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a scuola di Politica da Luca, dodici anni

Cammino, come sempre, tra le nuvole e sento la voce di Mario che mi chiama. Mi saluta assieme a suo figlio Luca di dodici anni. Il mio amico è una brava persona ma, per motivi a me ignoti, è convinto che sia un esperto di Politica e allora inizia a parlarmi di quel o quel tal partito e relativi scandali. L’ascolto con parziale attenzione, sono anni che mi ripete le stesse cose. Cambiano i nomi ma i concetti o gli avvenimenti sono sempre gli stessi. Suo figlio Luca ha lo sguardo triste, annoiato, quasi afflitto. << Hai qualche problema, Luca?>> gli chiedo con sincero interesse. << Che problemi può avere alla sua età?>> interviene il padre ma, da me, prontamente quietato con un gesto della mano. << Sento sempre gli stessi discorsi e non capisco, quindi mi annoio. Se non capisco il problema, non posso trovare la soluzione, quindi mi annoio>>. Non credo alle mie orecchie, quel bambino di appena dodici anni mi sta parlando in un modo fantastico, devo approfondire. Chiedo al mio amico Mario di sederci a un tavolo del Bar, devo capire chi è quel bambino: assolutamente. Mario non capisce ma si adegua al mio desiderio. <>, gli chiedo. Avete mai provato a parlare con un bambino trattandolo da adulto, dando alla sua persona considerazione e importanza? Ebbene, sappiate che, in tal caso, andrete a infilarvi in un tunnel a senso unico dove gli unici a guidare “contromano”, sarete soltanto voi! << Parlo della politica, della rabbia di mio padre, di tutti i papà, di mia madre che mi dice che questo mese dobbiamo tirare la “cinghia” perché non ci sono abbastanza soldi da arrivare alla fine del mese. Sento parlare di elezioni, voi “grandi” andate a votare ma poi non siete soddisfatti e bestemmiate perché vi rendete conto che quelli che vi “comandano” non sono bravi a fare il loro lavoro>>. Guardo il mio amico Mario con aria trasognata, mi sembra di sentire un marziano e mi è difficile rispondere. << Che cosa vuoi capire bene che, ora, non ti è chiaro?>> gli chiedo timidamente ed anche un po’ impaurito per la domanda che sento mi sta per arrivare sul collo come una tegola che cade dal tetto di una casa. << Voglio capire cosa sta succedendo, perché siete arrabbiati.>> << Immagina che tutti i cittadini, il Popolo, siano come una grande famiglia. Essi hanno scelto, attraverso un’elezione, il capofamiglia. Egli però si è trovato, assieme ai suoi collaboratori, a dover affrontare dei problemi molto seri. Alla fine si sono resi conto di non essere capaci di risolvere il problema e allora hanno chiesto aiuto a delle persone che non appartengono alla politica ma, ciascuna, brava in un singolo settore>>. << E questi signori stanno risolvendo il problema? >>, mi chiede con sguardo attento. << Sembrerebbe di no, anzi lo stanno peggiorando per certi aspetti>>. << E allora? >>. << Si aspetta di tornare a votare per cambiare>>. << Questa volta, quindi, darete il voto alla persona giusta>>, osserva con la naturale logica dei suoi dodici anni. << Non è così semplice>> rispondo. << Invece è semplice, basterebbe escludere quelle persone che vi hanno resi infelici e non fargli praticare più politica>>. Non è possibile che questo ragazzino abbia delle risposte così pronte e drammaticamente lucide. << Sembra che non ci siano persone così brave da risolvere il problema e quindi si riprova, nuovamente, con quelle di prima seppur con qualche correzione>>. Mi accorgo che mi sto suicidando, impelagandomi in un discorso senza senso. Egli, come un professionista della logica, accoglie questa mia osservazione come un assist per preparare il turo che porterà la sua palla nella rete dell’avversario. << Come fare a dire che non ci sono alternative, che non ci sono persone nuove se non le provate? Gli altri hanno tentato ed hanno fallito. Siete sicuri che non siano proprio questi che non vogliono persone nuove per paura di perdere il proprio potere? >>. A questo punto, sento il sibilo della tegola che cade e che mi arriva in testa lasciandomi privo di ogni forza. << Qualcuno ci sta provando >> interviene in mio aiuto l’amico Mario. << E chi sarebbe?>> chiede il ragazzino con sguardo lucido e freddo. Il padre si pente subito di essere intervenuto e prova la sua ultima carta. << Ricordi quel signore che ha parlato l’altro ieri, il sindaco di Firenze, a quella trasmissione di Fazio in attesa che arrivasse la Littizzetto che a te piace tanto?>>. << Vuoi dire che nella sua città ha fatto un buon lavoro e che i suoi cittadini sono tutti contenti? Perché, se così è, allora può provare a guidare il Paese ma, se così non fosse, che senso avrebbe dargli questa responsabilità se non è capace di guidare neppure una singola città?>>. Mario ed io ci guardiamo negli occhi e mi viene voglia di chiedergli su quale pianeta ha concepito quel piccolo “mostro”. Il mio stinto di sopravvivenza mi spinge, questa volta, a ribaltare la situazione facendo in modo che sia io a terminare quel dialogo con una mia domanda. << Luca, cosa ti piacerebbe fare da grande? >>. << Far capire a tutti i bambini del mondo ciò che voi grandi non siete capaci di spiegare>>. Potrebbe essere un buon inizio, ho pensato, per restituire il vero significato alla Politica e una dignità di noi tutti persa da troppo tempo. Oggi il mio voto andrebbe a lui, Luca.

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