, con l'attuale sistema elettorale sarebbe stata direttamente soppressa sul nascere. I sistemi elettorali sperimentati nell'ultimo ventennio ad altro non sono serviti, se non ad aumentare artificiosamente la conflittualità e la sterile contrapposizione frontale che non porta a nessun risultato, come si è visto in questi anni di pseudobipolarismo, che ci hanno visto arretrare rispetto a quasi tutti gli altri Paesi europei. Con i più cordiali saluti.

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