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alla Regione bevono Champagne e Noi l'Arsenico

Caro direttore , ho visto che non ha pubblicato il mio articolo , forse non è interessante? Con Stima Nibbio La solita storia del cane che si morde la coda: la Regione non paga le aziende, le aziende non portano a termine i lavori, i Comuni non si vedono completate le opere e a rimetterci sono sempre i cittadini. Che in questo caso però – la vicenda è quella dell’arsenico nell’acqua – possono contare su una sentenza del Tar che dà loro diritto ad un drastico taglio delle tariffe qualora l’acqua non sia potabile. Andiamo con ordine: il 31 dicembre 2012 scade il limite inderogabile, concesso in deroga dall’Unione europea, per poter erogare ai cittadini acque il cui contenuto di arsenico oscilla tra i 10 e i 20 microgrammi. Dopo quella data si potrà, senza alcuna eccezione, erogare solo acqua con un contenuto inferiore a 10 microgrammi. Nella regione Lazio sono 83 i comuni compresi nelle provincie di Roma, Latina e Viterbo che dovranno adeguarsi ai parametri di legge pena la dichiarazione di non potabilità dell’acqua: solo nella Tuscia sono 19. L’ex presidente della regione Renata Polverini, in qualità di commissario straordinario nominata dal ministero per il superamento dell’emergenza arsenico, ha provveduto ad appaltare i lavori per la realizzazione di impianti di potabilizzazione (leggi: dearsenificatori) dell’acqua per i comuni più colpiti dall’arsenico. In provincia di Viterbo sono iniziati (e quasi ultimati) i lavori per la costruzione di 23 dearsenificatori, per una spesa di 10 milioni di euro. Solo che, come spesso accade, siamo di fronte a soldi virtuali, visto che finora nemmeno un euro è stato versato alle imprese che hanno deciso di fermarsi. Se non si interviene subito dal 1 gennaio si arriverà ad una situazione paradossale: se i dearsenificatori ancora non saranno funzionanti i Comuni dovranno dichiarare l’acqua non potabile perché la proroga concessa dalla Ue risulterà scaduta. Una decisione non solo impopolare ma con effetto a doppio taglio. Difatti dopo la sentenza del Tar Lazio 664 del 20 Gennaio 2012 i cittadini potranno chiedere non solo i danni ma anche il drastico taglio della tariffa dell’acqua potabile. Il Tar ha stabilito che il “fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ad un fattore di rischio, almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario”. Le associazioni dei consumatori, sulla base di questa sentenza, hanno già richiesto ed ottenuto una prima parte dei risarcimenti. I sindaci dei comuni interessati dall’ arsenico sono in allerta già da diverse settimane. La grande maggioranza di questi comuni, con i bilanci prosciugati dal taglio dei trasferimenti statali ed i vincoli imposti dal patto di stabilità, non riuscirebbero a reggere l’urto della drastica riduzione delle entrate causata dal taglio delle tariffe per la mancata erogazione dell’acqua potabile.

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